Cronaca estera

Nuovo record nella produzione di oppio in Afghanistan

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Nuovo record nella produzione di oppio in Afghanistan
Pierfrancesco Caira

Da quando nel 2001 è partita l’operazione “Enduring Freedom”, ovvero la guerra in Afghanistan, il Governo americano ha sempre considerato le coltivazioni di oppio come un problema da estirpare (letteralmente!). Tuttavia negli ultimi dodici anni la produzione di oppio ha continuato a crescere, come dimostra un recente rapporto dell’UNODC (Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine): nel 2013 i circa 210.000 ettari coltivati hanno portato ad un incremento produttivo del 36% rispetto allo scorso anno e dell’8% rispetto al picco più alto, registrato nel 2007. La produzione totale di oppio in Afghanistan quest’anno ammonta a 5.500 tonnellate, la richiesta mondiale annua si ferma a 5.000 tonnellate. Nonostante uno degli obiettivi delle truppe americane fosse proprio quello di eliminare il commercio di oppio, svariati ufficiali statunitensi si sono dimostrati contrari alla distruzione dei campi di papaveri: a dispetto di quanto richiesto dalle truppe afghane, i militari USA hanno incoraggiato comportamenti diametralmente opposti col pretesto di non eliminare l’unica fonte di sostentamento dei contadini locali.

Inoltre la strategia ufficialmente adottata – bruciare i campi – potrebbe sembrare la misura più ovvia, tuttavia è servita solo a far lievitare il prezzo del prodotto rendendo il business ancora più allettante. Senza considerare l’aumento esponenziale del malcontento dei coltivatori per l’intromissione degli occidentali nel loro Paese e nei loro affari. La guerra al consumo di stupefacenti è un fallimento a livello globale, gli sforzi dei governi di influire sulla libertà personale dei cittadini in un crimine senza vittime ne sono l’espressione; perseguire politiche di “tolleranza zero” ed assumere un ruolo genitoriale anzichè responsabilizzare gli individui sulle proprie scelte ed abitudini non può che avere risvolti negativi: la storia insegna quanto sia controproducente il proibizionismo.

I miliardi di dollari investiti in tutti questi anni non hanno portato ad alcun risultato, eppure si continua a scialacquare nella stessa direzione; in effetti a guadagnarci sono in pochi (tanto per cambiare), ad esempio i dipartimenti di polizia che, tramite la confisca dei beni prevista dalla legge (Asset Forfeiture) incrementano il loro patrimonio con la vendita all’asta degli stessi, oppure i proprietari delle numerose carceri private che vedono moltiplicarsi il numero dei detenuti i quali, tanto per restare sempre nell’ambito esemplificativo, sono forza lavoro a bassissimo costo. Negli ultimi 20 anni il numero delle persone condannate a scontare una pena nelle prigioni di proprietà dei privati in America è aumentato del 1660%. Si debbono tenere in conto, infine, anche gli enormi interessi in gioco per le multinazionali del farmaco e non solo.

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