Arte, cultura e spettacolo

Carlo Orelli, l’ultimo fante della Grande Guerra

Questo articolo è stato visualizzato 8.884 volte. Leggi altri articoli di: Claudio Santovito.

Carlo Orelli, l’ultimo fante della Grande Guerra
Claudio Santovito

“Ci sono cose che non ricordo. Ci sono cose che non voglio ricordare”.
Nel 2005, all’età di 110 anni, con sei figli, nove nipoti e undici pronipoti, moriva Carlo Orelli, l’ultimo fante della Grande Guerra.
Custode della memoria di uno dei più grandi scempi della storia, Grande Ufficiale dell’Ordine al merito della Repubblica e Cavaliere dell’Ordine di Vittorio Veneto, rimaneva lucido fino alla fine, nell’attesa di ricongiungersi con la sua Cecilia (“è morta nel ’69, mi aspetta al Verano”).


La guerra non è quella raccontata nei libri di storia, è quella vissuta sul campo. Per questo la testimonianza di questo eroico fante, raccolta da Aldo Cazzullo per il Corriere della Sera e confluita poi nel best-seller “Viva l’Italia” (del quale ci siamo già occupati, nda), è unica e inconfutabile.
Oggi, probabilmente, consideriamo l’eroismo di questi uomini un fatto scontato e necessario, pensando che forse, nelle medesime condizioni, noi avremmo fatto altrettanto. Ma i ricordi di Orelli sono chiari, incisi nella memoria come colpi di scure sul legno o il rumore assordante dell’obice austriaco.
“Nella mia brigata c’erano soldati di ogni parte d’Italia, contadini del Sud che non sapevano né leggere né scrivere, ma non si lamentavano mai. Morivano in silenzio”. Affiora il ricordo di una guerra combattuta in prima linea, senza odio nei confronti di chi si trovava dall’altra parte della barricata, uomini ai quali “ci univa un odio involontario”, come sosteneva Orelli. Una guerra patriottica, dunque, durante la quale ognuno lottava per il proprio paese, senza alcuna volontà di annientarsi l’un l’altro.
Un conflitto visto come una necessità, in cui, qualunque fosse stato l’esito, non ci sarebbero stati né vincitori né vinti. “È la lotteria della morte. Un mio amico di Napoli si era sempre salvato proteggendosi dentro un tubo di cemento. Spuntavano solo le gambe. Centrate da una cannonata. E’ morto dissanguato”.

Ogni giorno, come fosse l’ultimo. Fino allo scontro con gli austriaci durante il quale, sotto una gragnola di colpi e proiettili, il sottotenente accanto a lui morì e lui fu investito dalle schegge e ferito all’orecchio sinistro. In quel momento terminò la sua grande guerra, con la gamba destra che gli farà male tutta la vita.
“Il fucile degli austriaci sparava cinque proiettili; il nostro, sei. La vita era legata al sesto proiettile”.
E probabilmente proprio quel sesto proiettile gli ha permesso di salvarsi così tante volte, fino a quando il telo nero dell’oblio si è strappato, permettendogli di ottenere la giusta ricompensa al sacrificio, quando nel 2003, l’allora Capo dello Stato Carlo Azeglio Ciampi, sempre molto attento alla Storia d’Italia, alla memoria e all’Unità, ha voluto offrire, a lui e ad altri patrioti, una medaglia commemorativa.
Gli ultimi giorni della sua vita li ha trascorsi confinato al quarto piano di un palazzo alla Garbatella, con la pensione di capotecnico dell’ATAC come unica fonte di sostentamento (“dalla guerra non ho tratto nessun vantaggio”), ormai ultracentenario, con una tempra d’acciaio, i ricordi ancora chiari e circondato dall’affetto dei nipoti (“il 24 Maggio del 1915 ci portarono al fronte e cominciò l’inferno: ora in Austria i miei nipoti ci vanno a sciare, senza passaporto”).
Riconoscimenti? Oltre alla medaglia conferitagli da Ciampi, un po’ di meritata notorietà mediatica e finalmente un ascensore con il quale era ritornato a uscire di casa.
La memoria di Carlo Orelli, almeno in parte, è stata preservata. Anche se “verrà il momento in cui non ci sarà più nessuno a custodire la memoria, e la Grande Guerra sarà solo degli accademici e degli archivisti.”
Grazie anche al suo sacrificio, l’orgoglio di aver visto i nipoti sciare senza timori in quelle valli che furono teatro dell’odio, nessuno potrà mai toglierlo.

Aggiungi un commento

Rispondi

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Arte, cultura e spettacolo
Claudio Santovito
@clasantovito

Scrittore, giornalista. Specializzato in aviazione civile e trasporto aereo, mi occupo anche di cultura, inchiesta, curiosità dal mondo. Ho pubblicato, nel 2011, il mio primo romanzo "Tempo da dimenticare - Giallo nella notte barese" (Sentieri Meridiani Edizioni). Comunicazione, giornalismo digitale e Twitter le frecce nel mio arco. Ho un blog dedicato all'aviazione, "Notizie dal cielo". Rispondo io, a tutti, sempre. www.claudiosantovito.it - Twitter: @ClaSantovito

Altro in Arte, cultura e spettacolo

noreka

ARS, tra cultura e divertimento

Francesco Tiberio4 dicembre 2018
stan-lee2

Muore Stan Lee, padre dei supereroi

Francesco Tiberio15 novembre 2018
Michele Pinto Wendie Webfest

Cinema e vino: eccellenze pugliesi al Wendie Webfest 2018 di Amburgo

Tiziana Di Gravina14 settembre 2018
Enzo Avitabile al Talos Festival

La musica dei popoli di Enzo Avitabile *Intervista*

Tiziana Di Gravina8 settembre 2018

Libri giganti sul porto di Trani con Fondazione Megamark

Tiziana Di Gravina23 agosto 2018
bgeek2018

Bgeek 2018: Il festival barese punta sempre più in alto

Francesco Tiberio13 giugno 2018
"In vino veritas"

“In vino veritas” riscopre il rapporto fra Dio, uomo e natura

Tiziana Di Gravina12 giugno 2018
Leonardo Alberto Moschetta al Bifest 2018

Leonardo Alberto Moschetta, da Andria alla “Napoli velata”

Tiziana Di Gravina1 maggio 2018
Bernardo Bertolucci

Bifest2018: la storia del cinema di Bernardo Bertolucci

Tiziana Di Gravina30 aprile 2018

Il primo magazine online di informazione regionale, nazionale ed estera, libero ed indipendente.

Testata registrata n. 1093/2011, reg. 16, Tribunale di Bari.

Direttore responsabile: Antonio Cesare Catacchio

Invia articoli

© 2009-2016 Il corriere delle Puglie - Edito da Associazione InformAEticamente - http://www.informaeticamente.it