Cronaca

“Costa Concordia”, ciò che resta ad un mese dal disastro.

“Costa Concordia”, ciò che resta ad un mese dal disastro.
Claudio Santovito

di Claudio Santovito
Sono trascorsi trenta giorni dal naufragio della Concordia e la situazione è ancora molto delicata. In tv abbiamo più volte rivisto la nave coricata, lo sforzo dei soccorritori, la rabbia dei passeggeri che non dimenticheranno quegli attimi di terrore.

Ad oggi, si contano 17 morti, 15 dispersi, 110 feriti a fronte di 4229 persone a bordo.

I dati, tuttavia, non sono precisi, in quanto nemmeno la Costa ha saputo definire con esattezza il numero dei passeggeri, tra crocieristi e personale di bordo. Durante i soccorsi, infatti, una telefonata anonima ha informato gli inquirenti che a bordo c’erano dei ragazzi minorenni adibiti ai lavori di facchinaggio e che dormivano nella stiva. Sulle liste ufficiali, poi, spiccano all’occhio alcuni nomi accanto ai quali, stranamente, non compaiono le date di nascita.

Molteplici sono i punti oscuri della vicenda: l’ostinazione per gli “inchini” – adesso finalmente aboliti –, il pc scomparso di Schettino, la figura ambigua di Domnica Cermotan, “la donna misteriosa” che dice di amarlo – per poi ritrattare – e i suoi vestiti ritrovati nella stanza del capitano. Dai verbali si apprende che la rumena si sia recata, dopo l’impatto, nella camera del comandante per cambiarsi, prendere una giacca civile per Schettino e mettere in salvo il computer, sul quale poi si troverà una sua mail indirizzata al comandante, datata 16 gennaio, il cui contenuto sarebbe: “Ti odio, devi essere forte”.

Ma c’è dell’altro. Il tempo perso (un’ora) da Francesco Schettino prima di dichiarare il mayday, l’accusa dello stato maggiore della nave secondo cui c’erano troppe persone in sala comandi e il capitano era distratto; stesso capitano che, a detta del medico di bordo, era poco lucido, veniva sorpreso in borghese sul molo dopo mezzanotte e, informato che i passeggeri erano saliti da soli sulle scialuppe (quelle non bloccate dalla ruggine), avrebbe risposto con un laconico “vabbuò”.

E poi la paura degli anziani, dei bambini, di una signora sulla sedia a rotelle. Dei più deboli.

A proposito di deboli: sulla nave viaggiava una famigliola di Verona, composta da un papà e dal suo bambino. La mamma, purtroppo, era andata via tempo prima: da questo momento, il piccolo non era più riuscito più a dormire senza il suo orsacchiotto, rimasto nella cabina durante il naufragio. Il padre a distanza di giorni ha implorato l’aiuto dei vigili del fuoco i quali, con il loro consueto eroismo, si sono immersi nel relitto e hanno ritrovato l’oggetto, restituendo al piccolo l’amichetto pezzato, il sorriso e, forse, quella compagnia che gli mancava.

La Costa Concordia è stata una nave da crociera sfortunata. Nel 2005, al momento del  varo, la bottiglia di champagne non si ruppe; nel 2008 ebbe un incidente a Palermo, urtò un ormeggio danneggiando la fiancata; nel 2009 a bordo si verificarono casi di influenza A; nel 2010 una gru rischiò di schiantarsi sulla nave e, una notte di maggio dello stesso anno, una turista russa cadde in acqua (molto probabilmente si trattò di un suicidio) nei pressi di Barcellona.

Curiose le storie che si sono intrecciate, durante i soccorsi e nei giorni successivi.

La vicenda di Valentina Capuano, 30 anni, di Avellino, il cui prozio era morto sul Titanic, con il quale, a distanza di un secolo, ha diviso una sorte analoga ma con esiti fortunatamente diversi.

La tenerezza di Fabio e Maria Cristina, una coppia di Terni in viaggio di nozze che è tornata al Giglio sedici giorni dopo la tragedia per restituire ai vigili urbani le coperte (lavate e stirate) che gli erano state prestate dopo il naufragio (“ci sembrava giusto farlo”).

L’ingiustizia capitata al comandante Di Pierro, il carabiniere che, mentre stava coordinando i soccorsi dei naufraghi, è stato raggiunto dalla notizia che la figlia Ilaria era morta in un incidente con il motorino.

La fermezza del capitano di fregata Gregorio De Falco, secondo la testata spagnola ABC “héroe de una Italia humillada por el comandante del Costa Concordia” (testata che si è anche scomodata di tradurre la sua reiterata imprecazione – vada a bordo, c…! – in “¡Vuelva a bordo, coño!”), il quale, da terra, ha cercato di salvare il salvabile ed è diventato un eroe nazional-popolare per un gesto normalissimo che in Italia, e solo in Italia, ha fatto gridare al mito.

Qualcuno dovrà pur rispondere di tutto questo. E i 14000 euro per passeggero, previsti come rimborso dalla Costa, non potranno mai cancellare il ricordo di quella che è stata, prima ancora di una tragedia, una disfatta.

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Claudio Santovito
@clasantovito

Scrittore, giornalista. Specializzato in aviazione civile e trasporto aereo, mi occupo anche di cultura, inchiesta, curiosità dal mondo. Ho pubblicato, nel 2011, il mio primo romanzo "Tempo da dimenticare - Giallo nella notte barese" (Sentieri Meridiani Edizioni). Comunicazione, giornalismo digitale e Twitter le frecce nel mio arco. Ho un blog dedicato all'aviazione, "Notizie dal cielo". Rispondo io, a tutti, sempre. www.claudiosantovito.it - Twitter: @ClaSantovito

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