Cronaca

“Stop al numero chiuso a Medicina”: cosa ne pensano gli studenti dell’UniBa?

“Stop al numero chiuso a Medicina”: cosa ne pensano gli studenti dell’UniBa?

di Teresa Manuzzi
“Dal 2015 cambierà tutto”, queste le parole del ministro dell’Istruzione Stefania Giannini a proposito dei test di accesso alla facoltà di Medicina. Al ministro gli attuali metodi di selezione non piacciono perché selezionare i medici attraverso domande che non valutano attitudini e inclinazioni dei candidati non valorizza il merito. La soluzione proposta è quella denominata “alla francese”: dare a tutti gli studenti la possibilità di accedere al I anno di Medicina e consentire l’accesso agli anni successivi in base all’esito degli esami del I anno o del I semestre. Per sopperire alle carenze strutturali delle Università si è pensato di creare un unico anno comune per Medicina, Farmacia e Biotecnologie. Queste facoltà hanno infatti insegnamenti di base comuni e sarebbe una maniera per distribuire gli studenti in diverse strutture e con diversi professori. Il passo successivo, spiega il ministro, è quello di trovare i fondi necessari ad aumentare i posti nelle “Scuole di Specializzazione”.

Noi de il “corrieredellepuglie.it” Abbiamo quindi chiesto ai rappresentati degli studenti eletti nel Senato Accademico e nel Consiglio di Amministrazione dell’Università degli Studi di Bari, cosa ne pensano del nuovo modello “alla francese” che il ministro Giannini vorrebbe introdurre già a partire dal 2015. Aldo Campanelli del Cda, eletto con l’associazione “Studenti Indipendenti”, è l’unico a far trapelare un’apertura nei confronti del nuovo metodo di selezione: “Sarebbe interessante individuare un’università in Italia in cui sperimentare la proposta del ministro per valutare l’eventuale scalabilità nazionale. Il dilemma test d’ingresso riguarda diverse facoltà, una diversa divisione dei semestri, una migliore organizzazione dei corsi con i docenti che facciano i docenti e un maggior numero di strutture potrebbero migliorare la situazione”.
Salvatore Fedele, anche lui del Cda, eletto con “Studenti Per”, è chiaro nell’opporsi al nuovo metodo: “Non siamo d’accordo con il sistema proposto dal ministro Giannini perché illuderebbe molti studenti in quanto “Solo 1 su 8 o 9 accederebbe a Medicina. Inoltre farebbe slittare la selezione alla fine del I anno, affidandola ai docenti invece che ad un mezzo oggettivo come il quiz. Crediamo che sarebbe meglio tenere e migliorare il sistema attuale effettuando i test in maniera telematica e aumentando la logica“.


“Azione Universitaria”e “Muro” temono entrambe la tenuta delle strutture universitarie incapaci di reggere adeguatamente il numero di iscritti: “Il problema del tanto agognato sistema alla francese”- spiega Vito Ardito, che siede nel Senato Accademico per “Azione Universitaria”, – è che in Italia non è attuabile. Le Università italiane non possiedono strutture e personale didattico-amministrativo per accogliere i tanti aspiranti medici. Inoltre non crediamo che il nuovo metodo sia meritocratico. Ad esempio chi, per via di una raccomandazione “debole”, non avrebbe superato il test perché non in possesso della copia (ammesso che ciò sia possibile), con il metodo proposto dal ministro supererebbe facilmente il I anno”.
Pierpaolo Delmedico, anch’esso nel Senato Accademico eletto con “Il MURO” spiega: “Con la proposta Giannini si rischia di pagare un anno di tasse per poi ritrovarsi fuori, è merito questo? Porterebbe inoltre un numero tale di iscritti che strutture, docenti e personale tecnico/amministrativo non saprebbero gestire. La soluzione è modulare le domande dei quiz in base al corso di laurea a cui si vorrebbe accedere”. La critica più dura alla riforma e all’intero sistema universitario italiano arriva da Pietro Cavallera esponente di Studenti Liberi“, ma eletto al Senato accademico con Studenti Indipendenti,  che denuncia: “In Italia le “casuali parentele”, dipinte nel libro “L’università truccata” di Roberto Perotti, distruggerebbero il fulcro stesso del “sistema francese”. Per poter proporre un’alternativa dovremmo sapere quali risorse (non solo economiche) il governo offre”.
La proposta della Giannini non piace, quindi, a quasi nessuno dei rappresentanti degli studenti dell’Università di Bari. A parte le critiche alla riforma, le associazioni studentesche hanno chiaro il problema della selezione e sicuramente apprezzerebbero poter discutere dei nuovi sistemi di selezione dei medici del futuro, anche con lo stesso ministro che pare, però, non aver aperto alcuna consultazione con i rappresnetanti degli studenti.

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