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Animali, alcuni miti da sfatare

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Animali, alcuni miti da sfatare
Pierfrancesco Caira

Leggende, credenze popolari, modi di dire e non solo spesso nascono da falsi assunti che si tramandano negli anni, nei secoli, consolidandosi nell’immaginario collettivo come fatti incontestabili e portando così la maggior parte della gente a credere si tratti della verità. Come sempre, basta un’analisi accurata dei dati a nostra disposizione per sfatare i miti più disparati e oggi ne smentiremo alcuni legati al mondo animale:



1) Gli struzzi infilano la testa nel terreno quando si sentono minacciati.

Chi non ha utilizzato o sentito utilizzare almeno una volta nella vita una metafora che coinvolgeva questo presunto comportamento degli struzzi? Il mito trae origine dal Libro X della “Naturalis Historia” di Plinio il Vecchio, dunque un’opera scritta due millenni or sono. Se lo struzzo, il più grande uccello vivente, avesse davvero tenuto tale comportamento in presenza dei predatori, si sarebbe estinto da parecchio; in realtà quando gli struzzi chinano la testa sul terreno sono in cerca di pietre da inghiottire, pietre necessarie per aiutare la digestione, che vengono immagazzinate nel loro lungo intestino che misura circa 14 metri in media. Osservati da lontano pare tentino di nascondersi, ma stanno solo favorendo il processo digestivo.

2) I cani vedono in bianco e nero.
Per secoli, senza una ragione plausibile, si è ritenuto che il miglior amico dell’uomo non fosse in grado di percepire i colori. Il fatto è che tutti i canidi (lupi, volpi, ecc.) possiedono una vista biconica, sono cioè dotati di due soli tipi di coni fotorecettori, a differenza di noi umani che abbiamo una vista triconica, ma questo li porta ad essere molto più simili ad un daltonico che non ad altro. Una ricerca pubblicata lo scorso anno dalla Royal Society of Biological Science dimostra in effetti come i cani siano capaci di percepire diverse tonalità e colori e molta probabilmente contribuirà in maniera decisa a mutare l’approccio con cui siamo soliti addestrarli.

3) I cammelli accumulano grandi riserve d’acqua all’interno delle loro gobbe.

Verissimo che i gobbuti quadrupedi riescono a trattenere grandi quantità d’acqua, sono in grado di ingurgitarne 120 litri in poco più di dieci minuti e vengono da sempre ammirati per la loro capacità di percorrere oltre cento chilometri senza bere, ma l’acqua è distribuita per tutta la superficie del loro corpo, non solo all’interno delle gobbe che in realtà fungono da riserva di grasso. La falsa credenza nasce forse dalla circostanza che, nei periodi di carestia, quando il cibo scarseggia, le gobbe dei cammelli perdono volume e tendono ad afflosciarsi dando l’impressione che siano appena state svuotate da un qualche liquido (acqua).


4) La mosca domestica vive per sole 24 ore.
In molti pensano che la Musca domestica Linnaeus (le classiche mosche che vediamo ogni giorno nelle nostre case) abbia un ciclo vitale che non supera le 24 ore, rimanendo poi stupiti a domandarsi come sia possibile ritrovarsela il giorno dopo che ancora svolazza in cerchio nella stanza. Il ciclo vitale della mosca domestica, invero, è decisamente più lungo: in media va dai 15 ai 25 giorni, ma in condizioni ottimali una mosca domestica può arrivare a vivere fino a due mesi.

5) Il lombrico, se tagliato in due, genera due lombrichi.
Sfortunatamente per il povero lombrico, l’eventuale taglio non avrà l’effetto descritto sopra! Il mito trae spunto dalle caratteristiche di una altro verme appartenente alla classe dei platelminti, ovvero la planaria, che riesce a rigenerare nuovi organismi dalle proprie parti dissezionate. Si è dimostrato in laboratorio che le planarie possono essere tagliate in oltre 250 pezzi e questi continueranno a prendere vita.

6) I lemmi compiono di frequente suicidi di massa, gettandosi da una rupe, quando il loro numero cresce troppo.

Questi simpatici roditori sono stati persino protagonisti di una saga di videogames (“Lemmings”) nei primi anni ’90 a causa della loro presunta propensione al suicidio. La genesi di questa leggenda è dovuta ad uno pseudo documentario della Disney del 1958, intitolato “White Wilderness”, in cui gli autori avevano manipolato ad arte sia le riprese che le nozioni sul comportamento degli animali, spingendo letteralmente le povere creature giù da una scogliera per giustificare quanto asserivano. Nel mondo reale, quando la loro popolazione cresce eccessivamente, i lemmi tendono a migrare o diventano più aggressivi, sarebbe estremamente raro vederne uno che si getta da un dirupo.


7) Le formiche danneggiano i giardini.

Le formiche vengono considerate un vero flagello per il giardino e le piante in genere, ma le cose stanno esattamente all’opposto: piante e formiche vivono una relazione praticamente simbiotica. Le formiche aiutano a scacciare i predatori della pianta, contribuiscono alla crescita della stessa aumentando la quantità d’acqua che arriva alle radici grazie alla creazione di apposite sacche d’aria e favoriscono altresì la dispersione dei semi del vegetale; le piante, dal canto loro, garantiscono ai tunnel dei formicai una stabilità nettamente maggiore e spesso fungono da vera e propria casa per le colonie di insetti. I benefeci sono reciproci a tal punto che alcune specie di piante arrivano a secernere sostanze create appositamente per attrarre le formiche e farsi colonizzare.

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