Cronaca

Delitto di Ponticelli, ancora dubbi sul vero assassino.

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Delitto di Ponticelli, ancora dubbi sul vero assassino.
Claudio Santovito

Il 3 luglio del 1983, in un canalone di Ponticelli, un quartiere povero e degradato di Napoli, furono trovati i corpi senza vita di due bambine, Nunzia Munizzi e Barbara Sellini, rispettivamente di dieci e sette anni. I due cadaveri, rinvenuti nell’alveo Pollena di Volla, presentavano segni di violenza e risultavano semi-carbonizzati. Due bambine innocenti violentate, legate, bruciate. Accanto ai corpi, una lattina di benzina ed un fazzoletto sporco di sangue.
Tale evento scandalizzò l’opinione pubblica e i media tanto che in breve tempo – come spesso accade quando si verifica un delitto efferato e si deve trovare subito un colpevole – i carabinieri della caserma Pastrengo riuscirono a individuare i presunti artefici del duplice omicidio: Ciro Imperante, Giuseppe la Rocca, Luigi Schiavo e i testimoni Carmine Mastrillo e Salvatore la Rocca, fratello di Giuseppe, ai quali furono estrapolate testimonianze e deposizioni con metodi poco ortodossi ma senz’altro convincenti (i fermati lamentarono violenze da parte dei militari). Fu proprio Salvatore (sospettato di occultamento dei cadaveri) a crollare e ad accusare i tre dell’omicidio, per poi ritrattare, mentre Mastrillo, contraddicendosi continuamente, convinse gli inquirenti della veridicità delle loro accuse precedenti.

Imperante, Giuseppe la Rocca e Schiavo furono condannati a trent’anni, ne hanno scontati ventisette e due anni fa sono tornati in libertà, sebbene con obbligo di firma.
Fin qui, tutto da manuale. La domanda è: sono stati loro? E qual è stato il movente? Recentemente, a distanza di quasi trent’anni, gli avvocati difensori degli imputati, dopo aver richiesto la revisione del processo, hanno dimostrato come i loro assistiti al momento dell’omicidio delle bambine non si trovavano a Ponticelli. Inoltre, l’ora del decesso, inizialmente stabilita per le 20.30, è stata successivamente individuata attorno a mezzanotte: questo dato, come nel caso di via Poma, stravolge completamente l’impianto accusatorio, rivalutando tutti gli alibi, secondo cui i tre quella sera erano altrove (uno a riprendere un motorino da un conoscente, l’altro in gita con amici e amiche, l’ultimo in discoteca con la fidanzata) in compagnia di altre persone, pronte a confermare. Nemmeno il gruppo sanguigno dei tre è compatibile con le tracce ematiche presenti sul fazzoletto rinvenuto nel luogo del duplice omicidio.
Dai verbali emerge la maniera garbata con cui, durante una pausa dell’udienza, Luigi Schiavo si rivolse a Mirella Grotta Sellini, madre di Barbara, per poterla salutare. Toccante il dialogo tra i due: “Spero che lei non mi odi. Io comprendo il suo dolore, lei cerchi di capire le sofferenze che stiamo sopportando noi che siamo innocenti”. “Tu mi puoi stringere la mano – rispose la donna – perché io non grido vendetta, ma chiedo giustizia”.
Interessante ciò che emerge da una conferenza stampa degli avvocati Emilio Falcetta e Nino Marazzita, che hanno curato l’istanza di revisione del processo: “Dieci persone forniscono un alibi ai tre condannati, assicurano in sostanza di averli visti tra le 20 e la mezzanotte di quel 2 luglio del 1983, mentre la ricostruzione processuale stabilisce proprio intorno alle 20.00 l’ora del delitto. Altre otto persone sono invece passate nelle stesse ore nel luogo in cui i corpi furono bruciati, secondo la sentenza, poco dopo le 20.00. Ma non hanno visto nulla. È una dimostrazione che i tre sono innocenti e che il colpevole, probabilmente uno solo, si trova in libertà”.
Ma allora, ci sono tre uomini che si sono fatti ventisette anni di carcere ingiustamente, vittime di un forte pressing mediatico e velocemente condannati, a prescindere, dall’opinione pubblica? Due bambine sono state uccise e qualcun altro, forse un individuo soltanto, il vero colpevole, è ancora libero? Ma chi? E perché?

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Claudio Santovito
@clasantovito

Scrittore, giornalista. Specializzato in aviazione civile e trasporto aereo, mi occupo anche di cultura, inchiesta, curiosità dal mondo. Ho pubblicato, nel 2011, il mio primo romanzo "Tempo da dimenticare - Giallo nella notte barese" (Sentieri Meridiani Edizioni). Comunicazione, giornalismo digitale e Twitter le frecce nel mio arco. Ho un blog dedicato all'aviazione, "Notizie dal cielo". Rispondo io, a tutti, sempre. www.claudiosantovito.it - Twitter: @ClaSantovito

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