Calcio

Allo Zambia la Coppa d’Africa. 20 anni dopo la tragedia, una nazione può tornare a sorridere.

Allo Zambia la Coppa d’Africa. 20 anni dopo la tragedia, una nazione può tornare a sorridere.

di Giovanni Sgobba
Lo Zambia si aggiudica la vittoria finale nell’edizione della Coppa d’Africa 2012, disputatasi in Gabon e in Guinea Equatoriale, battendo la più quotata Costa d’Avorio ai calci di rigore, dopo che i 90’ si erano conclusi sullo 0-0. Si conclude così, un’edizione atipica, dove mancava il valore tradizionale dell’Africa (l’Egitto che ha vinto le ultime tre edizioni, ed il Camerun), ma che ha visto il sorgere dell’Africa che avanza, del Botswana, del Niger, dell’Angola e dello Zambia appunto.

Un traguardo storico, sfiorato due volte nel 1974 e nel 1994, ricco di storie e di momenti da ricordare, ma anche la possibilità per una Nazionale e per un paese di farsi conoscere dal mondo intero, di essere celebrati e di avere l’opportunità, per una notte, di sfuggire dai problemi che una nazione africana, così divisa e spaccata all’interno tra differenti etnie, porta con sé. Difficilmente prima d’ora avremmo potuto parlare dello Zambia, dei Chipolopolo (“proiettili di rame”, soprannome dei calciatori), della sua collocazione geografica, della sua bandiera e del suo livello sociale. Da oggi, o almeno, per oggi, si potrà dare un nome ai tanti volti di questi ragazzi sconosciuti: dei 26 giocatori che hanno preso parte al torneo, infatti, solo uno gioca in Europa, il 21enne Mayuka che milita nella squadra svizzera degli Young Boys e solo il capitano, l’attaccante Katongo, ha potuto girare, nella sua carriera, tra Danimarca, Germania e Grecia.

E’ stata una vittoria inaspettata, va detto, forse per questo più romantica. Ha vinto una nazione che garantisce finanziamenti al calcio pari ad una società italiana di Lega Pro, e se nel calcio esistono le favole, loro ne rappresentano una. Hanno alzato la coppa nello stadio di Libreville, nel Gabon, terra nefasta per il calcio zambiano: nel 1993 la Nazionale, in volo per raggiunge il Senegal, si schiantò a pochi metri di distanza da Libreville. Un dramma per lo sport: morirono 18 giocatori più tutto lo staff, ed una nazione si ritrovò in ginocchio, distrutta. Non fu coinvolto nell’incidente l’attaccante Kalusha Bwalya, rimasto in Olanda per giocare con il suo club; lui che nelle Olimpiadi di Seoul del 1988, stregò con una tripletta una Nazionale solita ad insegnare calcio e non ad essere messa sotto. L’Italia quella volta perse 0-4 contro i sorprendenti africani. Ironia del destino, Kalusha Bwalya è l’attuale presidente della federazione calcistica, e ieri, era visibile in lui, la commozione per quel ricordo, inevitabilmente riaffiorato. Durante l’euforia dei festeggiamenti, tra i giocatori, girava un piccolo striscione che citava “In memory of 93’. You are playing at home”. Hanno “conquistato” il Gabon: quel nome che si macchiava di un evento tragico, potrà essere celebrato come seconda patria, chiudendo così un cerchio, rimasto sospseso per quasi 20 anni.

Tante splendide istantanee che testimoniano la ricchezza d’animo di questi giovani ragazzi, di uno sport puro ancorato a valori tradizionali: i giocatori che cantano e pregano durante la lotteria dei calci di rigore, il portiere Mweene che bacia il dischetto dal quale ha sbagliato l’avversario, l’allenatore Renard, francese che ha sposato il progetto un anno fa, che porta in braccio il giocatore Musonda, infortunato, per unirlo alla squadra che festeggiava.

Il rovescio della medaglia vede la Costa d’Avorio uscire ancora una volta delusa. Prima africana nel Ranking Mondiale (occupa la 19esima posizione, mentre lo Zambia è attualmente 71esima), partiva con l’obbiettivo minimo di arrivare in finale, ma è stata tradita dai suoi calciatori più rappresentativi, quelli che sono diventati leader crescendo ed accumulando esperienza in Europa: fatali sono stati gli errori dal dischetto dell’attaccante Drogba, in forza al Chelsea, che ha calciato alto a venti minuti dal termine della partita, e poi, decisivi sono stati anche gli errori di Kolo Toure e di Gervinho, titolari rispettivamente nel Manchester City e nell’Arsenal. Gli Elefanti sciupano, così, nonostante un cammino perfetto in questa competizione, l’opportunità di vincere questo trofeo, assente dal lontano 1992. Una grande amarezza testimoniata dall’immagine di Drogba che accarezza per un istante la coppa, prima di ricevere la “loser medal” che spetta agli sconfitti.

C’è anche un po’ di Italia dietro questo successo: il precedente allenatore, è stato Dario Bonetti, 18 mesi alla guida della Nazionale, e l’onore per aver strappato il pass per la Coppa. Così parla dei festeggiamenti: “Andranno avanti a oltranza sicuramente. Quando vincevamo anche solo una gara di qualificazione i festeggiamenti duravano 2-3 giorni. Quando ci siamo qualificati sono andati avanti per una settimana, ora non oso immaginare. Sono un popolo genuino, pacifico, per farla breve fantastico. Mi hanno dato tanto sotto il profilo umano”.
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