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Monna Lisa Isleworth: sorella o sorellastra?

Monna Lisa Isleworth: sorella o sorellastra?
Claudio Santovito

di Claudio Santovito
Non c’è che dire. Pur essendo un semplice ritratto di dama, come tantissimi nel mondo dell’arte, riesce sempre a far (s)parlare di sé. E forse è proprio questa la sua grande fortuna, la capacità – come ogni opera d’arte che si rispetti – di sopravvivere al suo creatore e continuare ad essere per secoli oggetto di studio e di interesse.
Di cosa stiamo parlando? Della Gioconda (o Monna Lisa) di Leonardo da Vinci. Del quadro sappiamo quasi tutto: è il dipinto più famoso del mondo, è un olio su legno di pioppo, di dimensioni ridotte (77×53), portato in Francia dallo stesso Leonardo (e non da Napoleone come erroneamente si pensa), custodito nella Grand Galerie e precisamente nella Salle des États del Louvre. Ritrae una dama, la Monna Lisa (moglie del mercante fiorentino Francesco del Giocondo). Sono i misteri, i codici, le allegorie connesse al quadro a renderlo quasi un “oggetto di culto”. Ne abbiamo già parlato, in relazione al possibile restauro a cui potrebbe andare incontro il dipinto.
Nei giorni scorsi, però, a Ginevra è stata presentata una copia della Gioconda, quella che la Mona Lisa Foundation ha chiamato “Monna Lisa Isleworth”.

Gli studiosi che hanno seguito il caso parlano di una versione “più giovane” del dipinto conservato a Parigi, databile tra il 1503 e il 1505: secondo lo storico Stanley Feldman, questa Gioconda è rappresentata nella medesima posizione di quella ammirata da milioni di visitatori al Louvre,  e questo confermerebbe le parole del Vasari (storico e critico d’arte del Rinascimento) secondo cui il genio di Vinci iniziò a lavorare alla Gioconda proprio nel 1503.
Di diverso avviso è Martin Kemp, docente di Oxford, che sostiene la tesi secondo cui questa versione della Monna Lisa sia realizzata su tela e non su tavola, come spesso prediligeva fare Leonardo. Su questo concordano in molti, parlando di una copia posteriore all’originale, in quanto sia l’oggetto del dipinto risulta più giovane, sia i colori sono più vivaci. Per il resto, la postura, lo sguardo, l’abbigliamento si dimostrano simili, mentre lo sfondo è diverso per la presenza di alcune colonne.
Il dipinto è stato conservato per 40 anni in una cassaforte di una banca di Zurigo: stando alle testimonianze, sarebbe stato scoperto nel 1913 da un nobile inglese, Hugh Blaker, e “deportato” negli Stati Uniti durante la prima guerra mondiale. Successivamente, sarebbe stato riportato nei quattro cantoni dal collezionista Henry Pulitzer e nascosto in banca.
Insomma, il sorriso enigmatico che nessun visitatore mai dimentica continua a mietere dubbi: qual è la vera Gioconda? Quella del Louvre, questa gemella più giovane, o quella esposta al Prado qualche mese fa? E gli altri dipinti, da chi sono stati realizzati?
Leonardo da Vinci, le grand maître de la Renaissance (così è conosciuto in Francia) non smette di stupire. E – forse – anche di stupirsi.

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Claudio Santovito
@clasantovito

Scrittore, giornalista. Specializzato in aviazione civile e trasporto aereo, mi occupo anche di cultura, inchiesta, curiosità dal mondo. Ho pubblicato, nel 2011, il mio primo romanzo "Tempo da dimenticare - Giallo nella notte barese" (Sentieri Meridiani Edizioni). Comunicazione, giornalismo digitale e Twitter le frecce nel mio arco. Ho un blog dedicato all'aviazione, "Notizie dal cielo". Rispondo io, a tutti, sempre. www.claudiosantovito.it - Twitter: @ClaSantovito

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