Scienza & Tecnica

USA: test del sangue per prevenire l’Alzheimer

USA: test del sangue per prevenire l’Alzheimer
Federica Bartoli

di Federica Bartoli
La malattia di Alzheimer è tristemente nota come la patologia che, manifestandosi nella maggior parte dei casi in età presenile, conduce gli individui che ne sono affetti alla demenza. Essa è ampiamente diffusa a livello mondiale: ne soffrono oltre trenta milioni di persone e si calcola che nei prossimi decenni il numero di pazienti colpiti dal morbo possa continuare a crescere fino a toccare cifre esorbitanti. Non esiste ancora una cura adeguata che permetta di combatterne i sintomi, i quali, al momento, possono solo essere relativamente ridotti attraverso cure farmacologiche.

La ricerca scientifica, dunque, si è concentrata in questi anni sulla possibilità di poter intervenire efficacemente contro il decorso del morbo operando in maniera preventiva, ossia antecedentemente la comparsa dei primi segnali della malattia. Un gruppo di studiosi statunitensi ha sviluppato un test del sangue in grado di prevedere il manifestarsi dell’Alzheimer all’interno di un periodo di tempo di circa tre anni; un test che, accurato al 90%, potrebbe permettere di ostacolare se non addirittura prevenire del tutto l’incedere della malattia. Howard Federoff, autore dello studio e docente presso la Georgetown, ha spigato che sono stati individuati dieci lipidi nel sangue i quali sono particolarmente funzionali alla predizione dell’incombere della malattia.

Gli studiosi hanno concentrato le loro analisi su 525 ultrasettantenni in buono stato di salute, sottoponendole a costanti controlli per cinque anni. A distanza di tre anni sono stati posti a confronto i campioni di sangue di cinquantatré persone che avevano sviluppato la malattia, con campioni di altrettanti pazienti definiti “cognitivamente normali”. Dalle analisi è infine emerso che il livello dei dieci lipidi succitati è più basso nel sangue delle persone che hanno iniziato a presentare i sintomi dell’Alzheimer. La ricerca, pubblicata sulla rivista “Nature Medicine”, è da considerarsi un importante punto di partenza verso lo sviluppo di opportune terapie che possano un giorno aiutare a combattere e debellare la malattia.

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