Cronaca

E se fossimo di fronte alla chiave di volta nella risoluzione di alcune patologie virali?

E se fossimo di fronte alla chiave di volta nella risoluzione di alcune patologie virali?

di Giuseppe Custodero
Maggiori e Caprai scrivevano in “Medico e Bambino”, nel ’97 una monografia, “Epatiti rare ma non troppo”. Oltre alle ben conosciute epatiti A, B e C, si sta diffondendo anche quella D o Delta, un viroide a RNA che si pensava dipendente dall’antigene di superficie HbsAg dell’epatite B per potersi replicare (con l’antigene delta-specifico avvolto dall’HbsAg) e lo stesso Maggiori rilevava che alla fine degli anni ’80 nel 25% circa dei pazienti adulti e nel 10% in età pediatrica con HbsAg cronica si ritrovavano anche tracce di quella Delta. Purtroppo, anche alcuni casi HbsAg negativi risultano HDV positivi, come se il virus, che come tutti i virus si evolve in meglio di pari passo con l’organismo ospite, abbia trovato il modo per replicarsi e sopravvivere anche in assenza dello stesso antigene di superficie dell’epatite B. La particella del virus HEV, invece, di 28-34 nanometri circa di diametro, con genoma a RNA di 7,6 Kb (chilobasi, in questo caso 7600 basi nucleiche), per alcune sue caratteristiche potrebbe essere collocato nella famiglia delle Caliciviridae. Harold Margolis, epidemiologo del Centre for Disease Control and Prevention di Atlanta riferiva nel ’95 che negli Stati Uniti il 3% delle epatiti acute e il 17% di quelle croniche non erano causate dalla forma A ma dalla E.

Altra forma virale a RNA che sembrava essere rara è quella G, scoperta all’inizio degli anni ’60 e nel ’95 classificata da un chirurgo, del quale sono note soltanto le sue iniziali, come virus GB (GBV). Egli, infatti, per le sue caratteristiche lo inserì nella famiglia delle Flaviviridae e ne caratterizzò tre sottotipi, GBV-A, di 9,1 kb, GBV-B, di 9,4 kb e GBV-C, di 9,3 kb (isolato da Simons e colleghi e unico virus diffusa nell’uomo). Ben presto il nome GBV-C fu sostituito da HGV. Sembra che tale virus giochi un ruolo nell’aplasia midollare.

Come è noto, l’Herpes labiale (Herpes simplex 1), indebolendo le difese immunitarie, può spalancare le porte anche alla forma genitale (H. simplex 2) e all’epatite H, ultima forma sino ad ora classificata e temporaneamente denominata “non-A non-E”. I meccanismi di trasmissione della forma H sono molto simili a quelli dell’HGV. Come per l’Herpes labiale, i soggetti che si trovano ad ospitare l’HHV diventano estremamente recettivi verso il partner e sessualmente iperattivi (se non lo si è già perché “in salute”!) in quanto il virus sembra voglia diffondersi in altri individui per salvaguardare l’esistenza della propria specie.

L’HDV, HEV, ma anche l’HGV e l’HHV, di forte espansione nei Paesi di interesse turistico, risultano diffusi in Africa (con casi in Egitto, Senegal, Costa d’Avorio, Magreb), Medio Oriente, Messico, Cina, Pakistan, Birmania, ex Unione Sovietica, India (L’HEV nel ’55 fu registrato a Nuova Delhi) e nelle regioni limitrofe, oltre a casi in Grecia, Turchia e Caucaso e con un’incidenza fra i 15 e i 40 anni. I sintomi vanno dall’anoressia, alla febbre, dolori addominali e articolari, vomito, nausea, rash cutaneo e diarrea soprattutto tra le gestanti, più vulnerabili, e, a volte, risultano asintomatici, in quanto non compromettono il fegato e i pazienti colpiti non hanno alcun sintomo.

Si sono registrati anche casi di trasmissione oro-fecale, perinatale (dalla gestante al feto, con esordi soprattutto nel terzo trimestre di gravidanza), da ingestione di carne cruda infetta, ma anche per via sanguigna (trasfusioni, uso di siringhe infette, vaccini a base di immunoglobuline umane da soggetti donatori a rischio e non da linee cellulari controllate), per via sessuale soprattutto in rapporti non canonici. Devo precisare, sulla base di studi epidemiologici, che tali infezioni nella gestante molte volte risultano asintomatiche, ma, evidentemente, il virus interferisce nella sintesi proteica al momento della formazione del DNA del genoma del nascituro, forse rendendolo più vulnerabile all’ambiente esterno nel quale si troverà a vivere, tanto che, ad un certo punto della sua vita, il bambino o anche l’adulto per meccanismi non ancora noti non riesce più a sintetizzare specifiche immunoglobuline e linfociti utili e diventa intollerante prima e allergico poi. In casi più severi, inoltre, le alterazioni, sotto forma di mutazioni, riguardano più basi nucleiche del genoma e gli effetti si fanno più evidenti dando luogo a sindromi autoimmuni, nelle quali l’organismo cerca di difendersi contro se stesso usando una sorta di batteria di soldati, i linfociti, e attaccando gli organi stessi come se fossero estranei.

Celso Bianco, vice presidente nel New York Blood Center rese noti, in un congresso organizzato dall’Abbott nel ’95, come veicoli di infezione da HGV nel 14% dei casi le trasfusioni, 12% le droghe intravenose e 25% la loro distribuzione tra le popolazioni di Paesi del Terzo Mondo.

Dopo questo rapido excursus sulle epatiti D, E, G e H veniamo al punto focale del mio articolo. La scelta di non farne un lavoro da pubblicare su qualche rivista scientifica specializzata o di brevettare l’opera d’ingegno è stata ben ponderata. Ho voluto evitare che una ricerca che sembra di così grande impatto fosse nascosta o per meglio dire volutamente posta nel dimenticatoio. Se avessi brevettato quello che potrebbe sembrare un “rimedio della nonna”, per dirla in parole povere, mi sarei sobbarcato una spesa decennale per mantenere il brevetto di mia proprietà, dopodicché sarebbe diventato accessibile a tutti, compreso per chi avesse voluto manipolarlo e ribrevettarlo con un’altra composizione, magari sotto forma di farmaco generico. Come spesso accade nel mondo vegetale esistono essenze che danno luogo ad effetti benefici. Già molti anni fa mi sono occupato degli effetti dell’Aloe vera in alcune forme neoplastiche e in forme morbose del sangue per le sue proprietà sulla risposta immunitaria con neoformazione di particolari linfociti T killer e citokine.

Le migliori scoperte si fanno per caso, osservando la natura. Nel corso di una passeggiata tra i boschi del nostro territorio, ebbi modo di notare una grossa testuggine di terra (Testudo graeca) con un’evidente lacerazione ad una zampa posteriore intenta a mangiare alcune foglie di una pianta a me sconosciuta e non curante della mia presenza. Non si trattava, infatti, di una pianta dell’area mediterranea, ma tropicale, forse nata da qualche seme trasportato dai venti o da qualche migratore. Qualche rametto in acqua fece radici nel giro di qualche giorno e ebbi la possibilità così di coltivare questa curiosa pianta sul balcone di casa. In letteratura sono note le sue proprietà erboristiche oltre alla completa innocuità e l’assenza di interazioni con farmaci. Nella legislazione italiana può essere classificata “integratore alimentare” e se qualcuno se ne fa una scorpacciata agisce come un normale lassativo. Alcuni testi declamano le sue virtù, ma risultano alquanto limitate alla potenzialità dell’ipofisi e del timo dopo l’assunzione di questo integratore a produrre talune sostanze che chiamerei benefiche, cioé in grado di avere effetti tossici sulla replicazione dei virus oggetto della mia ricerca e in grado di bloccare addirittura l’inserimento del loro genoma virale direttamente negli eritrociti.
In caso di globuli rossi già infettati, le membrane cellulari di questi risultano abbastanza permeabili da indurne una tossicità soltanto virale. Viene da chiedersi se questo rimedio, che sembrerebbe miracoloso, può essere utile in coloro che hanno la virosi cronica. Penso che tutto si giochi in termini di capacità dell’organismo (se già non indebolito dalla stessa) a produrre le necessarie quantità di queste sostanze molto simili alle citokine per le modalità di azione. Risulta, quindi, utile prendere in tempo “il toro per le corna”: il lettore intelligente ha già capito il senso del linguaggio figurato. Per evitare inutili speculazioni, perpetuate su miei lavori precedenti, dell’integratore alimentare non renderò nota la natura. Si è già a conoscenza dell’origine virale di alcune forme tumorali, sindromi degenerative e da deficit nella sintesi proteica a livello genomico, comprese alcune forme di diabete. La conoscenza dei meccanismi di regolazione dell’espressione genica delle cellule sane e l’induzione in tumorali compresa la loro aggregazione è ancora agli esordi per queste nuove forme virali. Come per l’HCV e l’HIV, potrebbe essere utile ricordare lo spot televisivo “se lo conosci, lo eviti”, anche per l’HDV. HEV, HGV e HHV, potrebbe essere utile per prevenzione l’uso del profilattico (che anche la Chiesa ha approvato per questo scopo) per evitare rischi nei rapporti sessuali con partner occasionali.

Gli effetti benefici di questo integratore alimentare a breve termine sono stati illustrati e chiariti, risultato di una ricerca durata quasi dodici anni. Quelli a lungo termine, invece, sono ancora allo studio: se i virus oggetto dell’indagine vengono interamente rimossi, l’organismo che li ha ospitati potrà riacquistare tutte le sue funzioni originarie agendo sulla ristrutturazione del proprio DNA che per sua natura è in continuo rimaneggiamento? Ippocrate aveva ragione quando scriveva “che il cibo sia la tua medicina”, forse pensava, in fondo, ad una primitiva e ad personam terapia genica.

Ricordo, come se fosse ieri, un discorso con mio padre, che proveniva da studi umanistici ma che masticava anche un po’ di cultura scientifica anche per le mie continue dissertazioni. Cercavo di tenerlo costantemente aggiornato sulle mie scoperte e di come volessi intraprendere la strada per cercare rimedi a queste nuove malattie che si propagavano nel mondo per poi rendere noti i risultati a mezzo stampa per una più ampia e rapida divulgazione. Era un mio grande supporter e mentre diceva che ero un “grande medico” (nel senso di chi si trova a scoprire una malattia preoccupandosi soprattutto di trovarne un rimedio!), dall’altro lato mi avvertiva circa l’impatto che potesse avere sull’opinione pubblica dicendo che “alcuni ne parleranno bene, ma molti ne parleranno male, l’importante e che se ne parli; ma tu non disperare, hai fatto la tua parte, hai la coscienza a posto, il buon Dio ci penserà, siamo tutti sotto il Cielo!”. Speriamo!

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Biologo con laurea specialistica a ciclo unico in Scienze Biologiche nel 1991, Specialista in Applicazioni Biotecnologiche e con Dottorato di Ricerca in Scienze del Mare, sempre all'Università di Bari; Giornalista Pubblicista, Medical Doctor (MD) presso Harvard Medical School, Boston MA, Multispecialist. C.T.U. n.14 del Tribunale di Bari alterna i suoi impegni professionali dedicandosi al lavoro nel suo ambulatorio specialistico di Patologia Clinica convenzionato S.S.N. a Fasano (BR), nato come Istituto di Ricerca Biomedica e chiamato "Laboratorio scientifico", ma anche facendo consulti on line ai colleghi in U.S.A., animando la sua pagina fb e il blog dedicato al padre Gianni Custodero e collaborando con alcune testate nazionali oltre che come refery per alcune riviste scientifiche internazionali. Mantiene il suo contatto con la natura coltivando i suoi hobby all'aperto e impegnandosi nella socializzazione e nel rispetto tra i popoli di ogni razza e credo religioso.

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