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Il reclamo e la mediazione in materia tributaria

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Il reclamo e la mediazione in materia tributaria

Con la legge 15 luglio 2011, n. 111, è stato inserito, nel D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, l’art. 17-bis, rubricato “Il reclamo e la mediazione”, con cui è stato introdotto, un rimedio da esperire in via preliminare ogni qualvolta si intenda presentare un ricorso in materia tributaria, pena l’inammissibilità dello stesso.
La procedura, adottata per le controversie fiscali del valore non superiore ai 20 mila euro, dovrà essere attivata contro gli atti dell’Agenzia delle Entrate, notificati ai contribuenti, dal 1 aprile 2012.


L’intento è chiaramente deflattivo e mira alla riduzione del carico giudiziario presso le Commissioni Tributarie provinciali, ma è evidente che non possa considerarsi propriamente una mediazione, in quanto manca l’elemento di terzietà, tipico di questo istituto.
Secondo la circolare 9/E dell’Agenzia delle Entrate del 19 marzo 2012 il nuovo istituto offrirebbe ai contribuenti << l’opportunità di rappresentare sollecitamente, in dialogo con l’Ufficio, le proprie ragioni e di difendersi in sede amministrativa, evitando gli oneri e l’alea del giudizio >>
Vediamo come si snoda il procedimento seconda la nuova normativa.
Il contribuente, a pena di inammissibilità, entro sessanta giorni dalla data di notificazione dell’atto che intende impugnare, deve proporre un’istanza, volta ad ottenere l’annullamento totale o parziale dell’atto, o, una proposta di mediazione tesa alla rideterminazione della pretesa tributaria, alla Direzione provinciale o regionale dell’Agenzia delle Entrate che ha emanato l’atto.

L’atto introduttivo deve contenere i motivi di fatto e di diritto che eventualmente si faranno valere anche in sede giurisdizionale. L’organo destinatario, se non intende accogliere il reclamo volto all’annullamento totale o parziale dell’atto, o l’eventuale proposta di mediazione, può formulare d’ufficio una propria proposta. Il procedimento di mediazione avvia una nuova fase amministrativa, i cui esiti si differenziano anche ai fini del trattamento sanzionatorio, ove si consideri che a seguito dell’accordo di mediazione compete il beneficio della riduzione delle sanzioni al quaranta per cento.
Sono oggetto di mediazione le controversie relative a:

  • avviso di accertamento;
  • avviso di liquidazione;
  • provvedimento che irroga le sanzioni;
  • ruolo;
  • rifiuto  espresso  o  tacito  della  restituzione  di  tributi,  sanzioni pecuniarie e interessi o altri accessori non dovuti;
  • diniego  o  revoca  di  agevolazioni  o  rigetto  di  domande  di  definizione agevolata di rapporti tributari;
  • ogni altro atto emanato dall’Agenzia delle entrate, per il quale la legge preveda l’autonoma impugnabilità innanzi alle Commissioni tributarie.

Sono mediabili anche le liti concernenti controlli ai fini delle imposte sui redditi  di società di persone  e dei soci, con riferimento alle quali, in giudizio, si configura un’ipotesi di litisconsorzio necessario.

Trascorsi 90 giorni senza che l’Ufficio preposto formuli una risposta di accoglimento o di rigetto, il reclamo si converte in ricorso, e cominciano a decorrere i termini per la costituzione  in giudizio presso la Commissione Tributaria. In ogni caso, i termini per la costituzione, cominciano a decorrere, dal provvedimento di diniego dell’Agenzie delle Entrate, se anteriore ai 90 giorni.

Nel caso in cui, il contribuente  risulti soccombente in giudizio, dovrà non solo pagare le spese dello stesso, ma, rimborsare  anche  il 50% delle spese sostenute nel procedimento di reclamo. Non ci è dato sapere se l’esperimento deflattivo possa riuscire nel suo intento, certamente esso appare un ulteriore costo per il contribuente, in termini di giustizia. Gestire questa nuova procedura pre- processuale nell’ambito della stessa amministrazione che ha emanato l’atto, in riferimento alla materia tributaria, che come è noto, indisponibile, fa sorgere dei dubbi sulla necessarietà dell’istituto, che appare un altro escamotage per rendere più allettante “l’adesione spontanea” del contribuente, laddove, se si trovasse soccombente in giudizio, si vedrebbe costretto a pagare anche questa parte del procedimento.

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