Arte, cultura e spettacolo

San Nicola di Bari: un culto e una tradizione millenari

San Nicola di Bari: un culto e una tradizione millenari
Federica Bartoli

di Federica Bartoli
Come di consueto, il maggio barese inizia all’insegna delle celebrazioni in onore del Santo patrono della città, Nicola di Myra e le commemorazioni, che in realtà hanno luogo a partire dalla fine del mese di aprile, culminano nei giorni dal 7 al 9 maggio in cui un imponente corteo storico, accompagnato da processioni, spettacoli pirotecnici ed eventi liturgici, rievoca la spedizione compiuta da un gruppo di sessantadue baresi nel 1087, finalizzata alla traslazione delle ossa del Santo dall’Asia Minore.

Il vescovo Nicola nacque, con ogni probabilità, in Licia all’incirca nel 270 d.C. ma si spostò ben presto a Myra, nell’attuale Turchia, dove intraprese la carriera ecclesiastica e dove rimase fino alla morte. Le notizie biografiche sono scarse e poco attendibili: si narra di una prigionia sotto l’Imperatore Diocleziano nel 305 e di una successiva scarcerazione nel 313 sotto Costantino; ancora non è concretamente verificabile una presunta partecipazione al Concilio di Nicea nel 325, ma fonti storiche sottolineano una profonda avversione nei confronti dell’Arianesimo.
Morì il 6 dicembre del 343 e il suo culto si sviluppò ed espanse notevolmente, giungendo fino alla penisola italiana, specie nel meridione.
La città di Bari, a quel tempo sottomessa al controllo bizantino, rivaleggiava con la potentissima Venezia sotto il punto di vista economico, ma l’acredine tra i due fiorenti centri marittimi si acuì ulteriormente proprio a proposito della volontà di entrambe di impossessarsi delle reliquie del Santo. I marinai baresi che per primi raggiunsero l’Asia Minore fecero razzie di buona parte dello scheletro di Nicola di Myra e, tornati in patria, deposero provvisoriamente i resti nel monastero di San Benedetto retto dall’abate Elia finchè questi, una volta fatto vescovo, commissionò la costruzione di una nuova chiesa, l’attuale Basilica minore di San Nicola, che potesse ospitare definitivamente le spoglie. Esse furono trasferite nella cripta della Basilica direttamente da papa Urbano II nel 1089.

I resti del Santo sono conservati anche a Venezia e in Lorena, rispettivamente presso le chese di San Nicolò del Lido e nella Basilica di Saint-Nicolas-de-Port, mentre il suo culto, esteso sia tra i credenti cattolici che tra gli ortodossi, trova larga diffusione in più di duecento comuni italiani.
Il grande corteo storico che attraversa la città di Bari ogni 7 maggio rappresenta una maestosa messa in scena della spedizione in Oriente, emblematicamente rievocata attraverso la sfilata della caravella, l’imbarcazione allora utilizzata dai marinai baresi per raggiungere le coste della Licia, accompagnata da centinaia di figuranti in costume nonché dalla riproposizione di alcuni tra i miracoli e le leggende legate alla figura del Santo, tra cui la vicenda delle tre sorelle che il vescovo salvò dalla prostituzione alla quale il padre voleva iniziarle non potendo disporre dei mezzi necessari per assicurare loro una dote dignitosa o la resurrezione di tre fanciulli brutalmente assassinati da un macellaio che voleva rivenderne i resti.
La mattina dell’otto maggio l’effige del patrono, precedentemente esposta sulla caravella, viene condotta in processione in mare (Nicola è considerato anche il protettore dei marinai e dei pescatori) con l’ausilio di un peschereccio selezionato a sorteggio. I festeggiamenti si concludono con un suggestivo spettacolo pirotecnico il 9 maggio, durante quella che è universalmente riconosciuta come la “festa dei baresi”, giorno che coincide esattamente con quello dello sbarco in città delle reliquie.

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