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La soia ci salverà?

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La soia ci salverà?

Le leguminose da sempre occupano un posto importante nell’alimentazione umana.

Quando non si conosceva ancora la capacità delle loro radici di fissare l’azoto atmosferico mediante la simbiosi con un batteri azoto-fissatori, già si praticava la tecnica del sovescio, ovvero fertilizzando il terreno semplicemente coltivando legumi per una stagione.

La “carne” del contadino meridionale durante il lungo feudalesimo del mezzogiorno si diceva fosse la lenticchia, unico approvvigionamento di proteine per quei poveri lavoratori agricoli del passato.

Ma oggi che delle proteine si può conoscere la composizione di ogni singolo amminoacido si è riscoperto che la soia non solo ha un alto contenuto proteico, ma le sue proteine sono ricche in amminoacidi nobili. In poche parole può essere un ottimo sostituto della carne.

Per questo in ogni negozio di prodotti biologici si trovano nei banchi frigo hamburger di soia, bistecche (!) di soia, polpette di soia e così via… ma ovviamente a prezzi che ci fanno rivalutare la classica fettina al supermercato.

Quindi oggi il legume da essere la “carne dei poveri” è diventata in questi sofisticati store del biologico la “cotoletta mid-class” magari anche con un tocco di radical chic.

Ma in Asia il consumo di soia risale oltre a 7000 anni fa, in qualuque tavola d’oriente il tofu non può non mancare ed è più popolare della polenta per un lombardo o della mozzarella per un pugliese.

Un fondamento dell’alimentazione in oriente, ma un prodotto di nicchia in occidente.

Certo il sapore del tofu non è paragonabile alla nostra scamorza affumicata, ma il suo consumo è sicuramente più salutare.

Il consumo quotidiano di carne per vari motivi, a parte l’effetto dannoso sul sistema cardiovascolare che comporta l’apporto di grassi saturi animali è oltremodo superfluo.

Forse non tutti sanno che per quanto onnivori, gli esseri umani non possiedono la capacità di metabolizzare una quantità giornaliera di proteine superiore a circa 70 grammi riferita ad un uomo di media statura. La quantità in eccesso deve essere espulsa dall’organismo con un procedimento catabolico che comporta un consumo aggiuntivo di energia.

Non per altro gente sicuramente poco avveduta mangia volutamente quantità enormi di carne, la cosiddetta dieta delle proteine, per perdere peso. Perdita di peso che comporta però un sovraccarico di lavoro per reni e fegato, magari compromettendoli.

Ma tralasciando per un attimo il discorso nutrizionale bisogna fare alcune considerazioni in ambito ecologico. Per produrre un chilo di carne, riferito al foraggio da somministrare agli animali da allevamento, è necessario coltivare una superficie agricola approssimativamente 6 volte maggiore di quella sufficiente per produrre la stessa quantità di verdure destinate all’alimentazione umana.

Inoltre considerando il tasso di crescita demografico della popolazione mondiale, aggiungendo lo spreco dei paesi industrializzati e l’aumento della domanda di carne da parte dei paesi in via di sviluppo, presto la superficie del nostro pianeta non sarà sufficiente soddisfare una domanda su scala globale.

Questo ovviamente a discapito degli ecosistemi comportando: la scomparsa di specie animali e vegetali, perdita di foreste, maggiori immissioni di CO2 e minore fissazione di CO2, il tutto a vantaggio del riscaldamento globale che è soltanto l’anticamera di un angoscioso scenario apocalittico che, un po’ come avvenne qualche era geologica fa con i dinosauri, comporterà la fine dell’era dell’uomo.

Forse potrebbe sembrare ridicolo o esagerato pensare che la soia possa salvare l’umanità, ma di certo se si preferisse reperire proteine direttamente dal mondo vegetale, si riducesse la produzione di carne su scala mondiale e non si considerasse il nostro pianeta come un enorme orto da coltivare, ma rivalutando il ruolo delle foreste nella riduzione dell’anidride carbonica atmosferica, potrebbe forse la nostra specie guadagnarsi un periodo maggiore di sopravvivenza sul nostro caro pianeta.

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