Economia e Diritto

Addio ai centesimi di rame in Italia?

Addio ai centesimi di rame in Italia?
Mariangela Lomastro

Boccadutridi Mariangela Lomastro
Prenderà il via domani il dibattito a Montecitorio sulla mozione, proposta dal deputato SEL Sergio Boccadutri e sottoscritta da esponenti di PD, PSI, Scelta Civica e M5S, che prevede la sospensione del conio in Italia delle monete da 1 e 2 centesimi ed eventualmente, valutandone l’impatto sull’inflazione, anche di quelle da 5 centesimi. Il prezzo di produzione dei “ramini” è infatti esorbitante, ogni anno costa alle casse dello Stato la bellezza di 30 milioni di euro, si consideri che per fabbricare una singola moneta del valore di 1 centesimo se ne spendono 4,5 mentre per quelle da 2 se ne spendono 5 e quelle da 5 ci costano 5,7 centesimi ognuna, per una spesa totale che supera, dall’introduzione dell’Euro ad oggi, i 360 milioni, nonostante il valore reale di quanto prodotto si attesti intorno ai 170 milioni. Due Paesi membri della UE, la Finlandia e l’Olanda, hanno già effettuato tale scelta e, oltreoceano, anche il Canada ha deciso di muoversi nella stessa direzione.

Secondo quanto dichiarato dal primo firmatario della proposta, le monete di rame non solo non vengono accettate da distributori automatici, parchimetri e caselli autostradali, tendono inoltre ad essere smarrite o comunque non riutilizzate dal consumatore che le riceve come resto e, per di più, circolano quasi unicamente, proprio in funzione di resto, nella grande distribuzione. Per quanti temono effetti negativi sull’inflazione in conseguenza dell’eliminazione delle monete da 1 e 2 centesimi, basti consultare gli studi citati dalla Commissione Europea sull’argomento, che dimostrano l’impatto praticamente nullo che avrebbe tale decisione mentre per quanto riguarda i prezzi dei beni in commercio, basterebbe mutuare il sistema di arrotondamento, per eccesso o per difetto a seconda del prezzo iniziale del bene, dagli altri Paesi che già hanno abolito i “ramini”. Non vi è dubbio che una trentina di milioni in più all’anno farebbero molto comodo alle finanze statali e, qualora debitamente utilizzati, anche ai cittadini.

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