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Hans Lipschis
Il cuoco di Auschwitz che a 93 anni rischia una condanna.

Hans Lipschis
Il cuoco di Auschwitz che a 93 anni rischia una condanna.
Claudio Santovito

di Claudio Santovito
Faceva solo il cuoco. Pertanto non sa niente di oltre un milione di persone (precisamente 1 milione e 300 mila, in gran parte ebrei) sterminate nel campo di concentramento di Auschwitz. Oggi ha 93 anni, si chiama Hans Lipschis e da 30 anni (dal 1983, quando fu espulso dagli Stati Uniti dove si era rifugiato per fuggire – nascondersi? Dimenticare? – dal suo passato risiede in Germania, precisamente ad Aalen, nel Baden-Wuerttemberg. Secondo la classifica stilata dal centro Simon Wiesenthal di Los Angeles, è al quarto posto nella lista dei dieci criminali nazisti ancora vivi. La scoperta è stata fatta da un team di giornalisti dell’emittente televisiva SWR e del Die Welt.
Dapprima soldato, poi sottufficiale delle SS (Schutzstaffel, “squadre di protezione”, di che cosa, poi?) tra il 1941 e il 1944, sostiene di essere stato all’oscuro di quanto realmente accadeva pochi metri intorno a lui. Secondo il suo documento di appartenenza alle SS, una scheda verde sui cui campeggia il simbolo delle SS, una specie di passaporto del Reich ripreso anche da El Pais, Lipschis non è propriamente un tedesco purosangue: nato in Lituania nel 1919 (a Kretinga), viene accreditato infatti come “volksdeutscher” (straniero di discendenza tedesca) e “panadero”, cioè cuoco.
Ai giornalisti che lo hanno raggiunto, alla domanda “non hai mai visto niente?” ha risposto: “visto no, ma sentito sì”. Tuttavia, pare che non sia rimasto ad Auschwitz fino alla fine, ma non ricorda se sia stato implicato nel secondo conflitto mondiale.
Negli Stati Uniti, dove ha vissuto per 26 anni, ha messo al mondo una figlia in quel di Chicago e, senza che nessuno lo importunasse, è stato impiegato in una fabbrica di chitarre, l’Harmony. Il quotidiano tedesco si chiede ironicamente se mai Bob Dylan abbia suonato una chitarra assemblata da un ufficiale delle SS.

Ora Hans rischia il carcere. L’accusa del tribunale tedesco si rifà a quella portata nel 2011 a John Demjanjuk, militare ucraino naturalizzato statunitense condannato dal tribunale di Monaco di Baviera a cinque anni di carcere per complicità in quasi 30.000 omicidi in quanto operativo al campo di sterminio polacco di Sobibor. Il verdetto contro Demjanjuk dimostra che non è più necessario dimostrare il coinvolgimento in reati specifici. Tale condanna crea un precedente importante nella storia: in mancanza di prove certe, il tribunale si fonda sull’accusa di inevitabile complicità dei soggetti sospettati. Se anche non fossero esecutori materiali degli stermini, certamente non potevano non essere a conoscenza di quanto accadeva intorno a loro. Il codice penale tedesco prevedeva, fino alla fine degli anni sessanta, un termine di 20 anni per la prescrizione del reato di omicidio. Per evitare che crimini nazisti rimanessero impuniti, il governo ha annullato la prescrizione del reato di genocidio. Dieci anni più tardi è stata eliminata la prescrizione di qualsiasi reato di omicidio.
Per questo la testimonianza del nostro cuoco è interessante: “visto no, ma sentito sì”. Ma di sicuro, quelle grida e quei lamenti lo tormenteranno fino alla fine dei suoi giorni.
Qui il video.

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Claudio Santovito
@clasantovito

Scrittore, giornalista. Specializzato in aviazione civile e trasporto aereo, mi occupo anche di cultura, inchiesta, curiosità dal mondo. Ho pubblicato, nel 2011, il mio primo romanzo "Tempo da dimenticare - Giallo nella notte barese" (Sentieri Meridiani Edizioni). Comunicazione, giornalismo digitale e Twitter le frecce nel mio arco. Ho un blog dedicato all'aviazione, "Notizie dal cielo". Rispondo io, a tutti, sempre. www.claudiosantovito.it - Twitter: @ClaSantovito

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