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Aziende fallite. 3600 le attività saltate solo nei primi 3 mesi del 2014

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Aziende fallite. 3600 le attività saltate solo nei primi 3 mesi del 2014
Antonio Catacchio

di Antonio Catacchio
Facendo una ricerca sullo stato di salute economica del nostro Paese scopriamo dati allarmati per l’economia italiana. I fallimenti di aziende, infatti, sono in forte aumento e non viene risparmiata nessuna categoria. Dal manifatturiero, che è sempre stato la spina dorsale economica italiana, al commercio (che registra un incremento del 24%), fino all’edilizia che continua con il trend negativo che ormai è una costante da almeno 6 anni. Molte industrie sono scese, a causa della crisi, a quota 23% rispetto al 2013, comportando, di conseguenza, una drammatica situazione per migliaia di persone che hanno perso il lavoro.
Alle aziende fallite, o con avviato procedimento fallimentare, si devono aggiungere le altre migliaia di attività piccole e grandi che hanno semplicemente abbassato le saracinesche e chiuso per sempre. Una apocalisse economica che non lascia molto sperare per il futuro. Il governo Renzi, secondo molti impresari, non sta facendo nulla per arginare una crisi che travolgerà tutti. Gli 80 Euro, secondo loro, sarebbero solo una medicina che spera guarisca il paziente per autosuggestione.

Gianandrea De Bernardis, amministratore delegato del Cerved, spiega i numeri: <<nel primo trimestre 2014 si contano in tutto 23mila chiusure di aziende. Il 3,5% in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Questo miglioramento è attribuibile alla diminuzione delle liquidazioni volontarie, che hanno fatto registrare un calo del 5%, e delle procedure non fallimentari (-1,4%)>>. Entrando nel dettaglio, le regioni più colpite dalla crisi sono quelle del sud (con un +28%), il centro (con il 23%) e il nord-ovest (al 22,8%), controtendenza il nord-est (al 12,5%). Questi dati sulle percentuali dei fallimenti ci dicono in buona sostanza che l’economia italiana sta morendo, nessuna delle aree produttive italiane regge il peso della crisi, neppure quelle Regioni che hanno nel proprio DNA il lavoro e la piccola media impresa familiare.
Le singole regioni che hanno il più alto tasso di fallimenti sono Umbria, Marche, Abruzzo, Liguria e Puglia, dove la maggior parte delle aziende ed attività commerciali, che sono a conduzione familiare, hanno retto finché hanno potuto.

Pare, almeno al momento, impossibile uscire da queste tenaglie economiche, la crisi da un lato e il crunch-credit dall’altro, ed a questa distruzione imprenditoriale sembra che nessuno venga in soccorso, nè le istituzioni italiane comprese le banche, nè tanto meno da quelle europee, mentre molti auspicano un intervento della BCE per fermare il massacro.

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Antonio Catacchio
@tonykataklios

Nato a Bari nel freddo gennaio del 1979, non ha intrapreso esclusivamente l'Università della vita, come molti oggi vanno orgogliosamente sostenendo. Oltre a quella infatti si è anche laureato in giurisprudenza presso l'Università degli studi di Bari nel 2009 con una tesi in diritto penale dal titolo "La frode informatica". Dopo aver sostenuto gli scritti per l'esame di avvocato nel dicembre 2011, si inerpica come un dedalo, nella realizzazione di un magazine online iniziando a studiare SEO, SEM e aprendo account online su social media d'ogni genere per iniziare a carpirne funzionamento ed evoluzioni. Tra un lavoro occasionale ed un altro a tempo determinato, dirige e conduce gli aspetti organizzativi del progetto corrieredellepuglie.com, di cui è il maggiore artefice. Nel 2013 fonda insieme a Claudio Santovito, Roberto Loizzo e Teresa Manuzzi l'Associazione InformAEticaMente.it, editrice del corrieredellepuglie.com.

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