Cronaca

Il mistero di Arce, il delitto irrisolto di Serena.

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Il mistero di Arce, il delitto irrisolto di Serena.
Claudio Santovito

Il 1 giugno 2001 Serena Mollicone, 18 anni, fu ritrovata senza vita nel boschetto di Anitrella, ad Arce (Frosinone). Dopo aver ricevuto un forte colpo alla testa, infilata in un sacchetto di plastica marchiato Eurospin, morì per asfissia: bocca e naso, infatti, furono tappati con della carta assorbente. Le furono legate mani e piedi con del fil di ferro. Non ci fu violenza sessuale e probabilmente morì altrove (nel primo pomeriggio dello stesso giorno) e fu trasportata successivamente sul luogo del ritrovamento. Quasi un’esecuzione. Ma perché? L’inchiesta è ancora in corso: il 6 febbraio del 2003 Carmine Belli, un carrozziere di Arce, è stato accusato e arrestato per 17 mesi per essere stato trovato in possesso di un biglietto scritto dalla ragazza. Ha ammesso che la sua testimonianza si è fondata su suggerimenti di “un’altra persona”. Un importante aiuto alle indagini è stato fornito, indirettamente, dal programma televisivo “Chi l’ha visto?”, tramite il quale molti telespettatori hanno contattato la redazione suggerendo di porre l’attenzione su determinati argomenti, persone, luoghi o tracce organiche. Non si tratta di mitomani, bensì di qualcuno che sta cercando di orientare correttamente le indagini ma che forse, pur ricoprendo un ruolo decisivo nella vicenda, ha paura ad esporsi perché teme qualcuno o qualcosa.

Uno dei suggerimenti più utili è stato quello di indagare nell’ex carcere di Arce – ora in disuso – come luogo in cui Serena potrebbe essere stata nascosta. E il misterioso “suggeritore” individua anche la complicità di tre persone: Marco Mottola, dipendente del supermercato Eurospin (la stessa marca del sacchetto) e figlio di Franco Mottola, maresciallo dei Carabinieri, che inspiegabilmente, durante i funerali della ragazza, convocò il padre della vittima, Guglielmo Mollicone, per un colloquio, con il chiaro obbiettivo di screditarlo pubblicamente.
Il maresciallo era anche il superiore di Santino Tuzzi, brigadiere dei Carabinieri, suicidatosi con la sua pistola l’11 aprile del 2008, dopo aver deposto. Il motivo ufficiale del gesto, secondo gli inquirenti, è da ricondurre a motivi sentimentali (pare avesse un amante) o a problemi con i superiori; in realtà Tuzzi aveva testimoniato che la mattina del 1 giugno 2001 la ragazza si recò nella caserma e fu fatta salire nell’alloggio del maresciallo. Secondo la deposizione, Serena arrivò in caserma in tarda mattinata. Il fidanzato, Michele Fioretti, provò a chiamarla senza risposta. Alle 21 il padre ne denunciò la scomparsa.

All’indomani della morte del brigadiere un suo amico, Marco Malvasi, inveì pubblicamente contro i militari sostenendo che stessero facendo di tutto per accusare Guglielmo Mollicone. Ne è la prova il fatto che il cellulare della ragazza fu ritrovato nel cassetto della sua scrivania (privo di impronte, quando anche il padre lo aveva toccato, in precedenza), assieme a una bustina contenente dell’hashish. Sul luogo del ritrovamento della ragazza mancavano la borsa contenente le chiavi, i documenti e appunto il cellulare. Nel luglio 2001 ad Arce fu sequestrata una grossa tenuta appartenente a un boss napoletano, all’interno della quale molto probabilmente si tenevano festini a luci rosse e circolava droga. Alcune ipotesi sostengono che Serena sia finita, senza volerlo o saperlo, in quei giri loschi, forse in un giro di prostituzione e abbia cercato di uscirne o si sia ribellata; oppure che sia stata testimone involontaria di un traffico di droga illegale. Il 6 febbraio 2002 nel liceo psicopedagogico di Sora, frequentato da Serena, è comparsa una scritta su una porta dei bagni: “S. M., so chi ti ha ucciso. Per mo’ non posso parlare“. Il preside ha riunito gli alunni per cercare di avere risposte, inutilmente. Dieci anni dopo, fortunatamente, sono state trovate tracce organiche appartenenti all’assassino: si tratta di una macchia di sangue e di una macchia di saliva o di sudore. Gli inquirenti stanno per procedere alla comparazione del DNA con dei campioni prelevati a Franco e Marco Mottola, a Michele Fioretti e a sua madre Rosina Partigianoni. Francesco Suprano, un altro carabiniere coinvolto nell’accusa, si è offerto spontaneamente per il test, risultando negativo ed essendo pertanto scagionato.

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Claudio Santovito
@clasantovito

Scrittore, giornalista. Specializzato in aviazione civile e trasporto aereo, mi occupo anche di cultura, inchiesta, curiosità dal mondo. Ho pubblicato, nel 2011, il mio primo romanzo "Tempo da dimenticare - Giallo nella notte barese" (Sentieri Meridiani Edizioni). Comunicazione, giornalismo digitale e Twitter le frecce nel mio arco. Ho un blog dedicato all'aviazione, "Notizie dal cielo". Rispondo io, a tutti, sempre. www.claudiosantovito.it - Twitter: @ClaSantovito

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