Cronaca

Bloccare le barche in Libia si può: proposta choc da un prof. della Bocconi

Bombardare con i droni le barche degli scafisti sulle spiagge libiche soluzione di extrema ratio

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Bloccare le barche in Libia si può: proposta choc da un prof. della Bocconi
Mariangela Lomastro

Sulla pagina Facebook dell’Università Bocconi è stato pubblicato un video del professor Giorgio Sacerdoti che spiega come il diritto internazionale possa consentire di bloccare sulle coste libiche le barche degli scafisti.
Prendendo spunto dalle ultime tragedie avvenute in questi giorni, il Governo Italiano ha ventilato l’ipotesi di distruggere i barconi sulle spiagge libiche per impedire il traffico di esseri umani, che da viaggi della speranza si trasformano in viaggi della morte. La domanda che ci si pone è se l’ordinamento internazionale, le regole di convivenza, consentano un’azione del genere.

Nella video intervista, il prof. Sacerdoti ricorda che in linea di principio ogni Stato è sovrano sul proprio territorio e quindi non si possono fare operazioni militari in un altro Paese salvo che non siano autorizzate dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU. Ma è anche vero, spiega il docente, che ci sono situazioni negli ultimi tempi che hanno consentito operazioni del genere. Innanzitutto in Libia non c’è un Governo, non c’è un’autorità statale, anzi quelle zone sono in mano a bande, motivo per cui misure del genere sono possibili sia come intervento umanitario per salvare vite umane, ma anche al fine di bloccare traffici illegali, terrorismo e traffico di esseri umani.

Questa per Sacerdoti potrebbe essere una proposta choc di extrema ratio per far fronte all’emergenza attuale. L’Italia giustamente cerca una copertura internazionale ed europea, cioè da parte del Consiglio di Sicurezza che però non sembra coinvolto nella situazione libica, dalle autorità europee o almeno un tacito assenso a delle misure che finiscono per diventare misure di polizia portate un po’ più lontano.
Sacerdoti continua dicendo che questo certo non risolve il problema di tutti quelli che scappano dall’Africa nera (perché ci sono guerre e potrebbero essere rifugiati politici o perché cercano una vita migliore in Europa), ma poiché “evidentemente siamo in un assetto in cui non possiamo andare a prenderli noi e farcene carico e non si può garantire la salvezza di tutto, il bloccare sulle coste libiche e poi una politica di assistenza a questi Paesi e di altre forme di cooperazione, sembra effettivamente una risposta ad un’emergenza”.

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1 Commento

  1. giuseppe campagna

    27 aprile 2015 at 02:40

    D’accordissimo con il professore Sacerdoti ma mon basta poiché bisognerebbe risolvere il problema sul posto .La comunitá europea dovrebbe congiuntamente con l’ONU.intervenire in Libia allo sbando in mano a delle bande e aiutare a formare un governo democrático con la premessa di creare lavoro sul posto .
    Puó sembrare utopico ma a lungo andare sono convinto sia l’unica maniera di porre fine a queste tragedie.

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