Calcio

La Fiorentina e lo spettro retrocessione: stessi sintomi della Sampdoria 2011.

La Fiorentina e lo spettro retrocessione: stessi sintomi della Sampdoria 2011.

di Giovanni Sgobba
Che abbiano inizio tutti gli scongiuri del caso per i tifosi della Fiorentina, dopo l’ennesima brutta sconfitta in campionato. Un futuro così plumbeo e complicato era impronosticabile ad inizio stagione, e forse per questo adesso sembra complicato gestire un gruppo, partito con altre ambizioni, che vede sempre vicino il baratro della retrocessione. Ed è questo il vero limite: l’impostazione mentale non in grado di gestire questo tipo di pressioni.

I precedenti, purtroppo, non sono rassicuranti: nemmeno un anno fa, infatti, la Sampdoria iniziava a convivere con il fantasma del fallimento, entrando e non sapendo più riemergere, da un vortice di sconfitte e risultati negativi. Dall’altare della qualificazione in Champions League, alle polveri della lotta per non retrocedere, il tutto avvenuto con estrema velocità, un treno passato e non afferrato, tanto da accorgersi troppo tardi dello scatafascio. Un’altra gloria del calcio italiano rischia, quindi, di crollare ed i sintomi, purtroppo, sono drammaticamente simili.

Guardando la classifica emergono numeri allarmanti: in 24 partite, infatti,  la compagine viola ha messo a segno appena 23 goal, ottenendo 28 punti, solo 4 in più rispetto alla zona retrocessione, che vede Siena e soprattutto il Lecce in piena ripresa. Tre sconfitte consecutive che suonano più di un semplice campanello d’allarme. “Una squadra sciocca” l’ha definita Mario Sconcerti, giornalista-tifoso amareggiato della Viola, e la partita di ieri ne è stata la piena dimostrazione. Nel posticipo serale, ha avuto difronte la Lazio, anch’essa nel caos per le dimissioni, poi ritratte, del tecnico Reja, e non è stata in grado di portare a casa un risultato positivo. Mancano le motivazioni ed, infatti, solo dopo il goal subito, la squadra di Rossi ha dimostrato una determinata reazione, ma evidentemente sterile.

Una reazione sterile dovuta anche alla mancanza di un vero attacco. Anche la Fiorentina ha dovuto, a gennaio, cedere il proprio attaccante di riferimento Gilardino (passato a Genoa), così come l’anno passato la Sampdoria dovette accettare la volontà di cambiare aria di Pazzini e Cassano, di fatto spiazzando la società.  L’arrivo in viola di Amauri copre solo parzialmente il vuoto lì davanti, poco inaffidabile a causa dei continui salti tra il campo di gioco e l’infermeria. E così si riducono ad un paio, i giocatori, realmente in grado di risollevare e trascinare un gruppo che da tempo si è dimostrato sfilacciato: non pervenuta la personalità, Montolivo e Natali giocano con la testa altrove, consapevoli che non rimarranno a Firenze l’anno prossimo, Behrami lotta in mezzo al campo senza trovare validi alleati e pertanto tutte le responsabilità si addossano sulle spalle di Jovetic e di Ljajic, unici fari in un mare in tempesta, ma fin troppo giovani (e quindi incostanti) per reggere troppa tensione.

Sintomi che testimoniano una malattia che la Fiorentina, fino ad’ora, non ha voluto curare: in questi casi, la gloria ed i fasti passati, non possono, da soli, servire per trovare una cura.
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