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La cura della salute sul web per colpa della crisi

La cura della salute sul web per colpa della crisi

di  Emanuela Dibattista
Medicina fai da te, dottor internet, curarsi sul web, automedicazione.. questi sono tutti neologismi usati per indicare un fenomeno pericoloso: la risoluzione dei problemi di salute on line, che sta prendendo sempre più piede oggi, nella società moderna, grazie anche al cambiamento riscontrato nella relazione degli utenti ed internet, sempre più incisivo. Si determina, così,  l’abitudine di affrontare autonomamente i piccoli problemi di salute che possono presentarsi. E’ un comportamento già molto diffuso all’estero e in crescita costante in Italia.
Strano sfogo sul collo? Macchie cutanee? Dolore alla testa? e chi più ne ha più ne metta, sono tutti disturbi che vengono visualizzati  in un clic, evitando file interminabili dal medico e liste d’attese sempre più lunghe. Ma qual è il motivo principale di questo avvenimento?  La colpa va alla crisi! Quest’ultima infatti rende impossibile il ricorso a visite specialistiche opportune, a causa dei costi ormai poco accessibili, il tutto sormontato da infinite file d’attesa che allontana sempre più l’utente dalla sanità pubblica, i quali comunque pagano tasse a cui non corrisponde la qualità sperata. E’ stato stimato che solo nel 2012, l’11 per cento della popolazione italiana ha rinunciato a cure mediche, soprattutto quelle nel campo odontoiatrico.
Una ricerca del Codacons mostra che in caso di problemi di salute il 35,8 per cento degli italiani si rivolge al web e non al medico.  Dai risultati dell’indagine è emerso, infatti, che su un campione di circa 2.500 intervistati, solo un 52,45 per cento degli italiani si rivolge a strutture sanitarie, ospedali, medici di famiglia, contro una fetta consistente di popolazione pari al 35,8 per cento del totale che si rivolge a siti trovati via internet, che postano soluzioni o possibili consigli a delle specifiche patologie. E’ possibile trovare, infatti, professionisti, esperti di sanità, sociologi che si innescano nel mondo digitale, impostando un nuovo modo per determinare una socializzazione della medicina.
Sembra così, che l’universo digitale abbia preso il sopravvento sulla classica sanità.
La professoressa Sue Ziebland, direttore dell’Health Experiences Research Group, dell’Università di Oxford, ha presentato i risultati della sua ricerca al  South West Society for Academic Primary Care (SW SAPC) dell’Università di Bristol. Lo studio ha esaminato delle interviste fatte dal 2001 al 2013 determinando quello che è stato il cambiamento delle persone in relazione ad internet e la salute. Nel 2000 coloro che cercavano informazioni on line venivano ritenuti esperti, ma dal 2013 il web è diventato una fonte per un’abbondante fetta della popolazione sulla cura delle malattie. Si è riscontrato come si preferiscano le ricerche on line che portano ad informazioni e consigli pratici di altri pazienti, in modo da poter ricevere aiuti idonei alla loro condizione medica.
Quello che desta anche preoccupazione è la medicina estetica fai da te o low cost. E’ risaputo che una gran fetta di donne di una certa età, e non solo, cerca dei trattamenti di ritocco per apparire più giovane. Ma oggi, è più dilagante il riscontro di questa procedura, home made,”fatta in casa” appunto, determinata dai cosiddetti interventi domiciliari e a prezzi stracciati, svolti però, da persone non specializzate in campo medico e quindi lontano da strutture specifiche e mani esperte, che portano ad un altissimo rischio. Se la crisi ha toccato un bisogno primario, come quello della salute, è possibile solo immaginare che cosa possa accadere  per qualcosa di “superfluo” o non indispensabile. Ci si imbatte così, nell’incessante ricerca del risparmio, che quasi mai coincide con la qualità.
Sono richiesti maggiormente i trattamenti volumizzanti, come quelli muscolari, con rischi non solo estetici ma anche per la salute, visti i possibili casi di shock anafilattico, uniti a filler per viso e labbra, fino a terapie per ridurre il grasso e aumentare il seno, tutti trattamenti reperibili online da effettuare su se stessi senza l’ausilio di un medico, come riportato sul network americano Fox News. “Non solo si rischia di iniettare il contenuto della fiala nel punto sbagliato, ma in generale il “business” parallelo ha meno garanzie di sicurezza e qualità dei prodotti, che di rado sono certificati e controllati. Capita addirittura che i medici non riescono neanche ad individuare immediatamente il tipo di sostanza che stanno cercando di rimuovere”-spiega Alberto Massirone, presidente di Agorà-Amiest, la società italiana di medicina estetica.
Un boom che, però, non sorprende considerato che il popolo italiano è uno dei più interessati alla “botulinofilia”, una dipendenza psicologica dell’omonima tossina ringiovanente.                Nonostante internet rappresenti un importante motore di ricerca bisogna considerare che il livello scientifico delle informazioni diffuse sono molto discutibili, in tal senso si consiglia vivamente il classico e insostituibile rapporto tra medico e paziente, visto come la forma più eccelsa ed esclusiva di relazione medica.

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