Costume & Società

Mediazione familiare: se la coppia scoppia..

Mediazione familiare: se la coppia scoppia..

di Daniela Marrocco
Tra coppia e famiglia: quando non esiste il certificato di sana e robusta “costituzione”..arriva il mediatore.
Sarebbe interessante e non poco ricreare un certificato di sana e robusta costituzione per la famiglia. Magari a partire da quella – COSTITUZIONE – che di famiglia si occupa negli articoli 30 e 31, nella parte dedicata ai diritti e doveri dei cittadini, con sottotitolo “Rapporti etico – sociali”.

Ed è proprio a partire da quegli articoli che ci siamo fatti una domanda?

Cosa è la famiglia oggi?

Tra matrimoni (etero e non), separazioni, divorzi e famiglie di fatto, la fotografia del sistema familiare del 2013 appare profondamente modificata da quella idea storica che ci incantiamo a guardare tenendo fra le mani – quando capita ancora –una foto di cellulosa sbiadita e ingiallita senza effetto Instagram, dei nostri nonni. Consumata dagli occhi.

Ecco, quella fotografia oggi è digitale, veloce, modificabile con un InstaEffetto. Forse meno densa di legami di cellule, oltre che di cellulosa. La famiglia del 2013 è una istantanea convivenza di persone che hanno già la loro identità, spesso il loro lavoro, il loro spazio, il loro tempo. Le relazioni si fanno intricate in questo correre continuo  – almeno nella famiglia occidentale – perdendo il senso del focolare, dello stare, del vivere quieto di un tempo.

In questo iperdinamismo, si incastrano le dinamiche personali che danno vita a relazioni fugaci (è spaventosamente aumentato il numero delle separazioni entro 2 anni dal matrimonio negli ultimi due anni), dove appare piuttosto chiaro che instaurare una relazione ponderata abbia lasciato il passo al fast-marriage. Una sorta di fast-food emotivo e matrimoniale che ha lasciato strascichi di obesità esistenziale. Insomma, la famiglia si crea e si distrugge in pochissimo tempo se il consumo è troppo veloce.

Pertanto, diremmo che la certificazione di sana e robusta costituzione, a questo punto, sia da rivedere, con sottoposizione a check up immediato delle relazioni tra lui e lei (o lui e lui, o lei e lei), prima che tribunale non li separi ma soprattutto senza effetti collaterali (i figli).

FINCHE’ TRIBUNALE NON CI SEPARI: separazioni e divorzi tra avvocati e mediatori familiari

Ecco, in questa  fotografia che pone all’attenzione negli ultimi 2 anni circa 90.000 separazioni e poco meno divorzi già conclusi, appare nitida una verità: non è per sempre.

Per questo motivo negli ultimi 15 anni, il sistema giudiziario ha favorito (meno al sud in verità e più al nord) sistemi di separazioni consensuali al posto della giudiziale. Il procedimento di separazione con la sua impennata ha realizzato una apertura verso la soluzione consensuale coadiuvata da una figura professionale di tutto rispetto: il mediatore familiare.

Nata più di 25 anni fa negli USA-  (la patria del divorzio lampo, ossimoro del baluardo dell’idea di famiglia propagandato ovunque) la mediazione familiare diventa uno strumento degli studi legali e dei procedimenti, in grado di dirimere, accordare e concordare in modo win-win  la separazione tra i due coniugi. Con enormi benefici e tutela  per i minori coinvolti.

Discorso a parte, ma non meno significativo per l’Italia: la mediazione familiare arriva prima in Toscana, poi Lombardia, per approdare nel sud ITALIA. In Puglia ormai i mediatori formati e operanti sono presenti sui registri dell’AIMEF e nelle sedi di ASL e Comuni convenzionati.



Ma come funziona la mediazione familiare in Italia?

I tempi sono cambiati, dicevamo. E divorziare, nella maggior parte dello stivale non è più una lettera scarlatta da tatuare. Tuttavia la mediazione familiare in Italia nella sua applicazione conserva tratti attuativi ben diversi da quella americana.

Meno velocità e più dato emozionale. La formazione dei mediatori familiari affianca alla preparazione giuridica (ove non sia presente di base) quella di comunicazione, psicologia, sociologia, pedagogia ed etica. Si perché diventare mediatori familiari è soprattutto una professione di equilibrio.

Come si forma un MEDIATORE FAMILIARE e cosa fa?

Per diventare mediatore familiare è necessario essere in possesso di un titolo di laurea: giurisprudenza, psicologia, ma anche materie umanistiche affini sono quelle preferenziali. Di qui parte la formazione che di base presenta un training in materie legate allo studio del sistema familiare, ma anche a quello patrimoniale. Le dinamiche di relazione tra i coniugi e i coniugi e figli si intrecciano spesso in modo confuso e intricato con quelle della casa, delle cose, insomma della pratica.

Non si tratta solo di dividere un patrimonio, gestire il diritto di visita del genitore non affidatario o in affido congiunto. Si tratta di tessuto emozionale, di parole cariche di pathos, di tracciare il confine della parola fine come coppia e aiutarli nel contempo a intravedere una prospettiva di vita come singoli.

E’ soprattutto un lavoro di analogie, di costruzione di intenzioni in comune, di “ponti” da realizzare insieme ai due coniugi, per stabilire un codice di comunicazione comune su cui fondare l’accordo di separazione.

Perché il paradosso del lavoro di un mediatore è tutto lì: mettere in comune per separare! Rimanendo imparziale ago di una bilancia che lotta per pendere. Stampandosi sul vestito di mediatore familiare la targhetta di “paladino/a dei vostri figli”: gli unici di cui si possa – o debba – prendere le parti.

MEDIAZIONE FAMILIARE: quando è possibile?

La mediazione familiare è un procedimento che non è sempre possibile. Occorrono una serie di presupposti. Innanzi tutto la volontà della coppia di separarsi consensualmente e di partecipare ad un percorso di mediazione familiare. Una volontà che può e deve essere accertata nei primi 3 incontri di pre-mediazione.

Altri presupposti fondamentali: la non concomitanza di un procedimento giudiziale già avviato, la sanità mentale di entrambi i coniugi, l’assenza di denunce a carico di uno o entrambi i coniugi. Presupposti per procedere al percorso di mediazione, ma non sufficienti a garantire l’accordo.

Il lavoro viene fatto proprio durante i restanti incontri (ulteriori 10 di solito) in cui la coppia viene invitata a mettere in campo emozioni, delusioni, aspettative e dati patrimoniali da rielaborare, rivivere in ottica costruttiva, concordare.

E se ci sono i figli? A maggior ragione il percorso diventa fondamentale per stabilire una base di equilibrio per la loro tutela. Il conflitto esasperato e le guerre dei Roses certamente non costituiscono le fondamenta per una crescita ottimale dei minori e dei figli in generale. Al termine del percorso verrà poi redatto l’accordo di separazione da ratificare con l’avvocato e a depositare per l’avvio della consensuale.

E se la coppia scopre di voler tornare insieme?

Non è un caso improbabile che durante un percorso di mediazione, dove il mediatore mette in comunic-azione i coniugi si riesca a sentirsi e a parlarsi meglio e di più. E, in alcuni casi, a ritrovarsi.

In questo caso, la mediazione familiare deve terminare e lasciare lo spazio ad un altro tipo di operatore: psicologo, terapeuta di coppia oppure Counselor o esperto in relazione di aiuto.

Quest’ultimo è certamente in grado di armonizzare le relazioni ove le dinamiche familiari e personali non siano particolarmente intricate. Al di là della volontà, una coppia che vuole rivedere i patti matrimoniali ha bisogno di operare un cambiamento: l’entità di questo cambiamento rivela quale operatore è più adatto.

Molti comuni al momento hanno attivato centri di consulenza e mediazione per le coppie.

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