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“Il silenzio dell’onda”, l’ultimo romanzo di Gianrico Carofiglio.

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“Il silenzio dell’onda”, l’ultimo romanzo di Gianrico Carofiglio.
Claudio Santovito

Ѐ un Carofiglio diverso quello che si sottopone ad un’ulteriore prova letteraria con “Il silenzio dell’onda” (Rizzoli, euro 19).
Fin dall’inizio si comprende la presa di distanza dal passato, dai luoghi a lui cari, a vantaggio di una storia di più ampio respiro in cui sapientemente si colloca il nuovo personaggio di Roberto Matìas, carabiniere prossimo alla cinquantina, in vista del – temuto – congedo permanente e in cura da uno psicologo. Un passato (sempre più “terra straniera”) il suo, da agente sotto copertura, in giro per il mondo, nel tentativo di interpretare un ruolo, sempre a contatto con i peggiori delinquenti in circolazione i quali, per il suo indiscusso talento e la sua capacità di camaleontica mimetizzazione, arrivano addirittura a fidarsi di lui. Ma a lungo andare – come in ogni mano di poker che si rispetti – l’eccessiva sicurezza porta degli sgradevoli imprevisti, fino a che un giovane collega lo trova con la pistola puntata in bocca, “ormai dall’altra parte”.

Lo salva, ma a cosa serve? A sprofondare in un limbo nel quale il tempo (cos’è??) è scandito da lunghe passeggiate, incontri il lunedì e giovedì pomeriggio con il medico, farmaci e gocce per dormire, solitudine ad oltranza?

La solitudine, già. E la malinconia per l’infanzia trascorsa a cavalcare le onde di Miami con il padre, morto poi suicida e della madre che, tornati a Roma, da qualche tempo non c’è più.

Un pomeriggio, prima di salire dallo psicologo, incontra Emma, con l’auto in panne. L’aiuta e la vettura riparte. Ma non è solo l’auto a ripartire. Tra i due nasce qualcosa, ma dopo i quarant’anni, è difficile chiamarlo amore. Emma è una donna che rifugge il proprio passato, segnato da un marito – tradito – scomparso in un incidente.

La loro interazione – sapientemente inframmezzata dalle parole di Giacomo (quasi una storia a parte), un bambino solitario e in perenne fuga nella realtà, che solo nei sogni riesce a trovare le giuste risposte alla stessa, coadiuvato da un cane, Scott, che, se non possiede le fattezze fisiche, almeno ha quelle caratteriali del Virgilio dantesco (anche se chiama “capo” il ragazzo) – produce una redenzione comune, fatta di colpe confessate e attimi vissuti in esclusiva, sul sottofondo di una Roma sfocata che assaggia il primo sole primaverile e che, su un meta letterario remake di “Vacanze romane”, porge l’agio, se non al perdono, almeno all’onore delle armi.

Lo psicologo presso il quale Roberto è in cura è il posto dove i ricordi finalmente affiorano e chiedono perdono, dove il tempo riprende ad avere un senso, dove la sua colpa remota inizia ad essere espiata. Attraverso un complesso percorso psicanalitico e individuale, alla perenne ricerca del senso della (propria) vita, nel tentativo di perseguire una rivincita che il destino gli mette in mano come un jolly, Roberto lentamente ritorna a dominare l’onda, a riprenderle le misure, non più a subirla.

Alla fine bambino e adulto si incontrano, fino a capovolgere i ruoli, e i rapporti insoluti: le porte lasciate almeno socchiuse trovano la soluzione di continuità in un presente carico di promesse.

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Claudio Santovito
@clasantovito

Scrittore, giornalista. Specializzato in aviazione civile e trasporto aereo, mi occupo anche di cultura, inchiesta, curiosità dal mondo. Ho pubblicato, nel 2011, il mio primo romanzo "Tempo da dimenticare - Giallo nella notte barese" (Sentieri Meridiani Edizioni). Comunicazione, giornalismo digitale e Twitter le frecce nel mio arco. Ho un blog dedicato all'aviazione, "Notizie dal cielo". Rispondo io, a tutti, sempre. www.claudiosantovito.it - Twitter: @ClaSantovito

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