Cronaca

Il bilancio di Rio +20: un fallimento

Il bilancio di Rio +20: un fallimento

di Teresa Manuzzi
Il mondo delle associazioni e dell’ecologia definisce Rio+20, la conferenza delle Nazioni Unite sullo sviluppo sostenibile, un fallimento, ecco perchè:

Sono tutti critici i commenti che hanno accompagnato Rio+20, la conferenza delle Nazioni Unite sullo sviluppo sostenibile. Quello che doveva essere l’incontro nel quale si sarebbero presi impegni importanti, volti a controbilanciare gli impatti ambientali e gli stili di vita che attualmente si portano avanti, si è rivelato una delusione. Tante erano le aspettative, che sono però miseramente fallite.

Alberto Zoratti, dell’Ong italiana “Fairwatch” e membro della rete internazionale “Climate Joustice Now!”, ha commentato con queste parole il vertice: “Non si sono varate norme stringenti”, ha poi continuato preoccupato a descrivere l’attuale situazione di stallo “Foreste usate come merce di scambio nel mercato delle emissioni, con il rischio che questo approccio si sposti anche sulla biodiversità e sul patrimonio naturale in generale. A Rio si è persa una grande opportunità, ma i vincitori ci sono e le conseguenze non saranno semplici da gestire”. Quindi il rischio di mercificare interi appezzamenti di terra persisterà ancora e allo stesso rischio potrebbero essere sottoposte anche delle specie animali.

Tante occasioni perse

Sono tante le “occasioni perse” su diversi tavoli: risorse genetiche, tutela delle biodiversità, green economy, e ancora i brevetti, tema sul quale si sofferma Monica Di Sisto, responsabile Advocacy della Campagna “Sblocchiamoli”, In questo modo si difendono i diritti diproprietà intellettuale sulle tecnologie verdi in mano alle multinazionali del settore, nonostante il Dipartimento di Affari Economici e Sociali dell’Onu da anni denunci come l’attuale regime di tutela della proprietà intellettuale sia un ostacolo alla messa in campo di politiche efficaci di sostenibilità nei Paesi del sud del mondo”.

Nessun impegno concreto

Insomma a Rio si è discusso, si sono usate belle parole, ma poi, sul piano pratico, al momento di mettere nero su bianco impagni e responsabilità tutte le belle parole sono volate via e vi è rimasto poco e nulla, né regole né obblighi, ognuno faccia come pensa e così sia.
Roberto Giovannini, l’inviato de “La Stampa” a Rio è arrivato addirittura a scrivere “Non c’è nessuna base di partenza utile perché la diplomazia ambientale possa a breve passare dalle parole ai fatti”.

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