Arte, cultura e spettacolo

Southern photographs – 4° workshop internazionale di fotografia a Molfetta

Southern photographs – 4° workshop internazionale di fotografia a Molfetta

di Donatella Chieco
Nell’ambito del quarto workshop internazionale di fotografia, organizzato dal 13 al 15 giugno scorsi dal Laboratorio di Fotografia di Architettura e del Paesaggio a cura dell’ingegnere Michele Cera, il corrieredellepuglie.com, ha intervistato il fotografo Jan Kempenaers. Tema dell’incontro è il linguaggio fotografico per l’architettura e il paesaggio.

Donatella Chieco: Un accenno sintetico a linguaggi, missions e visions del mestiere di fotografo d’architettura e paesaggio.
Jan Kempenaers: Ritengo che negli anni novanta del Novecento, la fotografia sia diventata abbastanza importante per l’urbanistica e per l’architettura. Molta gente è impegnata nella pianificazione urbanistica e territoriale e si guarda al paesaggio con un nuovo interesse e con l’intenzione di descrivere ciò che sta accadendo. Perciò c’è una diffusione delle fotografie che ritraggono i paesaggi. Negli anni novanta appunto si assiste ad un cambiamento di rotta tra il modo in cui si mostra l’architettura e l’edificio e il contesto.

D.C.: Prevede che ci sia un futuro professionale per i fotografi?

J.K.: Si, a mio avviso il fotografo dovrebbe lavorare assieme alle persone coinvolte nei processi di pianificazione urbanistica e territoriale. Per esempio, per molti progetti, i fotografi di paesaggio lavorano con i pianificatori delle città. E, con riferimento alla fotografia d’architettura, ribadisco l’importante cambiamento di rotta a cui si assiste a metà degli anni novanta. A tal proposito, Le mostro questo testo, edito dal VAI, il Flemish Architectural Instituite, sui migliori edifici costruiti ogni anno, scelti dagli stessi architetti progettisti che presentano nel libro una sola immagine per ogni edificio. Fotografie di quel tipo, non contestualizzate, credo che non aiutino nella lettura e descrizione del paesaggio urbano. Perciò le fotografie dovrebbero essere molto più contestualizzate e mai avere come unica cornice il cielo azzurro, che è esotico, in un certo senso.
Penso che negli anni novanta del Novecento scegliere di fotografare il contesto rappresentasse una novità per quel tempo. Oggigiorno la convenzione sulla fotografia d’architettura è quella di avere immagini di contesto piuttosto che immagini di architetture isolate, inquadrate dal cielo azzurro.

D.C.: In che modo un’architettura ed un paesaggio urbano diventano fotografia? Chi lo decide?

J.K.: La maggior parte degli architetti e degli istituti chiedono ai fotografi di fotografare l’edificio e allora il soggetto è già lì ed il lavoro consiste nel realizzare un’immagine interessante. Lo stesso è per i paesaggi: soprattutto, questa è la mia esperienza comunque, chi è impegnato, come le istituzioni, nella pianificazione urbanistica, indica certi luoghi ed i fotografi li descrivono con l’uso delle immagini.

D.C.: Avendo una formazione presso l’Accademia di Belle Arti di Ghent ed avendo recentemente conseguito un PHD in arti visive, come la conoscenza di alcuni processi di rappresentazione, propri dell’arte e dell’architettura, permette letture più complesse del reale?
J.K.: Il mio dottorato verteva sul paesaggio dipinto, quello ritratto dai pittori. Ci sono alcune regole, circa il modo in cui dovresti realizzare un’immagine di paesaggio. Nella mia tesi di dottorato, ho inserito immagini tipiche sul paesaggio dipinto, come i disegni di Lorrain, Poussain, etc. Il primo fotografo di paesaggio si chiamava Roger Fenton del 1850.
Nel futuro cosa accadrà con queste regole? Alcune oggi sono ancora importanti. Per certo la fotografia rende l’architettura visiva. Se tu hai un edificio, la maggior parte delle persone non lo visiterà e l’architettura verrà conosciuta dalle immagini. Questa è un’idea strana, perchè, se si nutre un interesse nei confronti di un edificio, è importante che tu vai lì e ne fai esperienza diretta. La maggior parte delle persone conosce gli edifici e l’architettura solo attraverso le immagini. In un certo senso questo, da un lato, è problematico, ma dall’altro lato, diventa importante per l’architettura perchè, se privata di un repertorio illustrativo, non viene conosciuta.

D.C.: Si può parlare od esisterà mai un fotogiornalismo d’architettura, intendendo per fotogiornalismo l’attività dello scrivere la notizia con l’immagine fotografica? L’architettura fa notizia?

J.K.: Se penso al giornalismo, mi viene in mente un fatto che accade e la gente che si reca sul posto ed esegue gli scatti fotografici. Per l’architettura è diverso: o ci sono fotografie sull’edificio finito o ci sono tutti i passaggi fotografici della sua costruzione e spesso possono essere usati in un certo modo come fotogiornalismo, quando si vuol dire qualcosa di particolare sull’edificio. Ma, dall’altro lato, la fotografia d’architettura ha un valore in più, e questo si ha quando diventano note alcune immagini che ritraggono l’edificio. La maggior parte delle volte accade che i fotografi d’architettura vanno a fare le foto quando l’edificio è concluso nella sua costruzione e poi usano quell’immagine ancora.

D.C.: Esiste una differenza tra il fotografare un edificio ed un paesaggio? Quale?
J.K.: Esiste una differenza: soprattutto quando si fotografa un edificio, c’è un soggetto chiaro e il fotografo può guardarlo da tutti i punti di vista e scattare diverse immagini e poi scegliere le migliori. Quando fotografo un paesaggio invece, la maggior parte delle volte ho una grande area ed è più come creare qualcosa di nuovo con quel paesaggio, quindi mi muovo nello spazio e cerco di vedere cosa c’è di interessante o ciò che è caratteristico di questo paesaggio.

D.C.: Quali gli obiettivi di questo workshop?
J.K.: Il territorio di Molfetta è stato diviso in quattro aree: la costa Nord, la cost Sud, la nuova area di espansione residenziale e la zona industriale. Tutti i 16 partecipanti sono stati divisi in 4 gruppi da 4 persone ciascuno ed attribuiti alle quattro aree. L’obiettivo del workshop è consentire ai partecipanti di realizzare una propria serie fotografica, recandosi in quei luoghi ed eseguendo gli scatti fotografici. Sarà allestita prossimamente una mostra dei lavori fotografici, che rappresenteranno dei tasselli nuovi di lettura, documentazione e conoscenza del territorio molfettese.

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