Cronaca regionale

Annata olivicola da dimenticare per la Puglia

Il clima instabile ha causato un calo della produzione di olive. A dare l’allerta la Coldiretti Puglia che invita i consumatori a prestare attenzione all’etichettatura delle bottiglie

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Annata olivicola da dimenticare per la Puglia
Antonella Tomaselli

La Puglia è una di quelle regioni italiane in cui l’annata olivicola 2014-2015 non porterà i risultati sperati. La produzione di olive è scesa del 20 % e tale calo ha comportato un aumento dei prezzi. A risentirne maggiormente è uno dei prodotti di cui la regione è grande produttrice: l’olio extravergine d’oliva. La causa principale è sicuramente il clima della zona: molto instabile e con temperature calde persistenti anche nel mese di ottobre. Si aggiungono inoltre gli attacchi di mosche che di certo non fanno bene alla pianta dell’ulivo.
Tuttavia, in questa situazione poco piacevole, il presidente della Coldiretti Puglia, Gianni Cantele, sottolinea un aspetto positivo in merito all’andamento del mercato dell’olio: “I prezzi si attestano sui 4,5 – 4,8 euro al chilo, forse i più alti degli ultimi 10 anni, ovviamente perché già è tangibile in prospettiva il forte calo produttivo e grazie all’intensificarsi dei controlli”.

Non tranquillizza nemmeno la legge Salva-Olio che potrebbe essere un pericolo, in quanto comprometterebbe l’immagine dell’olio italiano e non tutelerebbe consumatori e produttori. Per tale ragione la Coldiretti consiglia ai consumatori di controllare con attenzione l’etichetta della bottiglia dove, anche se spesso nascosto nel retro della bottiglia e in caratteri minuscoli, deve essere riportato la scritta “ottenuto da miscela di olio comunitari od extracomunitari” qualora non si tratti di olio italiano al 100%. Oppure si può scegliere uno dei 43 Oli Dop e Igp riconosciuti dall’Unione Europea che garantiscono l’origine Italiana. In merito a ciò l’Italia ha il primato dei riconoscimenti Ue. Infatti su 116 oli di oliva a Dop e Igp riconosciuti nell’UE, il nostro Paese ne rappresenta 43, pari al 40% in tutta Europa. Dopo di noi Grecia e Spagna.

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