Cronaca

Equapulia: basterà un bollino etico a lavare la coscienza?

Equapulia: basterà un bollino etico a lavare la coscienza?

di Teresa Manuzzi
Ricordate il Ghetto di Rignano? Noi del corrieredellepuglie.com ne abbiamo parlato approfonditamente qui. Finalmente la Regione Puglia ha deciso di mettere in campo un’azione concreata per combattere il lavoro nero, il caporalato e le condizioni degradanti che i braccianti africani sono costretti a vivere ogni estate, da diversi anni, sul nostro territorio.

A questo proposito è stato attivato il progetto “capo free getto off” ed è stato creato il marchio “equapulia“. Sono state quindi aperte delle liste di prenotazione all’interno dei centri per l’impiego della Capitanata. Le imprese che ricorreranno a queste liste per assumere braccianti e lavoratori, per un periodo non inferiore a sei mesi o per almeno 156 giornate lavorate nel biennio, potranno ricevere 500 euro a lavoratore. Diversamente potranno ricevere un incentivo di 300 euro a lavoratore (per ogni assunto per almeno 20 giornate continuative effettive per le grandi campagne tipo pomodoro).

Contestualmente sono poi stati attivati accordi con le Forze dell’ordine locali e con la Prefettura di Foggia, che baderanno a controllare la regolarità dei braccianti stagionali che verranno impiegati nei campi del tavoliere durante questi mesi estivi.

Le aziende che decideranno di chiamare i lavoratori attraverso le liste di prenotazione, e non attraverso i caporali, avranno quindi un doppio ritorno. Oltre a quello economico, di cui abbiamo parlato poc’anzi, la Regione ha pensato per gli imprenditori ad un ritorno di immagine. Infatti a queste “aziende virtuose” verrà anche rilasciato il bollino etico “Equapulia”.

Sabato 14 giugno sono state aperte le liste e, in meno di 24ore, sono stati ben 300 i braccianti che hanno deciso di iscriversi. Il progetto, oltre ad agire sulle dinamiche del caporalato, mira anche a cancellare il ghetto di Rignano offrendo ai lavoratori la possibilità di vivere, durante la raccolta, in strutture provvisorie dove saranno garantiti almeno i servizi essenziali.

Controsensi
Finalmente qualcosa si muove dunque, anche se amareggia pensare che le stesse aziende e le stesse grandi case di trasformazione, che per anni hanno sfruttato e lucrato sul sudore e sulla vita dei braccianti, adesso vengono ricompensate non solo economicamente ma anche in termini di immagine. All’anello più debole della catena vengono invece concessi, dopo anni, i diritti basilari: acqua corrente, servizi igienici e un materasso, si spera, pulito.

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