Cronaca nazionale

I tesori nascosti della Costa Concordia

I tesori nascosti della Costa Concordia

di Francesca Cataldo
Ora che la Concordia è stata raddrizzata, la prima cosa che si dovrà tentare di trovare nella sua pancia sono i corpi delle due vittime che mancano ancora all’appello. Soltanto dopo, e solo con il via libera della magistratura, si potrà anche andare alla scoperta del tesoro nascosto della città galleggiante sulla quale, quel 13 gennaio 2012, viaggiavano oltre 4 mila persone. A cominciare dalle 150 cassette di sicurezza che erano installate in altrettante cabine. Le cassette di sicurezza verranno smontate una ad una, catalogate, fotografate con a fianco il numero della cabina in modo che il contenuto possa essere restituito ai legittimi proprietari.

Ci sono poi i tesori nel vero senso della parola: quadri, opere d’arte, suppellettili, il cui valore è stimato intorno ai tre milioni di euro. A bordo della Concordia c’erano circa 6.500 opere d’arte fra originali (510) e multipli (5.700) che hanno comunque un loro valore in quanto non sono copie. Pochissime le speranze di recuperare alcuni vasi in ceramica di inizio ottocento di Miklos Zsolnay o le cristallerie collocate nei bar a bordo. Nel centro benessere della nave, c’erano dodici xilografie del giapponese Katsushika Hokusai, poi il ciclo di Aldo Spoldi ‘Viaggio nelle città europee’, le tele Oltremare di Omar Galliani, Incontro e dissoluzione di Jord Garcia Pons, La Città della Concordia di Fernando de Filippi.

“Molti effetti personali sono andati dispersi in mare o irrimediabilmente danneggiati nei mesi successivi al naufragio — spiega l’ingegnere Franco Porcellacchia, responsabile del progetto per Costa Crociere — teniamo conto che la nave ha subito anche un’inclinazione di 65 gradi per 20 mesi”. Ma se vogliamo, possiamo parlare di un secondo tesoro,quello riguardante la parte del materiale destinata alla demolizione. Dal ferro al rame, dal piombo allo stagno. Sul mercato il relitto di una nave vale 350 dollari a tonnellata, considerando il cosiddetto «peso scarico asciutto» che è cosa diversa dalla stazza e che nel caso della Concordia è di circa 50 mila tonnellate. Nelle navi destinate alla demolizione si può anche decidere di vendere separatamente i materiali che hanno un mercato nell’industria del riciclo, ma nel caso della Costa tutto lascia pensare a una vendita in blocco.

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