Arte, cultura e spettacolo

Leonardo Alberto Moschetta, da Andria alla “Napoli velata”

Il giovane pugliese riceve il Premio Roberto Perpignani al Bifest 2018 per il miglior montaggio per il film di Ferzan Ozpetek

Questo articolo è stato visualizzato 3.383 volte. Leggi altri articoli di: Tiziana Di Gravina.

Leonardo Alberto Moschetta, da Andria alla “Napoli velata”
Tiziana Di Gravina

Siamo soliti lasciarci ammaliare da un film dando i meriti al regista o agli attori protagonisti per la loro qualità professionale ed artistica, ma molto meno spesso ci chiediamo chi ci sia dietro un lavoro filmico e chi abbia studiato ogni singola scena affinchè il film potesse, nel suo complesso, conquistarci, comunicare e farci emozionare. Una delle importanti figure dello staff tecnico è quella dell’addetto al montaggio, come il giovane pugliese Leonardo Alberto Moschetta che si è distinto per il miglior montaggio per il  film “Napoli velata” di Ferzan Ozpetek tanto da ricevere, nel corso del Bifest2018, il premio Roberto Perpignani. «Ricevere il premio direttamente dalle mani del maestro Roberto Perpignani è, per chiunque faccia la mia professione, una sorta di battesimo» ha dichiarato Moschetta.

Chi è Leonardo Alberto Moschetta

Leonardo Alberto Moschetta Bifest 2018

Leonardo Alberto Moschetta ritira il premio Roberto Perpignani

Nato ad Andria, Leonardo ha coltivato sin dall’infanzia la passione per il cinema e per l’audiovisivo in generale. Dopo il diploma presso il liceo scientifico “Riccardo Nuzzi” di Andria, si è trasferito a Ferrara per frequentare il corso di laurea in “Tecnologo della comunicazione audiovisiva e multimediale” presso la facoltà di Lettere e Filosofia e ha poi conseguito la laurea specialistica in “Cinema, televisione e produzione multimediale” presso il Dipartimento di Musica e Spettacolo (MUSPE) dell’Università di Bologna. Ha iniziato a muovere i primi passi nel montaggio video, nel campo della post-produzione pubblicitaria e, dal 2009 si occupa prevalentemente di spot e cortometraggi pubblicitari, lavorando con importanti regie del panorama italiano. Nel 2014, con  Alessandro Paci, ha fondato a Bologna una post-produzione Free U e da allora ha prodotto un documentario, post-prodotto alcuni documentari e film indipendenti e intrapreso piccole produzioni proprie.

Dopo essersi occupato, nel 2015, del montaggio di alcuni spot pubblicitari di Ferzan Ozpetek, è arrivata la collaborazione al film: «Ferzan, un po’ a sorpresa, mi ha contattato a fine 2016 per propormi di lavorare su “Napoli velata” ed era cosciente che non avessi mai lavorato su un lungometraggio così strutturato, per cui, da parte sua, è stata una piccola scommessa, che speriamo di aver vinto».

Com’è stato lavorare al fianco di Ferzan Ozpetek?

Ferzan ha insistito perché condividessimo tutti con la crew questo processo crativo, per questo sono stato presente sin dal primo giorno di shooting a Napoli e il processo di montaggio è iniziato dal secondo giorno di riprese. Essendo Ferzan impegnato sulla scena, ho avuto grande libertà creativa. Ultimato un primo premontato,  di due ore e venti, abbiamo serrato i ranghi e ci siamo dedicati in maniera più capillare, in condivisione, per portare il film al risultato finale.

Ozpetek è estremamente ricettivo a qualsiasi input esterno, quindi il processo di montaggio non è stato una imposizione ma uno scambio, estremamente costruttivo e reciproco, di idee e punti di vista.

Come hai lavorato per creare il clima misterioso del film?

Sin dall’inizio, per  Ferzan non era improtante una comprensibilità narrativa, ma creare e riportare, attraverso il linguaggio filmico, la sensazione di disagio provato della protagonista. Quindi, la frammentazione della coscienza della protagonista si associa al non seguire in maniera didascalica gli eventi, e questo ci ha lasciato ampi margini di libertà creativa.

L’evoluzione tecnologica in ambito cinematografico ha cambiato di molto quello che è il tuo lavoro di montatore.

Sì, ma, nonostante con il digitale ci sia stata una perdita del lavoro fisico nel montaggio, io rivendico una artigianalità del mio lavoro. Il primo effetto della digitalizzazione è l’aumento della mole di girato, ma il lavoro di creazione di senso e di emozioni non è cambiato, cambia lo strumento ma rimane un lavoro da artigiano che cerca di ricostruire un senso artistico.

C’è stata una scena più difficile da montare rispetto ad altre?

Particolarmente complessa è stata la sequenza della tombolata, perché è una scena estremamente corale, che avrebbe potuto prendere mille forme diverse, ed è stata rimontata integralmente più volte. E poi la scena di sesso perchè per Ferzan era fondamentale per attivare il meccanismo narrativo, quindi è stata motivo di grandi discussioni. Alla fine, però, abbiamo mantenuto quasi integralmente il girato, anche in virtù della prova attoriale di Giovanna Mezzogiorno e Alessamdro Borghi, che avevano trovato una sorta di alchimia che ha funzionato.

Stai lavorando a nuovi progetti?

Sto seguendo il montaggio di un film una piccola produzione a Bologna, poi vedremo cosa succederà. Non mi pongo limiti, spero non me ne impongano gli altri.

 

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