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Di sana e robusta… COMPETIZIONE
Come usare la competizione per migliorare e crescere.

Di sana e robusta… COMPETIZIONE
Come usare la competizione per migliorare e crescere.

di Daniela Marrocco
L’ispirazione per questo articolo voglio condividerla. Nasce da un film meraviglioso, narrato in modo umano e sublime. Ricerca e storia. Vita e sport. Il film è Rush. Loro,  i protagonisti della sceneggiatura: Niki Lauda e James Hunt. I più giovani forse non conoscono questi due grandi interpreti dello Sport di Formula 1 targato anni ’70. A stento lo ricordo anche io. Ma il film di Ron Howard ha il pregio di riportare all’attenzione quanto la competizione sana possa portare ad una crescita umana.

Nel firmamento, tra le star, esiste fin troppa confusione oggi. Ma al tempo l’universo sportivo era meno sotto i riflettori. Meno inquinamento di luce. La volta era scrutabile ad occhio nudo. Perciò una stella che brillava potevi riconoscerla… ma saltava all’occhio di più vicino a quelle meno brillanti o alle sfidanti.

Lo sport e la vita sono metafore che si rincorrono sul circuito dell’esistenza senza soluzione di continuità. Cambi le marce, imbocchi le chicanes e se va tutto bene arrivi al traguardo. E poi cambi circuito, poi fai qualche pit stop…

Il punto è che qualche volta, la vita sembra essere una gara.

Una gara per dimostrare che siamo i migliori: per i genitori, per il partner, per i figli, per i datori di lavoro, per noi stessi. I migliori. Occorre un termine di paragone. Occorre una “star” a far da contraltare. Si brilla di più e meglio, se c’è.

Questa visione competitiva negli ultimi 30 anni ha subito un’ascesa formidabile, consolidatasi attraverso una concezione individuale del sé. Condivisione e cooperazione sono più difficili persino nell’era di internet. Il virtuale ha confuso molto dei dati di relazione. I social connettono, ma non effettuano REALE cooperazione.

 

Per quella occorre mettersi al volante, metterci il fisico. FARE LE COSE. Per davvero. Confrontarsi. Per davvero. E per confrontarci allora ricorriamo alla preparazione.

Ma cosa accade se preparandoci bene e al meglio non raggiungiamo l’obiettivo? Cosa accade se nonostante sforzi e sacrifici continuiamo a “perdere” o “prendere il secondo posto”? Quanti di noi possono affermare che di fronte ai risultati non attesi ci fermiamo e pensiamo a mettere a punto ciò che non va, con dedizione, attenzione, concentrazione?

E’ del tutto naturale dar vita ad un altro tipo di atteggiamento. Guardare fuori, guardare colui che, invece, il primo posto lo conquista. Vince, insomma.

Ecco, James Hunt versus Niki Lauda. 2 STILI DI VITA, DI APPROCCIO, DI ESSERE. Passione versus concentrazione. Entrambi forti, entrambi estremi. Due emisferi, due mondi di uno stesso ambiente. Mentre li guardavo non potevo non pensare a quel medesimo processo che porta ognuno di noi a guardare l’altro, quando vince. Quando noi stiamo dietro e respiriamo la scia del gas. Qualche volta la chiamiamo invidia.

Il punto di svolta è lì. TRASFORMARE quel SENTIMENTO di competizione in qualcosa di meglio. Trasformare la competizione in un contenitore in cui rendersi conto di sé, dei limiti. Propri, soprattutto.

Nella competizione viviamo 2 dimensioni di base: noi stessi, gli altri. L’equilibrio tra queste 2 dimensioni fa la differenza. Se passiamo il tempo ad osservare l’altro che vince senza comprenderlo, conoscerlo, indagare come riesce ad ottenere il suo successo, saremo sempre lì. A rincorrere, in scia. Ma non davanti.

Ma cosa accadrebbe se invece osassimo “usare” il nostro concorrente come metro di miglioramento? Cosa accadrebbe se imparassimo a RISPETTARLO tanto da volerlo conoscere, proteggere, preservare come calamita per i nostri obiettivi? La stella da battere…

In questo modo, accade una cosa particolare in noi.

Non siamo più concentrati sul sentimento di invidia né su quello di frustrazione personale. Siamo aperti. Apriamo di fatto una terza dimensione. Quella della crescita, della sfida che punta all’obiettivo e al raggiungimento di ciò in cui abbiamo sempre creduto. Ci diamo la possibilità di trasformare la competizione in occasione di cooperazione. Emozionale, mentale, reale. Ecco, questo atteggiamento mentale ci consente di imparare dagli altri. Ci consente di “vincere”e di ottenere quello che abbiamo puntato. Occorre intelligenza, capacità di autocritica, passione e cuore. Sì, anche passione e cuore. Senza quelle, i sentimenti che ci spingono a crescere non si attivano.

Niki Lauda & James Hunt rappresentano la metafora di un rapporto competitivo che ha giovato ad entrambi: l’uno razionale, l’altro l’estremo della passionalità, della vita che si spinge al limite, contro il 20% massimo di rischio. La realtà cruda dello sport per forza (Lauda: “è una gara pericolosa. Corro con il 20% di rischio, non un punto di più”) contro la magia dello sport (Hunt: “spingersi fino alla morte per ingannarla, è questo che facciamo”).

Non uno migliore dell’altro. DIVERSI. Complementari. Insieme sono diventati leggenda, o forse leggenda è stato il loro modo di vivere la competizione per diventare ciò in cui avevano creduto. Loro, i ripudiati dalle famiglie. L’uno la motivazione dell’altro. Mi piace concludere con una frase del film per raccogliere in pochissime parole l’idea della capacità tutta umana di tramutare l’invidia e la competizione in modo sano, sportivo, vitale: impara più il saggio da un nemico, che lo stolto da un amico.

Solo così è possibile VIVERE e raggiungere i propri obiettivi in modo soddisfacente. Il successo non è nella vittoria di “una gara”, ma nel gioire quando sarà accaduto. E a volte ne basta davvero solo una.

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