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Crowdsourcing. Quando l’unione fa la forza

Crowdsourcing. Quando l’unione fa la forza
Antonio Catacchio

di Antonio Catacchio
Crowdsourcing è il termine con cui faremo i conti nel prossimo futuro a detta di Jeff Howe, giornalista della rivista Wired, che per primo ha avuto l’idea di dare un nome a un processo che, in realtà, esisteva già da tempo. Il crowdsourcing è, infatti, il modello su cui si basano Wikipedia, GNU/Linux e in genere tutti i progetti collaborativi le cui soluzioni possono essere raggiunte da una moltitudine di persone.
Questo nuovo modo di intendere la collaborazione tra le persone potrebbe comportare una rivoluzione nel mondo del lavoro dal momento che questo nuovo modello di business renderà obsoleti molti concetti che regnano oggi nel mondo dell’impresa.

Il principio cardine su cui si fonda il crowdsourcing è davvero molto semplice: ognuno di noi ha un’attività amatoriale cui dedica del tempo. Queste attività amatoriali, per il solo fatto di essere amate, possono essere svolte collaborando con altre persone che amano le stesse identiche cose. Il motore del crowdsourcing è, pertanto, un misto di amore e passione.
Ciò che più appare significativo è il fatto che la maggior parte delle persone esercita la sua attività preferita e gratificante lontano dal posto di lavoro. Il crowdsourcing fa così tesoro del fatto che i nostri interessi possono essere più variegati di quanto farebbero pensare i nostri biglietti da visita e il nostro attuale lavoro. Non è impossibile, infatti, trovare un manager affermato che, nei fine settimana, si trasforma in un patito del fantacalcio tanto da avere messo su un sito di gestione per le leghe fantacalcistiche.
A titolo di esempio valga la storia di Giorgia Sgargetta, abruzzese, il cui lavoro ordinario è quello di responsabile per una fabbrica di pesticidi. Quando ha saputo di InnoCentive (realtà americana in tema di crowdsourcing) non ha aspettato un secondo ad accettare le sfide in cui si riteneva capace ed ha, così, rispolverato il suo amore per la ricerca che, nella fabbrica in cui lavora, non poteva evidentemente più far fruttare. L’intraprendente ricercatrice, nel suo laboratorio casalingo, si diletta nella soluzione di problemi che hanno messo in difficoltà alcuni dei migliori scienziati aziendali del mondo. In due anni ha risolto due sfide che le hanno fruttato 45.000 dollari: non male considerando che parliamo di una ricercatrice che opera da casa sua ed a tempo perso.

Una delle caratteristiche peculiari di InnoCentive è la “democratizzazione del processo di problem-solving”, visto che la società che cerca aiuto non saprà chi sarà il solutore del problema e viceversa.
I progetti basati sul crowdsourcing sono meritocratici: ciò che importa è il prodotto finale, potrà anche darsi che i solutori siano dilettanti in tutti i sensi, ma questo importa davvero poco. Ciò che rende il crowdsourcing così efficace è la diversità insita nella natura umana ed è importante, per il buon esito dei progetti, che le persone che collaborano non siano nelle condizioni di influenzarsi l’uno con l’altro.
E se le persone si sopravvalutassero? se si credessero dei geni ma, all’atto pratico, non lo sono? Sarà sempre la comunità a valutare e scegliere in virtù della sua autodisciplina: per di più, la comunità, proprio perché ama ciò che fa, non gradisce assolutamente di essere imbrogliata e se scopre puzza di bruciato abbandonerà sicuramente il progetto.
Insomma, la qualità migliore degli esseri umani è la diversità, e nell’era dell’omologazione imperante dei social network questa è davvero un buona cosa proprio perchè solo la diversità e l’eccellenza possono salvarci da un oceano di mediocrità.

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Antonio Catacchio
@tonykataklios

Nato a Bari nel freddo gennaio del 1979, non ha intrapreso esclusivamente l'Università della vita, come molti oggi vanno orgogliosamente sostenendo. Oltre a quella infatti si è anche laureato in giurisprudenza presso l'Università degli studi di Bari nel 2009 con una tesi in diritto penale dal titolo "La frode informatica". Dopo aver sostenuto gli scritti per l'esame di avvocato nel dicembre 2011, si inerpica come un dedalo, nella realizzazione di un magazine online iniziando a studiare SEO, SEM e aprendo account online su social media d'ogni genere per iniziare a carpirne funzionamento ed evoluzioni. Tra un lavoro occasionale ed un altro a tempo determinato, dirige e conduce gli aspetti organizzativi del progetto corrieredellepuglie.com, di cui è il maggiore artefice. Nel 2013 fonda insieme a Claudio Santovito, Roberto Loizzo e Teresa Manuzzi l'Associazione InformAEticaMente.it, editrice del corrieredellepuglie.com.

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