Costume & Società

“Knockout game”, la nuova stupida moda creata ad arte dai media

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“Knockout game”, la nuova stupida moda creata ad arte dai media
Pierfrancesco Caira

Oramai anche le cronache nostrane riportano episodi di ragazzini che stendono persone ignare con un cazzotto ben assestato, filmando il tutto con i propri cellulari in una sorta di competizione detta “knockout game”, è quanto sarebbe accaduto, ad esempio, a dei passanti di Favaro Veneto (VE) a fine gennaio o, più di recente, in due scuole medie site a Castellammare di Stabia (NA) e Susa (TO), nonchè per le strade del quartiere Trastevere, a Roma. Come al solito il tutto è iniziato per spirito di emulazione dei più giovani nei confronti dei coetanei americani, un po’ come il fenomeno “neknominate”; negli USA e in Gran Bretagna, infatti, da qualche mese a questa parte si legge di gente stesa a pugni senza motivo e di ragazzini che filmano trionfanti il K.O., spesso questi assalti sono degenerati in veri e propri attacchi razziali nei confronti di diverse etnie.

In pratica il “gioco”, risulterà chiaro a questo punto, consiste nell’assestare un pugno in pieno volto a qualcuno per farlo stramazzare al suolo, eventualmente si creano delle squadre per gareggiare a chi fa il numero maggiore di vittime e si riprendono su video i K.O. come trofei di guerra. Anzitutto questi assalti alla cieca non costituiscono alcuna novità, sono sempre esistiti come atti di bullismo, specie nelle scuole, se poi adesso qualcuno ha deciso di filmarli e renderli pubblici è solo grazie all’avanzare della tecnologia di cui disponiamo, vi è da aggiungere che si tratta di un mero atto di codardia e null’altro, tipico in certi ambiti in cui il gruppo spersonalizza l’individuo e che un cazzotto sulla testa può portare a conseguenze ben più gravi della semplice perdita dei sensi.

Negli ultimi anni questa presunta moda è costata la vita a Hoang Nguyen (72) di Saint Louis (Missouri), Delfino Mora (62) di Chicago (Illinois), Michael Daniels (51) di Syracuse (New York), Simon Mitchell (43) di Manchester (UK) e Ralph Santiago, un senzatetto di Hoboken (New Jersey); riesce difficile non trovarsi d’accordo con il Prof. James Addlespurger, steso con un pugno da uno studente nell’ottobre del 2012, quando sostiene di sentirsi sfruttato dai media per la diffusione virale che ha avuto il video della sua disavventura e per come è stato usato, assieme ad altre riprese affini, per giustificare il diffondersi del fenomeno che, lo si ribadisce, non è assolutamente una novità; come ha dichiarato all’Huffington Post lo stesso docente, “solo perchè si trovano i video su Youtube, non significa che si possa classificarla come tendenza violenta”, purtroppo però per alcuni giornalisti ogni scusa è buona e la constatazione più amara da fare è che vi sono sempre degli adepti dell’idiozia che ritengono giusto dare loro credito.

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