Cronaca

Omicidio di Udine, un nuovo giallo: la morte di Mirco Sacher.

Omicidio di Udine, un nuovo giallo: la morte di Mirco Sacher.
Roberto Loizzo

di Roberto Loizzo.
Un nuovo caso di omicidio dai contorni torbidi si sta delineando giorno dopo giorno. Protagonisti di questa vicenda sono Mirco Sacher, un 66enne pensionato e definito un uomo buono, riservato, parsimonioso, che improvvisamente inizia a spendere più del solito, e due ragazzine di 15 anni. Una delle due frequentava spesso il Sacher e la sua casa, facendosi aiutare con ricariche telefoniche e, sembra, prestito di somme di danaro. Ragazzine ma abbastanza intraprendenti, che si presentano subito come due vittime ma che, man mano che le indagini fanno il loro corso, paiono sempre più diventare due lolite assassine.
Chi è realmente Mirco Sacher? Un orco? Una vittima? Sicuramente è il morto in questa faccenda, soffocato da una pressione sul suo torace, provocato – per loro stessa ammissione – dalle due ragazzine ma il cui movente, se all’inizio appariva quello della legittima difesa dovuto ad un tentativo di approccio sessuale da parte dell’anziano, oggi sta traballando sempre di più assumendo contorni molto dubbi.
Il racconto delle due ragazzine è vago e presenta incongruenze. La vittima, secondo la loro ricostruzione, le avrebbe aggredite sessualmente – il cadavere è stato infatti rinvenuto con i pantaloni abbassati – però le due avrebbero potuto agevolmente scappare, perché ucciderlo? E perché prima di darsi alla fuga una delle due avrebbe avuto la freddezza di inserire la propria scheda SIM nel telefono dell’anziano e appropriarsi anche della sua tessera bancomat? Che rapporto c’era tra loro? Come facevano a conoscere il PIN del bancomat? Le due ragazzine offrivano favori sessuali in cambio di danaro? Una cassiera testimonia che l’uomo le avrebbe rimproverate dicendo “Dovete smetterla di toccare il mio portafogli”. E poi la fuga, con l’auto del pensionato. Chi guidava? Ed ancora l’incontro alla stazione dei treni con due giovani a cui le ragazzine raccontano di aver ucciso un uomo “come fosse un videogame”.

Alla luce della ricostruzione fatta dalle ragazzine, come noto, il  G.I.P. del Tribunale per i Minorenni ha convalidato il fermo per entrambe le ragazzine autoaccusatesi dell’uccisione di Mirco Sacher, ma per il solo reato di omicidio preterintenzionale. Il G.I.P. non ha, infatti, ritenuto valide le ipotesi di reato per omicidio volontario e per furto aggravato in alternativa alla rapina, che dunque cadono, almeno per il momento. Nel corso degli episodi avvenuti tra l’uomo le due giovani, le azioni di queste ultime sono andate oltre le intenzioni, anche se non in maniera casuale. Secondo gli inquirenti si può anche parlare di un approccio di tipo sessuale non gradito che avrebbe fatto scattare nelle ragazzine una reazione che ha portato alla morte di Mirco Sacher, ma le adolescenti non avevano intenzione di uccidere. Sarebbe questa la ragione che ha spinto gli inquirenti a ipotizzare l’omicidio preterintenzionale. Resta peraltro forte il movente di tipo economico, per il quale sono state approfondite le testimonianze.
Intanto emergono alcune immagini, riprese dalle telecamere fisse di un bar, che riprendono l’ingresso delle due ragazze insieme al pensionato ucciso a Udine. Sono le 10.30 della domenica precedente l’omicidio e, secondo il racconto delle giovani, sono state loro a telefonare a Mirco Sacher, una sorta di nonno acquisito per una delle due, per chiedergli di andare insieme in gelateria. Il video mostra l’ingresso nel locale di Remanzacco. L’uomo indossa jeans e un giaccone; la prima ragazza, capelli rossi, corporatura un po’ robusta, non alta, veste una giacca blu con cappuccio imbottito di finta pelliccia, leggins grigi a grossi disegni bianchi e scarpe da ginnastica. La telecamera la inquadra da dietro. L’altra giovane, capelli corti e indossa un giubbetto di pelle.

Questo video, che permette dunque di appurare un legame che esisteva tra le ragazzine ed il Sacher, permette di guardare la faccenda sotto una prospettiva diversa, portando a rafforzare il movente di tipo economico. Negli adolescenti, soprattutto nell’ultimo periodo, c’è una richiesta molto intensa di disponibilità economica a cui le famiglie non riescono a dare seguito e quindi cercano, soprattutto le ragazze adolescenti, modi “alternativi” con cui possano soddisfare questa richiesta. Per questo motivo non sarebbe peregrino supporre che le due ragazzine abbiano chiesto aiuti economici al Sacher, aiuti che sono stati dati inizialmente ma che a lungo andare hanno trovato opposizione da parte dell’anziano che non ha più potuto dare seguito a queste richieste. Siamo sempre nell’alveo delle ipotesi, ma l’associare due ragazzine ad un omicidio, nonché le modalità con cui questo si è verificato, fa nascere molte perplessità. Ciò che si osserva, recentemente, nel mondo giovanile è una “cinematograficità del crimine”, cioè i modelli televisivi veicolano delle modalità di azione lesiva fatta per offendere che viene presa a modello per chi vede quei video. Le due ragazze hanno ammesso che le modalità con cui si è svolto il reato richiama un videogioco, e questo ci porterebbe a presumere come nella mente delle due ragazze vi sia una forte confusione tra quello che è la realtà e quello che è la finzione. Se così fosse, nella mente delle ragazzine non troviamo dei confini ben scanditi e, per questo motivo, nei loro racconti troviamo un po’ di realtà ed un po’ di finzione, un po’ di orgoglio per farsi vedere più grandi dei loro coetanei a tal punto da arrivare ad uccidere. Nel mondo adolescenziale, a volte, l’uccisione è vista come un gesto molto potente, di grande risonanza e non come gesto tragico. Addirittura potrebbe arrivare ad essere visto come un fattore di crescita e questo viene dimostrato dal fatto che se ne sono vantate con i due ragazzi incontrati in stazione.
Molti sono i dubbi che circondano questa vicenda e che pian piano stanno venendo ad essere svelati dalle indagini.

Avv. Roberto Loizzo
Criminologo Forense

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Roberto Loizzo

Avvocato e Criminologo Forense. Laurea Magistrale in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Bari “A. Moro”; Criminologo Forense con titolo conseguito presso l’Università Carlo Cattaneo LIUC di Castellanza (VA); Avvocato; Lavora nell’ambito penale occupandosi di criminalità e minori; Autore di articoli con analisi criminologica dei fatti di cronaca per le testate giornalistiche Barilive.it e CorrieredellePuglie.com; Docente presso Master Universitario di I e II livello in Criminologia Sociale alla PST BIC di Livorno per a.a. 2011 - 2012

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