Politica

Qualcuno ha capito qualcosa del “referendum anti casta”

Qualcuno ha capito qualcosa del “referendum anti casta”

di Teresa Manuzzi
Da qualche giorno sui social network, si rincorrono appelli per far firmare un certo referendum soprannominato “contro la casta”, termine che di questi tempi è così di moda, e proposto da l’ “Unione Popolare”, un partito abbastanza anonimo che non ha mai fatto parlare di sé prima di adesso.

Il referendum abrogativo prevede l’abolizione dell’ indennità parlamentare,prevista dall’articolo 2 della legge 1261 del 1965, ovvero la tanto chiacchierata diaria e le spese di soggiorno per il viaggio a Roma, pari a circa 5000 euro mensili per parlamentare.

Si rincorrono gli appelli che sollecitano gli elettori ad andare “negli uffici del proprio comune di residenza” a firmare la petizione, ma non è tutto così semplice e chiaro.

Alcuni comuni non ne sanno nulla
Molti comuni sono del tutto all’oscuro del referendum e il sindaco PD di Sesto San Giovanni, Monica Chittò, chiarisce: “Noi non abbiamo alcun referendum del genere depositato nei nostri uffici”. Le complicanze non finiscono qui. A Bologna ad esempio il referendum è stato promosso da un certo “Comitato del Sole” e il termine ultimo per firmare è il 14 luglio, non il 26, come molti comunicati riportano e nemmeno il 30, come riportato dal sito del comune di Rogliano.

I referendum abrogativi sono due
Proprio Marco Savati, del “Comitato del sole” cerca di spiegare: “I referendum, in realtà, sono due uno promosso dall’Unione Popolare e l’altro dal “Comitato del sole”. Mentre i primi chiedono l’eliminazione solo della diaria e delle spese di soggiorno, i secondi pretendono l’eliminazione anche delle spese di segreteria, per le indennità legate alla partecipazione a commissioni come le commissioni di studio e commissioni d’inchiesta, e tante altre. Spese che, se eliminate, farebbero risparmiare ai cittadini 136 milioni di euro l’anno, secondo i calcoli del comitato.

Lo smarrimento persiste
Le polemiche non si placano, almeno sui social netowork e mentre qualcuno afferma pubblicamente di essere andato a firmare, altri avanzano altre perplessità “Questo referendum è incostituzionale” , “Sarà sicuramente bocciato dalla consulta” oppure, “ Sapevo che non possono farsi referendum abrogativi nell’anno precedente alle consultazioni elettorali”.

Che si tratti di un modo più per farsi pubblicità in attesa delle elezioni piuttosto che di un concreto impegno a tagliare i costi della politica? Il dubbio sorge anche perché oltre agli slogan non ci sono sufficienti spiegazioni e delucidazioni a riguardo.

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