Cronaca

Il mostro nella rete.

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Il mostro nella rete.
Roberto Loizzo

Questo mio articolo prende spunto dalle recenti inchieste avviate dal programma televisivo “Le Iene” che hanno soffermato l’attenzione sulla pedofilia.
I mezzi attraverso i quali può verificarsi l’adescamento dei minori da parte di persone adulte, possono essere diversi e la tecnologia ha, certamente, ampliato questa possibilità.

La rete internet ha cancellato i confini geografici aprendo per tutti enormi potenzialità di comunicazione, scambio e contatto tra le persone. Tale meravigliosa opportunità ha purtroppo un suo rovescio della medaglia: dietro nickname di fantasia, attraverso falsi profili su community e social network, veri e propri pedofili navigano per la rete in cerca di contatti con bambini e ragazzi, scambiandosi informazioni sui luoghi virtuali dove reperire materiale di abuso sessuale sui minori, argomentando opinioni sulla liceità della pedofilia.

Il pedofilo è in generale un criminale piuttosto lucido e con una scarsa percezione della gravità delle sue inclinazioni: spesso quindi la manipolazione è una modalità che ben sanno utilizzare e che mettono al servizio di una buona capacità di intrattenere rapporti “epistolari” e conversazioni scritte, forme, queste, tipiche della comunicazione on-line.

I pedofili inoltre sono sempre dei profondi conoscitori del mondo infantile e adolescenziale e sanno quindi come e dove concentrare le loro energie per aumentare al massimo la probabilità di ottenere confidenze da utenti minori della rete.

L’iter che conduce un contatto casuale tra un adulto e un minore a divenire un tentativo di adescamento è assai variegato in ragione di molti elementi tra cui spicca decisamente l’estrema variabilità tra personalità e comportamenti tipici dei pedofili. Nella casistica arrivata all’attenzione dell’unità di Analisi dei Crimini Informatici e del Centro Nazionale per il contrasto alla pedofilia on-line ci sono soggetti con caratteristiche tipiche del criminale lucido, caratterizzato da complesse abilità relazionali che ne fanno un interlocutore attraente e competente nei contatti con minori ed altri, invece, particolarmente diretti e aggressivi nell’interazione on-line, incapaci di attendere i tempi e le difficoltà dei minori più inibiti, con evidenti modalità di interazione e controllo delle emozioni particolarmente immature.

Il pedofilo tuttavia in genere inizia una conversazione su tematiche banali e tipiche della vita di un bambino/ragazzo cercando nelle chat (anche telefoniche), nei forum, nei siti di giochi di ruolo, nei social network, proprio quei profili che corrispondono alla sua fascia di età preferita. Talvolta mente sulla sua età anagrafica, salvo poi rivelarla quando la relazione si approfondisce. Le richieste di confidenze sessuali arrivano a volte subito, altre, invece, sono precedute da dichiarazioni di trasporto sentimentale. La richiesta di immagini osé è il passo successivo a cui segue, qualora ci sia la disponibilità del minore, la richiesta di un loro incontro reale, dal vivo e quindi non più schermato.

Più recentemente è emerso come sempre più spesso minori in età preadolescenziale (età compresa tra gli undici e i quattordici anni) utilizzino pagine di social network per proporsi in modo provocante e allusivo di una disponibilità sentimentale ed erotica a coetanei ed adulti. Tale fenomeno costituisce una nuova frontiera di impegno delle azioni di prevenzione e repressione dello sfruttamento sessuale di minori a mezzo internet perché, comprendendo come l’inesperienza e l’immaturità di soggetti in fase evolutiva possa ingenerare comportamenti imprudenti, si ravvede in tali comportamenti elementi di grande pericolosità e di estrema preoccupazione. Soggetti pedofili ancora indecisi nel mettere in atto comportamenti di molestia on-line potrebbero interpretare i messaggi allusivi delle potenziali vittime come profferte di disponibilità autentica e consapevole, utilizzando di fronte a se stessi e alla propria coscienza deviata, argomentazioni che conducono ad un pericoloso passaggio all’atto.

I pedofili nella rete fruiscono di pedopornografia scambiata con altri o acquistata dai siti, ma in alcuni casi essi si macchiano di reati ancora più gravi. Sempre maggiori sono le testimonianze, ed i dati ci confermano tale tendenza, che questi soggetti avvicinano i minori in chat e li conducono al confronto su tematiche sessuali tentando poi, man mano che i loro contatti si intensificano ed il pedofilo ha carpito la fiducia della sua vittima, un incontro nel reale e non più solo nel virtuale. Certe volte il pedofilo cerca il contatto con un bambino già vittima di abuso, alcune volte mentendo sulla sua età per poi palesarla successivamente.

Nel 2011 sono stati calcolati 49.470 siti pedofili in 35 Paesi, 5.000 siti pedofili in più rispetto all’anno precedente. Secondo il rapporto annuale sulla pedofilia online, ogni anno nascono 135 siti pedofili ed ogni settimana, sui social network, vengono aperti 20 nuovi gruppi pedofili.
Il 6% dei pedofili che navigano in rete è italiano.

Se proviamo a domandarci cosa sia la pedofilia, uscendo dai canoni della sua solita classificazione, possiamo dire che questa è una manifestazione psicopatologica, poiché l’interesse sessuale verso i bambini è un’alterazione d’interesse clinico. Questo non vuol dire che la pedofilia non sia un reato, anzi l’autore di questo è, in genere, un criminale lucido e che fa della manipolazione la sua arma più efficace.

La pressione psicologica a cui il minore viene sottoposto, non si realizza solo nel momento in cui subisce l’abuso, ma si protrae nel tempo attraverso condotte necessarie per l’esercizio dell’azione penale, rivivendo, quanto subito, attraverso il  racconto che sarà chiamato a fare davanti all’esperto nominato dal Tribunale e davanti al giudice in sede di incidente probatorio, percorso quest’ultimo a cui si fa ricorso in presenza di questi reati.

La pedofilia è, per questo motivo, un reato pericoloso anche per colui che viene imputato di questo, e richiede mezzi adeguati di protezione e tutela per autore e vittima del reato. Per questo motivo, è necessario saper conoscere il profilo clinico e criminologico del pedofilo ed essere in grado di ascoltare il bambino abusato, cercando di metterlo a proprio agio, in modo che possa rievocare quanto da lui subito.
(Dott. Roberto Loizzo, Criminologo Forense)

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1 Commento

  1. christopher

    8 maggio 2012 at 09:55

    il male è dapperutto e ci sarà sempre, spetta ai familiari, alle forze dell’ordine persino agli amici proteggere le persone che amiamo, nel caso dei bambini sarebbe meglio che in internet fossero guidati dai genitori. Se io avessi un figlio e scoprissi che chatta con un uomo non convincente fermerei tutto, spiegherei a lui di stare attento e se non lo vuole capire lo punirei, se poi è troppo tardi non sò cosa farei.
    Ragazzi state attenti e uscite di più!

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Roberto Loizzo

Avvocato e Criminologo Forense. Laurea Magistrale in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Bari “A. Moro”; Criminologo Forense con titolo conseguito presso l’Università Carlo Cattaneo LIUC di Castellanza (VA); Avvocato; Lavora nell’ambito penale occupandosi di criminalità e minori; Autore di articoli con analisi criminologica dei fatti di cronaca per le testate giornalistiche Barilive.it e CorrieredellePuglie.com; Docente presso Master Universitario di I e II livello in Criminologia Sociale alla PST BIC di Livorno per a.a. 2011 - 2012

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