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“Tu sei il male”, primo atto della trilogia di Roberto Costantini.

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“Tu sei il male”, primo atto della trilogia di Roberto Costantini.
Claudio Santovito

L’Uomo invisibile non ha voluto finirmi. Mi voleva così: sconfitto in eterno.
Roma, 11 luglio 1982. Tardelli sigilla il trionfo mundial contro la Germania, nella stessa sera in cui si perdono le tracce della giovane e bella Elisa Sordi. Il commissario Michele Balistreri e il suo amico Angelo Dioguardi trascurano l’accaduto dedicandosi ai festeggiamenti, pregustando la partita a poker. Poche ore dopo, il corpo senza vita della ragazza viene ritrovato nel Tevere, con impressi segni di violenza e rosicchiato dai ratti. Solo in quel momento il poliziotto prende sul serio la cosa, comprendendo di aver commesso un grosso ed imperdonabile errore.

Roma, 9 luglio 2006. Grosso calcia il rigore decisivo regalando il quarto titolo mondiale agli Azzurri. Quella sera stessa, Giovanna Sordi, madre di Elisa, si getta dal balcone, morendo. Per una mancata giustizia che, a distanza di 24 anni, ancora latita.

Il commissario Balistreri ora ha 60 anni, è depresso. Centellina l’alcool e il fumo, dipende da gastroprotettori e Prozac. È a capo della Sezione Speciale stranieri di Roma.

Mi sono assopito, vivendo una vita che non era la mia in un mondo che non mi piace.

Qualche mese prima, la sera della vigilia di Natale, Nadia, una prostituta rumena, viene trovata in un pozzo, dopo essere stata picchiata e uccisa.

“Tu sei il male” (Marsilio, euro 22) è il primo romanzo di una trilogia che ha per protagonista il commissario Balistreri, in cui Roberto Costantini (libico, dirigente e insegnante presso la Luiss di Roma) si inventa un thriller diventato un caso editoriale prima ancora della pubblicazione.

Muovendo da reali fatti di cronaca (il “delitto di via Poma”), con una narrazione serrata e sempre interessante, l’autore delinea un caso avvincente, ambientato a Roma, la città con due poteri troppo forti sulle due sponde del Tevere, in cui rumeni e rom – personificazione di delinquenza e parassitismo – vengono sapientemente strumentalizzati affinché il governo li allontani. Il Casilino 900, il campo rom della Capitale, è stato realmente chiuso nel 2010.

Io non ti cerco più. Ma tu fermati.

Cercando di mettere insieme i tasselli di un agghiacciante mosaico del male, lottando contro un presente amaro e un passato in cui sono nitidi soltanto i ricordi peggiori, Balistreri comprende che quello di Elisa è stato solo il primo di una serie di assassini che sembrano riprendere inspiegabilmente nel 2005. Rumeni, night, politici corrotti, prostitute, Vaticano, finanziatori di Dubai.

“Questa è l’Italia, commissario Balistreri: e neanche la tua forza malata riuscirà a cambiarla”, recita la tag-line di De Cataldo (padre di “Romanzo criminale”) in copertina.

Perché non c’è niente di peggio che lottare contro i propri demoni. Una ragazza, una giornalista, un avvocato di Dubai, un assassino che marchia le vittime, un conte che vuole ripristinare la monarchia in Italia: un mix sapiente e calibrato.

Una tomba sui cui ho messo un coperchio troppo leggero perché potesse resistere al tempo.

Una narrazione pulita, lineare, che tiene incollato il lettore e che, nonostante l’andirivieni temporale, non gli fa mai disperdere il filo conduttore. L’azione è serrata, la tensione stilistica porta il lettore ad andare avanti nella lettura senza fermarsi. Se nella prima parte della storia la narrazione – relativamente al personaggio di Balistreri – è in prima persona, nella seconda, allorché la vita più che mai assume una direzione irreversibile, fatta di colpe da espiare e di male da reprimere, viene condotta in terza persona. A Balistreri vengono concessi solo sbuffi di coscienza, fino all’escalation finale in cui, gettando nella fogna pasticche e antidepressivi che lentamente gli hanno obnubilato la coscienza, ricorrendo alla miriade di sigarette, caffè, whisky e, soprattutto, perdendo preziose ore di sonno ma rimanendo lucidissimo – seppur con l’aspetto di un barbone –, lentamente il mistero ultraventennale comincia a schiarirsi. Il male, quel Male che con lui aveva stipulato un patto di non belligeranza sulla collina, quel male che aveva assunto proporzioni ingestibili, lentamente viene aggredito e scardinato. Il processo di maturazione è completato, ma a che prezzo?

Ho rotto io il patto. La tregua è finita.

L’epilogo segna il ricongiungimento, la fine della corsa, il ritorno alla narrazione in prima persona, emblema di una ciclicità ricorrente. Come quella della morte.

La morte prima della morte, Balistreri. La tua punizione eterna.

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Claudio Santovito
@clasantovito

Scrittore, giornalista. Specializzato in aviazione civile e trasporto aereo, mi occupo anche di cultura, inchiesta, curiosità dal mondo. Ho pubblicato, nel 2011, il mio primo romanzo "Tempo da dimenticare - Giallo nella notte barese" (Sentieri Meridiani Edizioni). Comunicazione, giornalismo digitale e Twitter le frecce nel mio arco. Ho un blog dedicato all'aviazione, "Notizie dal cielo". Rispondo io, a tutti, sempre. www.claudiosantovito.it - Twitter: @ClaSantovito

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