Arte, cultura e spettacolo

“Menne delle monache”: il dolce conteso tra Abruzzo e Puglia

“Menne delle monache”: il dolce conteso tra Abruzzo e Puglia

mennemonachedi Teresa Manuzzi
Più di 300 chilometri separano Guardiagrele, cittadina in provincia di Chieti, da Altamura, in provincia di Bari. Queste due città apparentemente non hanno nulla in comune, ma, in realtà c’è qualcosa di “dolce” tra loro. A dire il vero le due città più che essere unite sono divise da una prelibatezza. “Tette delle monache”, “menne delle monache”, “sise delle monache”, “tettarelle”, “sisette”… molti sono i nomi con cui si è soliti chiamare uno dei fiori all’occhiello della cultura culinaria italiana. Le “sise delle monache” sono inserite nell’elenco dei prodotti tipici del “Ministero delle Politiche Agricole e Forestali”, si trovano nell’Atlante dei prodotti tipici del “Parco nazionale della Maiella” e si sono anche guadagnate la “chiocciolina” di Slow Food. Sui forum di cucina gli utenti sono divisi in due e ognuno cerca di attribuire alla propria aria geografica di appartenenza la ricetta “originale”.

Mentre il nome è praticamente identico in entrambe le città, la forma del dolce è diverso. Infatti nella città in provincia di Bari il dolce è servito “singolarmente”, in provincia di Chieti invece si realizza unendo tre “montagnole” di sofficissimo pandispagna farcito con crema. La tradizione abruzzese più accreditata racconta che il nome “Sise delle monache” deriva dal fatto che in passato le donne che decidevano di seguire la vocazione erano solite camuffare le proprie curve inserendo un panno tra i due seni.

A mio avviso però, nonostante il nome simile, la ricetta chietina è diversa da quella altamurana perché, mentre la farcitura di crema, a  Guardiagrele, viene inserita in seguito ad un taglio alla base del dolce, la consistenza morbida e l’estrema delicatezza del dolce di Altamura non permetterebbero nemmeno il taglio. Per questo la crema, che ad Altamura è rigorosamente chantilly, viene inserita attraverso l’uso di una siringa.

Entrambe le ricettè rimangono segretissime, i pasticceri dei due paesi proseguono sulla via dell’omertà, mentre sui forum si avvicendano i pareri ed i consigli di chi cerca, disperatamente di replicare in casa questo piccolo gioiellino di zucchero e uova. Forse, tra le tante, la ricetta che più si avvicina è questa, eliminando però lo zucchero fondente. I risultato, in base alla foto, non è esattamente uguale a quello delle tettarelle altamurane. Non resta che sperimentare e migliorare la ricetta poco a poco per riuscire ad avvicinarsi al risultato ottimale. Penso che ora sia chiaro come i due dolci, pur avendo lo stesso nome, sono sostanzialmente diversi per consistenza e sostanza.

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