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Cronaca

I 10 fatti di cronaca nera più importanti del 2013
Prima parte

I 10 fatti di cronaca nera più importanti del 2013
Prima parte
Roberto Loizzo

di Roberto Loizzo
Con questo articolo cerchiamo di ripercorrere un intero anno di cronaca nera, attraverso 10 casi di cronaca che, secondo il nostro giudizio, rappresentano i reati più eclatanti che hanno caratterizzato il 2013.


1) Giallo di Los Roques: sparisce l’aereo con a bordo Missoni

C’erano sei persone a bordo del velivolo in Venezuela di cui, dalla mattina del 4 gennaio, si sono perse le tracce. Tra i quattro passeggeri di nazionalità italiana, anche Vittorio Missoni, figlio maggiore dello stilista Ottavio Missoni, insieme alla moglie Maurizia Castiglioni. La conferma arriva da Pietro Foresti, figlio di Elda Scalvenzi e Guido Foresti, due amici di vecchia data dell’imprenditore, anche loro a bordo. “L’unica cosa che sappiamo – dice – è che hanno interrotto le ricerche”. L’aereo era decollato dallo scalo di Los Roques e doveva atterrare all’aeroporto internazionale Simon Bolivar di Maiquetia, a circa 20 chilometri da Caracas.
Il 22 ottobre saranno recuperati i resti di cinque corpi intrappolati nell’aereo. I sommozzatori della marina “hanno raccolto diciannove resti umani” corrispondenti a cinque delle sei persone che si trovavano a bordo dell’aereo, ha spiegato il procuratore generale Luisa Ortega dopo una riunione con le famiglie del pilota e copilota venezuelani, l’ambasciatore d’Italia a Caracas e l’avvocato in rappresentanza delle vittime.


2) Il ghanese Kabobo uccide a picconate tre passanti a Milano
Un fatto di sangue assurdo stamane a Milano, nel quartiere Niguarda: un ghanese, fermato dai Carabinieri, si è messo a picconare casualmente i passanti per strada, che fortunatamente all’alba, intorno alle 6.30, erano pochi. Le aggressioni e i ferimenti sarebbero avvenuti casualmente, per strada. E non si esclude lo scopo di rapina: portafogli e cellulari sarebbero stati sottratti alle vittime. In base a quanto trapela dalle Forze dell’ordine l’assassino avrebbe 31 anni e sarebbe originario del Ghana. Il soggetto ha precedenti penali per rapina, furto, spaccio di droga e resistenza a pubblico ufficiale. Inoltre è un clandestino, entrato in Italia nel 2011 e intimato all’ espulsione. Ha opposto resistenza anche ai controlli in caserma. Si esclude che l’omicida sia un folle, come all’inizio qualcuno aveva supposto.

3) La sedicenne Beatrice Papetti viene travolta e uccisa da un pirata della strada a due passi da casa
Il 10 luglio viene investita e uccisa Beatrice Papetti di 16 anni. Sette giorni dopo si costituisce il pirata della strada che ne ha causato la morte.  Si tratta di El Habib Gabardi, un ambulante marocchino di 39 anni (residente a Roncello). L’uomo è stato interrogato tutta la notte e ha fornito la sua versione dei fatti sul tragico incidente. I carabinieri hanno ritrovato e sottoposto a sequestro l’autovettura, un “Peugeot Ranch”. Il pirata aveva nascosto la sua auto nel garage di un amico, perché nessuno potesse vederla, notarla, o ricollegarla a lui. A spingerlo a costuirsi, ha detto ai carabinieri, “Il rimorso per quello che avevo fatto e le foto di quella ragazzina così piccola sui giornali”. Il marocchino ha fornito una confessione breve e completa: “Non ho visto quella ragazza, ho avuto paura, non sono riuscito a pensare e sono scappato”. Il marocchino si era confidato nella sua moschea durante Ramandan e l’Imam lo avrebbe convinto a costituirsi.
La versione del marocchino di 39 anni ha ancora diversi punti poco chiari. L’uomo racconta di non avere capito subito la gravità dell’impatto. Il 39enne avrebbe compreso di aver investito un essere umano solo il giorno dopo l’incidente, leggendo della morte di Beatrice sui giornali. I danni riportati dall’autovettura, tuttavia, appaiono evidenti anche a un’occhiata superficiale: la Peugeot Ranch è priva dello specchietto destro, con vaste ammaccature sul paraurti anteriore destro e soprattutto sul parabrezza, che oltre a essere compatibili con i frammenti trovati sul luogo dell’incidente evidenziano la gravità dell’impatto anche a un occhio poco esperto. Lo straniero, inoltre, racconta di essersi dato alla fuga per evitare controlli sul veicolo, che non era stato sottoposto alla revisione periodica, e di aver deciso di consegnarsi spinto dal rimorso per la morte della sedicenne. I carabinieri, però, avevano effettuato controlli su centinaia di veicoli, e con ogni probabilità il pirata della strada aveva intuito che le forze dell’ordine erano ormai a un passo dal l’identificazione.

4) L’ex vigile Giuseppe Pegorara spara al sindaco di Cardano al Campo Laura Prati

Il 2 Luglio. un vigile sospeso dal servizio è entrato nel municipio di Cardano al Campo, paese di circa 14 mila abitanti in provincia di Varese, per colpire il sindaco Laura Prati. L’uomo era stato tempo fa accusato e processato per truffa: questo il motivo della sospensione dal servizio. Secondo quanto riferito dai testimoni, l’uomo avrebbe detto di aver “regolato i conti”, dopo essere stato fermato dai carabinieri accorsi sul luogo della sparatoria. Il 22 Luglio, le condizioni del Sindaco peggiorano a causa di una emorragia celebrale tanto da determinarne la morte.
E’ andata bene invece al vicesindaco di Cardano al Campo, Costantino Iametti, anche lui ferito nella sparatoria del 2 luglio, dimesso dall’ospedale e tornato a casa. Col passare dei giorni, emergono nuovi elementi. Pegorara voleva degli ostaggi, e far leggere un comunicato contro la politica in cambio della loro liberazione. Nel testo se la prende con Fini, Casini e Follini, definiti ‘’traditori’’ e con alcune donne della politica o dello spettacolo come Rosy Bindi, Elsa Fornero, Luciana Litizzetto e Susanna Camusso. Minaccia di ‘’andare da Bersani’’ e che poi ‘’tocca a Grillo’’.  Nel testo anche un ‘ordine generale esecutivo’ rivolto alle forze dell’ordine a cui chiede per dei sottointesi ostaggi un’autoambulanza con tre addetti e impone un ultimatum di ‘’un’ora di tempo’’ per far leggere un comunicato stampa. ‘’Da oggi disdico il contratto sociale – scrive in un passo – con questo Stato ladro e rosso’’.

5) Joele Leotta viene ucciso a Londra da un gruppo di lituani

Il 23 ottobre 2013 Joele Leotta a Londra perde la vita per un odio razziale. “Italian shit”, “Italiani di merda, ci rubate il lavoro”. Poi li hanno massacrati di botte. Joele Leotta, 19 anni, di Nibionno in provincia di Lecco, non ha potuto nulla per parare i colpi, mentre Alex Galbiati, coetaneo di Molteno, l’amico di sempre ha cercato di difenderlo. Stavano guardando un film, erano già in pigiama quando sono stati aggrediti da un gruppo di giovani che hanno fatto irruzione. In due contro sette, o forse di più, non c’era scampo. Quando i soccorritori sono intervenuti sul posto in quella stanza di Lower Stone Street, a Maidstone, nel Kent, il nibionnese versava in condizioni disperate. Trasferito d’urgenza con l’eliambulanza, è morto poco dopo il ricovero al King’s College Hospital di Londra. Quattro lituani sono stati indagati per l’omicidio: si tratta di Aleksandras Zuravliovas, di 26 anni; Tomas Gelezinis, 30 anni, Saulius Tamoliunas, 23 anni e Linas Zidonis, di 21 anni. Sono accusati anche di lesioni gravi per l’aggressione all’amico di Joele.

[Fine prima parte…]

(Avv. Roberto Loizzo, Criminologo Forense)

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4 Comments

  1. Paolo Iusco

    1 gennaio 2014 at 11:05

    Mi permetto sfruttare lo spazio per evidenziare un caso di cronaca nera che è avvenuto proprio nella nostra citta, a Bari in Via Tenente Casale dove all’interno del CSM Centro di Salute Mentale il giorno 4 Settembre 2013, la Dott.ssa Paola Labriola di 53 anni, viene aggredita e uccisa da un suo paziente tal Vincenzo Poliseno, un omicidio efferato, la dottoressa che lascia Marito e due Figli è stata colpita a morte da un coltello con una lama di ben 12 cm. un coltello da cucina.

    Numerosi i commenti sulla vicenda dai risvolti penosi per la semplicità con cui l’omicida avesse varcato l’ingresso del centro con un arma addosso. Fù indetto il lutto cittadino, venne organizzato un corteo al trigesimo che fu un coro di protesta per la mancanza di provvedimenti conseguenti a questo che fu il più grave di tanti incidenti sul lavoro, una protesta con la quale molti cittadini Baresi hanno chiesto agli amministratori ed ai Funzionari della Asl di prestare maggior attenzione a che in questi luoghi si possa lavorare riducendo al massimo i rischi migliorando i sistemi di sicurezza all’interno dei Centri di Salute Mentale, per scongiurare al massimo il ripetersi in futuro di episodi analoghi, per tutelare chi svolge una professione importantissima per la collettività.

    Un omicidio che è da inserire negli incidenti sul lavoro.

    Paolo Iusco

  2. Paolo Iusco

    1 gennaio 2014 at 11:55

    Mi permetto sfruttare lo spazio per evidenziare un caso di cronaca nera che è avvenuto proprio nella nostra città, a Bari in Via Tenente Casale. Dove all’interno del CSM Centro di Salute Mentale, il giorno 4 Settembre 2013, la Dottoressa in Psichiatria Paola Labriola, di 53 anni, viene aggredita e uccisa da un suo paziente, tal Vincenzo Poliseno. Un omicidio efferato, la dottoressa, che ha lasciato Marito e due Figli, è stata colpita a morte da un coltello da cucina con una lama di ben 12 cm.

    Numerosi i commenti sulla vicenda, dai risvolti penosi per la semplicità con cui l’omicida aveva varcato l’ingresso del centro con un arma addosso. Fù indetto il lutto cittadino, il giorno del trigesimo venne organizzato un corteo che fù un coro di protesta per la mancanza di provvedimenti presi in conseguenza di quello che fu il più grave di tanti incidenti già registratisi, il corteo autorizzato al quale hanno partecipato i cittadini Baresi per chiedere agli amministratori ed ai Funzionari della Asl di prestare maggior attenzione, ad un fenomeno preoccupante, migliorando i sistemi di sicurezza all’interno dei Centri di Salute Mentale, a che in questi luoghi si possa lavorare riducendo al massimo i rischi, per scongiurare il ripetersi di episodi analoghi, per tutelare chi svolge una professione importante e rilevante per la collettività.

    Un omicidio che è da inserire tra casi di incidenti sul lavoro.

    Paolo Iusco

    P.S.: Errata corrige, elimina e sostituisce precedente commento.

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Roberto Loizzo

Avvocato e Criminologo Forense. Laurea Magistrale in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Bari “A. Moro”; Criminologo Forense con titolo conseguito presso l’Università Carlo Cattaneo LIUC di Castellanza (VA); Avvocato; Lavora nell’ambito penale occupandosi di criminalità e minori; Autore di articoli con analisi criminologica dei fatti di cronaca per le testate giornalistiche Barilive.it e CorrieredellePuglie.com; Docente presso Master Universitario di I e II livello in Criminologia Sociale alla PST BIC di Livorno per a.a. 2011 - 2012

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