Cronaca estera

USA, migliaia di adolescenti in isolamento nelle prigioni

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USA, migliaia di adolescenti in isolamento nelle prigioni
Pierfrancesco Caira

La pratica di porre in regime di isolamento i minorenni incarcerati anche per reati minori è incredibilmente diffusa nelle prigioni statunitensi, sebbene sia ampiamente dimostrato quanto può risultare dannoso per la psiche dei soggetti, soprattutto se giovani, considerati i bisogni specifici legati alla loro età e la loro estrema vulnerabilità. Ogni anno circa 100.000 minorenni transitano per le strutture carcerarie americane, il che si traduce in migliaia di ragazzini in regime di isolamento (o “custodia protettiva”, la denominazione ufficiale); la percentuale stimata dei carcerati in isolamento si aggira attorno al 5%, ma l’evidenza pratica suggerisce che i minori subiscono questo trattamento in misura decisamente maggiore rispetto agli adulti. Sebbene le legislazioni di oltre venti Stati impongano la divisione fra minorenni e adulti all’interno delle strutture carcerarie, la maggior parte dei 3.000 istituti statunitensi non include strutture specifiche per i detenuti più giovani, dunque l’isolamento diviene l’unica alternativa possibile.

Gli USA primeggiano nei numeri per quanto riguarda i detenuti in regime di isolamento fra le nazioni definite democratiche. Uno studio condotto da un team dell’Università del Texas, guidato dalla Prof. Michele Deitch, ha dimostrato che nel 2008 vi erano oltre 11.300 minori negli USA detenuti in prigioni destinate ai soli adulti. Più della metà degli Stati americani prevede che i minori di 12 anni possano essere giudicati come adulti in tribunale: in 23 Stati è possibile processare come adulti persino i bambini dai 7 anni in poi! Secondo un rapporto del 2005 di Amnesty International, la maggior parte dei teenager finisce in isolamento o per problemi disciplinari, principalmente per prevenire l’affiliazione alle gang, o perchè devono essere tenuti separati dagli adulti; spesso l’isolamento serve ad evitare abusi nei confronti dei minori, abusi che però in troppi casi vengono poi perpetrati dalle guardie.

Pur trovandosi in isolamento per la propria protezione, i giovani non ricevono alcuna istruzione nè seguono percorsi di riabilitazione e ad alcuni è persino vietato ricevere visite dai familiari; la Teoria Generale della Tensione formulata da Robert Agnew prova come un simile trattamento riservato ai giovani trasgressori non serva affatto a ridurre il rischio di comportamenti recidivi. L’isolamento può danneggiare emotivamente e fisicamente qualsiasi prigioniero, adulti inclusi, portando a patologie quali ansia, depressione, eccessi di rabbia, disturbi dell’apprendimento, paranoia e psicosi. L’intero sistema va rivisto e riformato radicalmente, ad iniziare dall’abolizione delle carceri private e della possibilità di processare i bambini che, per definizione, non sono responsabili delle azioni compiute; il trattamento attualmente riservato agli adolescenti non può che trasformarli in adulti peggiori.

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