Arte, cultura e spettacolo

La riforma dei Licei. Intervista a Loredana Perla.

La riforma dei Licei. Intervista a Loredana Perla.

di Nunzia Schiavone
La qualità dell’offerta formativa scolastica dipende da molteplici fattori, anzitutto dal miglioramento dei sistemi di formazione degli insegnanti; questione su cui, nel nostro Paese, si è sviluppato un acceso dibattito. La formazione degli insegnanti è un leit motiv  politico e pedagogico in Europa e non solo. Ma è anche un problema sottovalutato.

Dietro le difficoltà contingenti, in primis lo “stallo” causato dalle rivendicazioni sindacali e dalle inerzie amministrative, si cela un problema – mai affrontato seriamente – di promozione e sviluppo permanente della cultura professionale docente.
Il prof. Elio Damiano, noto didatta, sostiene che ogni riforma scolastica prima ancora di essere aggiornamento di programmi o sostituzione di metodi, dovrebbe essere  sostanzialmente “riforma “dell’insegnante, ovvero riconfigurazione del suo profilo professionale. In altri termini in assenza di strategie d’intervento capaci di sostenere dall’ “interno” i processi innovativi, ovvero investendo nella formazione di coloro che devo agire le riforme, queste rischiano di originare trasformazioni più apparenti che reali.

A tale rischio non sembra sfuggire la tanto discussa Riforma dei Licei, introdotta con D.M. 89/2010 (Riordino dei Licei) che, oltre a porre molte questioni, interpella le Università sul tema delicato e complesso della formazione degli insegnanti liceali a una didattica per competenze.

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Il tema del progettare e valutare per competenze è nuovo per i Nuovi Licei. Le Indicazioni Nazionali per i Licei chiedono infatti ai docenti di declinare le competenze nei curricola, così come previsto dalle indicazioni. Per ogni materia è stato redatto un profilo generale che comprende una descrizione delle competenze chiave  e prosegue con  la descrizione degli obiettivi specifici di apprendimento, articolati per nuclei disciplinari relativi a ciascun biennio e al quinto anno. Tali obiettivi sono stati calibrati anche alla luce dei quadri di riferimento previsti dalle rilevazioni  nazionali e internazionali sugli apprendimenti e  tenendo conto dei loro risultati,  con lo scopo di intervenire sulle aree critiche  evidenziate.

Per quanto riguarda il sistema di istruzione e di formazione, di competenze si sempre parlato in tutti i campi dei percorsi professionalizzanti; tuttavia mentre è agevole parlare di competenza in ambito lavorativo, lo è meno nei contesti della formazione liceale. Da qui l’urgenza di una formazione a saper progettare e valutare per competenze che chiama in causa il ruolo dei docenti.

In questa prospettiva si colloca la proposta della Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro che ha come obiettivo la sperimentazione di un modello innovativo di formazione dei docenti liceali a una didattica per competenze. Il modello di formazione messo a punto dall’équipe della prof.ssa Perla sarà messo alla prova con i docenti di 21 Licei pugliesi delle province di Bari, Bat e Taranto. Per spiegarci di cosa si tratta abbiamo intervistato Loredana Perla, prof.ssa di Didattica Generale all’Università di Bari Aldo Moro e coordinatricescientifica del progetto.

Testo dell’intervista
A: Intervistatore Antonio
L: Loredana Perla

A: Siamo nello studio della prof.ssa Loredana Perla, docente di Didattica Generale presso l’Università degli Studi di Bari e coordinatrice del progetto di ricerca “La Riforma dei Licei. Uno sguardo a partire dalle pratiche”. Professoressa potrebbe spiegarci come nasce questo progetto?

L: Il progetto ha una storia lunga. Nasce come idea l’anno scorso, ad ottobre, quando con l’allora direttore del dipartimento di Scienze Pedagogiche e Didattiche Giuseppe Elia (io ero vicedirettrice) abbiamo pensato nel corso del convegno “Scuola e Mezzogiorno” di lanciare la proposta di una partnership non estemporanea del dipartimento con le scuole del territorio pugliese. Questa idea è stata “incubata” dall’Ufficio Scolastico Regionale e, qualche mese dopo, il Direttore dott.ssa Stellacci, ci ha chiamato per chiederci di pensare ad un progetto di formazione e di ricerca con i Licei pugliesi.

A: Qual è stato l’iter che ha definito la costituzione di questa “alleanza”?

L: L’alleanza è stata pensata subito, ovviamente, con le scuole della Puglia ma abbiamo dovuto circoscriverne il numero perché, trattandosi di un progetto di ricerca-azione, non potevamo rivolgerci a numeri molto alti; poi abbiamo posto le basi per un’alleanza istituzionale, a livello di convenzione tra la Facoltà di Scienze della Formazione e l’Ufficio Scolastico Regionale. Il progetto si è poi “rinforzato” con l’attivazione di una partnership  con Scienz@ppeal, che è un’associazione giovane di giovani che promuovono la cultura scientifica, non soltanto nelle scuole, e poi ovviamente l’équipe di DidaSco (Didattiche Scolastiche), che è costituita in modo misto da docenti di università e docenti di scuole che lavorano insieme sulle didattiche disciplinari.

A: La scuola italiana sta conoscendo continui cambiamenti destinati a modificare radicalmente il suo assetto tradizionale, tuttavia le molteplici proposte di cambiamento finiscono per disorientare i docenti, i quali a fatica riescono a capire il senso e la direzione di questi continui mutamenti. Cosa pensa a riguardo e come il progetto intende affrontare il problema della demotivazione dei docenti?

L: Si, questa è una domanda che mi porta a toccare un tema abbastanza delicato, quello della forte demotivazione che molti docenti della scuola oggi hanno, sarebbe troppo lungo soffermarsi ad analizzare le ragioni che sono molto complesse e chiamano in causa variabili che non sono strettamente di contesto, cioè variabili anche socioculturali, perchè l’insegnante non è riconosciuto nella sua legittimità di detentore di sapere, come avveniva un tempo. Una volta l’insegnante era il docente ex cathedra e c’era un riconoscimento sociale che attribuiva grande valore alla funzione e al ruolo del docente nella promozione culturale del paese.
Oggi la scuola non è più l’unica agenzia di formazione, viviamo in un sistema policentrico in cui moltissime agenzie fanno formazione, ha acquisito molta importanza l’educazione informale, per cui gli studenti non apprendono più soltanto a scuola, apprendono a volte con più interesse al di fuori della scuola, quindi necessariamente c’è stata una perdita di credibilità del ruolo del docente. Questo è un problema serio, una delle cause importanti della demotivazione, altre cause non le tocchiamo. C’è stata però, nel corso di questi anni un’attenzione a, in qualche modo, intervenire su alcuni aspetti della scuola che non poteva più essere conservata nel suo modello burocratico tradizionale, proprio per andare incontro ai cambiamenti socio culturali in corso e le riforme che si sono succedute in tutti questi anni, hanno tentato di affrontare anche la difficoltà dei docenti.
Anche la riforma dei licei cerca di andare incontro alla necessità che il sistema dei Licei sia più aggiornato dal punto di vista didattico, che riesca a far arrivare quel sapere che un tempo l’insegnante ex cathedra trasmetteva con facilità e che adesso invece necessita di un contenitore metodologico che faccia arrivare comunque quello stesso sapere e lo trasformi in apprendimento per gli studenti.
La riforma dei Nuovi Licei vorrebbe rendere più “attraente” quel deposito culturale di saperi che da sempre i Licei insegnano, un deposito che ovviamente va trasformato in apprendimento, altrimenti resta un deposito di materie che non passa alle nuove generazioni.

A: Quindi si può dire che i docenti hanno perso quel ruolo autorevole che rivestivano in passato, quindi non rivestono più all’interno del comune sentire quel ruolo istituzionale proprio del docente?

L: Non vorrei fare delle generalizzazioni improprie, ci sono situazioni e situazioni. In generale viene avvertito dal docente un sentimento di malessere legato alla percezione di mancata valorizzazione delle sue potenzialità, per cui creare le opportunità per una formazione in servizio del docente innovativa come quella prevista da questo progetto, può forse
contribuire ad affrontare il problema di cui si discute.

A: Quali sono le finalità del progetto?

L: Il progetto ha questo obbiettivo: costruire una guida agile per la progettazione e valutazione per competenze dei nuovi Licei, questa è la finalità pragmatica più a breve termine.
L’altra finalità richiama il discorso che abbiamo fatto prima, cioè quella di dare voce al “chi” docente, alla parola del docente all’interno della formazione.
I modelli di formazione storici destinati ai docenti liceali sono stati soprattutto trasmissivi, in qualche modo ponevano il docente in una posizione di fruitore di contenuti pensati da altri e invece questo modello di formazione, il modello al quale si ancora questo progetto, è un modello costruttivista, vede il docente in posizione di partner rispetto al formatore e dà spazio alla voce del docente nella riflessione sul tema.
Pertanto si parlerà di progettazione e valutazione per competenze ma si parlerà anche dei modi di insegnare nei Licei e qui la parola non può che essere del docente.

A: Secondo lei i Licei possono promuovere la competenza all’interno dei loro percorsi curricolari e didattici?

L: Assolutamente sì, possono farlo, dovrebbe cambiare il modo di progettare la formazione, non certamente il “cosa” perchè i contenuti restano quelli, bisogna però pensare a delle metodologie innovative, bisogna pensare ai raccordi col mondo del lavoro, attraverso l’alternanza scuola-lavoro si costruisce il raccordo con la vita. Tra scuola e vita non dovrebbe esserci cesura e probabilmente in molti Licei questa cesura c’è; quindi una metodologia didattica che aiuti a costruire questi raccordi, una metodologia didattica che renda più avvincenti certi contenuti, penso a tutte le tecnologie digitali, una formazione del docente che sappia valorizzare e mettere in campo il suo amore per il sapere, e questo avviene anche sburocratizzando certi meccanismi scolastici che sono oggettivamente degli impedimenti per l’espansione della creatività docente, tutto questo può portare a promuovere competenza nel docente ma anche, di riflesso, competenza nell’allievo.

A: Qual è il modello di formazione che il progetto intende promuovere?

L: E’ un modello di formazione attraverso la ricerca, non è un modello trasmissivo di formazione che dice al docente quello che deve fare. E’ un modello che apre gli spazi alla parola del docente e fa riflettere sui modi di fare scuola.

A: Quindi a suo parere, la formazione universitaria o l’aggiornamento in servizio possono incidere sulla qualità della pratica professionale degli insegnanti?

L: Si, ne sono profondamente convinta. La qualità dell’insegnamento si costruisce sicuramente attraverso una pratica di insegnamento che sia sottoposta a un controllo da parte dello stesso docente su quello che fa in aula, ma si costruisce anche nel raccordo con gli istituti culturali, ogni buon insegnante questo lo sa, non sono certo io la prima a dirlo, la professionalità docente si nutre di cultura. E’ impossibile che un docente possa farsi testimone di cultura se non alimenta in se stesso questo bisogno di formazione permanente.

A: Quindi, secondo Lei, qual è lo stato di salute della formazione insegnanti in Italia?

L: E’ uno stato di salute in miglioramento, perchè finalmente abbiamo un decreto sulla formazione iniziale insegnanti, il decreto 249 del 10 settembre 2010, che ha risposto a tutto campo all’esigenza di una formazione che deve svilupparsi su più fronti, un fronte contenutistico di sapere, un fronte metodologico-didattico, un fronte organizzativo, un fronte relazionale. Le Università sono choamate a rispondere con percorsi diversificati e con una pratica di formazione alla pratica (il tirocinio formativo attivo) che promuova sempre più il saper insegnare. Si tratta ora di tradurre quello che è un dettato normativo, ci vorrà un pò di tempo però siamo sicuramente sulla buona strada.

A: Qual è il rapporto che intercorre oggi fra il mondo accademico e le istituzioni scolastiche del territorio pugliese, cioè, Siamo di fronte ad una partnership reale o ancora da costruire tutto ciò?

L: Le scuole da sempre hanno rapporti con i dipartimenti universitari così come i dipartimenti universitari hanno rapporti con le scuole,ma sono perlopiù rapporti individuali, privatistici, tra virgolette, nel senso che sono nati per iniziativa del singolo docente universitario, del singolo dirigente scolastico a voler intraprendere un percorso di formazione e di aggiornamento in servizio. Con il preside Giuseppe Elia stiamo invece da un anno lavorando, ovviamente grazie anche alla disponibilità del direttore Lucrezia Stellacci dell’Ufficio Scolastico Regionale, a un progetto di costruzione sistemica di partnership con le scuole. Abbiamo realizzato una convenzione tra l’Ufficio Scolastico Regionale Puglia e la Facoltà di Scienze della formazione, proprio per costruire la cornice istituzionale entro cui poi attivare le varie iniziative. Auspichiamo ulteriori convenzioni interuniversitarie. Sono profondamente convinta che le partnership istituzionali sono le sole strade, strade pubbliche,  per consolidare nel tempo questi accordi che, se lasciati all’iniziativa del singolo, rischiano di chiudersi con l’esaurirsi dell’iniziativa individuale.

A: J. Bruner in un celebre saggio del 1996, La cultura dell’educazione: nuovi orizzonti per la scuola, sostiene che “nessuna riforma dell’educazione può decollare senza la partecipazione attiva e onesta degli insegnanti, disponibili e pronti ad aiutare e a condividere, a offrire conforto e supporto. (…) E uno dei principali compiti di qualsiasi tentativo di riforma è quello di convincere gli insegnanti a prendere parte del dibattito e a partecipare al cambiamento”.
Crede che questo pensiero possa rappresentare una sintesi dello spirito che animerà il progetto?

L: Si, assolutamente, è questo lo spirito che animerà il gruppo DidaSco che ha lavorato alacremente in questo ultimo anno alla progettazione dell’itinerario e che domani presenterò pubblicamente. Qui però non posso non ricordare l’appoggio, la disponibilità dei Presidi che relazioneranno domattina, la Prof.ssa Grazie Distaso, Preside della facoltà  di Lettere e filosofia, il Prof. Pasquale Guaragnella, Preside della Facoltà di Lingue e letteratura straniere, il Prof. Paolo Spinelli, Preside della Facoltà di Scienze, lo stesso nostro Preside di Scienze della formazione il Prof .Giuseppe Elia, che approfondiranno il concetto di formazione secondo le prospettive delle varie facoltà che sono chiamati a presiedere e poi il vicedirettore dell’Ufficio Scolastico Regionale Ruggiero Francavilla, il Direttore Lucrezia Stellacci, che toccheranno coi loro interventi due punti nodali del discorso formazione,  cioè come si passa dalla conoscenza alla competenza e come si costruisce il raccordo con il mondo del lavoro da parte dei Licei e infine il gruppo DidaSco che lavorerà con gli insegnanti coinvolti e che vede competenze plurime: di universitari, di docenti, di dirigenti.

A: A conclusione di questa intervista cliccherà sul tasto “mi piace” della pagina facebook del corriere delle puglie?

L: Ahimè, lo faccio in intenzione però non in pratica perchè non sono iscritta a face book! Mi dispiace, non faccio parte di quella comunità.

A: Consiglierà ai suoi amici e conoscenti presenti su facebook di farlo?

L: Lo consiglierò e intanto vi faccio molti auguri. 
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