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Marò, quanta ipocrisia!

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Marò, quanta ipocrisia!
Pierfrancesco Caira

Le peripezie di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone continuano ad infiammare le polemiche, dopo il permesso di rimpatrio per votare alle elezioni politiche e le successive, più che pronosticabili, dichiarazioni del ministro Terzi, al momento i due sono di nuovo nel luogo in cui si dovrebbero trovare secondo logica e buon senso: le carceri indiane. L’intenzione di non riconsegnare i marò, aspramente condannata da parte delle istituzioni di Nuova Delhi che minacciavano conseguenze sui rapporti internazionali fra i due Paesi, ha ovviamente fatto levare cori di approvazione qui da noi. Per diradare la nebbia che pare addensarsi nei cervelli delle italiche genti è opportuno evidenziare i parallelismi che la vicenda presenta con altri fatti di cronaca, più o meno recenti.

L’indignazione delle associazioni dei pescatori del Kerala, sfociata in una manifestazione di protesta contro la decisione iniziale dell’Italia di non riconsegnare i marinai, deve essere sicuramente l’identico sentimento provato dai parenti delle vittime della strage del Cermis del 1998, così come è certo che il processo ai responsabili della morte di ben venti persone, allora causata da una sciocca gara di abilità fra due piloti dell’aviazione militare statunitense, si svolse oltreoceano. L’unico a pagare con soli sei mesi di detenzione (poi ridotti per buona condotta) fu Richard Ashby, ma non venne condannato in prima istanza e non con l’accusa di aver stroncato venti vite umane, bensì per aver ostacolato il corso della giustizia, avendo distrutto un nastro video registrato il giorno dei fatti che costituiva prova nel procedimento. Sebbene si tratti comunque ed in ogni caso di esseri umani, che siano venti turisti durante la settimana bianca o due pescatori al lavoro, occorre ricordare che nel 1998 persero la vita uomini, donne e bambini di varie nazionalità e se la vicenda ed il suo evolversi sconcertarono l’Europa intera, italiani compresi, come si può gridare allo scandalo ora senza cadere in una pesantissima contraddizione? Inoltre, pur non volendo discutere nel merito l’assurdità di norme che garantiscono immunità e trattamenti favorevoli a chi usa armi per mestiere, c’è una bella differenza fra provocare la morte di venti persone a causa di un gioco finito male ed ucciderne due per un errore di valutazione compiuto durante lo svolgimento del proprio incarico: Latorre e Girone non stavano affatto giocando a chi affonda più barchette di legno con i mitra! Non si può poi tacere sugli imbarazzanti legami con l’affare delle presunte tangenti pagate all’aviazione indiana per la commessa di dodici elicotteri della Agusta Westland, fatti emergere dalle emittenti indiane che hanno reso noto come, nonostante in febbraio il ministro Khurshid dichiarasse la reciproca impossibilità di intervento per i due governi, quello indiano sulla faccenda degli elicotteri e quello italiano sulla scarcerazione dei militari, a poche ore dalla dichiarazione della Farnesina sul non rientro di Latorre e Girone per il processo, l’Italia avesse infine ceduto, spedendo una prima parte dei documenti richiesti dalle istituzioni indiane per far luce sui fatti incriminati. Secondo la TV indiana IBN, che appartiene alla CNN, restava da capire se anche il governo di Nuova Delhi avesse dato il beneplacito ai due marò per rimanere in patria, dubbio evidentemente fugato allo stato delle cose.

Tuttavia interessa segnalare soprattutto le pregnanti analogie con il caso di Francesco Montis, deceduto proprio in India nel febbraio 2010, che ha portato all’incarcerazione di altri due nostri connazionali, Tomaso Bruno ed Elisabetta Boncompagni, quest’ultima fidanzata del defunto, condannati in primo grado all’ergastolo per omicidio, pena che stanno scontando nel carcere di Varanasi. Parliamo sempre di due italiani accusati di omicidio ed incarcerati in India però, mentre è indubbio che la morte dei due pescatori è stata la conseguenza delle azioni degli uomini in divisa che hanno scambiato un’innocua barchetta di legno per un’imbarcazione pirata, non vi è invece alcuna prova per imputare il decesso del Montis ai suoi compagni di viaggio: difatti nella motivazione della sentenza di condanna si legge che “Il movente che ha spinto i due accusati ad uccidere Francesco Montis non si può dimostrare per insufficienza di prove. Tuttavia si può comunque ipotizzare che Tomaso ed Elisabetta avessero una relazione intima illecita”, ipotesi dunque e non fatto, sufficiente di per sé a giustificare la pena inflitta sull’assunto che, in India, se due uomini e una donna condividono la stessa camera ci deve per forza essere una specie di triangolo amoroso in corso fra di loro; è poi impossibile tralasciare il dato che l’autopsia sul corpo venne eseguita da un oculista e non da un medico legale! Un’altra fondamentale differenza sta nella copertura mediatica riservata ai fatti in questione, perché se dei marò si sentiva e si sente parlare ai notiziari quasi ogni giorno, gli unici ad occuparsi dei due ragazzi incarcerati a Varanasi sono stati gli inviati della trasmissione “Le Iene” (qui il link al servizio). Chi è credente sa che le divinità, si tratti di Gesù o di Visnù, hanno predilezione per l’ironia: da un lato abbiamo due innocenti, fricchettoni e pacifisti, condannati all’ergastolo sulla base di mere supposizioni, dall’altro due militari colpevoli di un doppio omicidio ma liberi di fare la spola fra India e Italia e che rischiano un massimo di sette anni di detenzione solo perché appartengono alle forze armate, proprio come i due piloti americani responsabili della strage del Cermis. In definitiva ne viene fuori un colossale spot pro arruolamento, sembra quasi di vedere il faccione barbuto (e satanico) dello Zio Sam che, puntando il dito, esclama “I want you” e magari aggiunge che la licenza di uccidere non avrà la stessa ampia portata di quella accordata ai membri dei servizi segreti britannici, James Bond in primis, ma comunque al massimo ve la caverete con qualche mese di galera e una pacca sulla spalla.

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2 Comments

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  2. Araldo

    25 agosto 2015 at 12:05

    Condivido totalmente quanto scritto sopra.
    Evidentemente aveva ragione un tizio, quando disse che la legge è uguale per tutti, ma alcuni cittadini sono più uguali degli altri. Se soltanto ne parlassero ai tg, il fatto dei 3 ragazzi, quello si che è uno scandalo ben più grosso.

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