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Il voto: espressione di democrazia

Il voto: espressione di democrazia
Gabriella De Santis

votodi Gabriella De Santis
Le elezioni regionali sono alle porte e ogni qual volta il popolo italiano è chiamato a votare, gran parte di esso preferisce non farlo, in segno di protesta. Sbagliando. Ebbene si, per quanto si possa essere stanchi delle abbindolanti campagne elettorali – nelle quali ogni candidato promette qualsiasi cosa pur di ottenere voti e chi più ne ha più ne metta – e stanchi di essere delusi sempre e comunque da un sistema troppo torbido, intriso di misfatti, non c’è cosa più sbagliata di non andare a votare. La fiducia verso la classe politica è ai minimi storici, ma non andando a votare si finisce per lasciare tutte le decisioni nelle mani di una “casta”, che non farà altro che irrobustirsi e fortificarsi proprio grazie a chi non vota. Ci si potrebbe lamentare del sistema elettorale, o del fatto che le elezioni siano una mera formalità e che tutto è già stato deciso sottobanco, ma non sono scuse plausibili per non esprimere la propria opinione. L’indignazione accomuna moltissime persone, così tante da poter ottenere un risultato migliore, se questo sentimento venisse trasformato in azione.

Non bisogna pensare ad un Paese costituito da monadi, per cui qualsiasi cosa si faccia ha ritorsioni solo su se stessi, anzi, si riversa su tutti e sessanta milioni di abitanti italiani. Il voto del singolo è il voto della moltitudine e, in questa ottica, può produrre un cambiamento.
Il voto è alla base della democrazia – tanto rivendicata da belle e ampollose parole, ma per la quale praticamente si fa ben poco – che stando all’etimologia della parola ( dal greco demos kratos e cioè potere del popolo) ha in sé il significato di potere del popolo. Quale forma di potere ha il popolo se non proprio scegliendo, in modo segreto, libero ed incondizionato coloro cui affidare parte di questo potere, e quindi votare? Decidendo di non votare, si sceglie automaticamente di non voler godere di tale diritto e tanto meno di adempiere a tale dovere. Difatti il voto è un diritto e un dovere di ogni cittadino, tutelato e regolato dall’articolo 48, 51 e 117 della Costituzione Italiana.

Art. 48.
Sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età.
Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico.
La legge stabilisce requisiti e modalità per l’esercizio del diritto di voto dei cittadini residenti all’estero e ne assicura l’effettività. A tal fine è istituita una circoscrizione Estero per l’elezione delle Camere, alla quale sono assegnati seggi nel numero stabilito da norma costituzionale e secondo criteri determinati dalla legge.
Il diritto di voto non può essere limitato se non per incapacità civile o per effetto di sentenza penale irrevocabile o nei casi di indegnità morale indicati dalla legge.
Art. 51.
Tutti i cittadini dell’uno o dell’altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge. A tale fine la Repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari opportunità tra donne e uomini.
La legge può, per l’ammissione ai pubblici uffici e alle cariche elettive, parificare ai cittadini gli italiani non appartenenti alla Repubblica.
Chi è chiamato a funzioni pubbliche elettive ha diritto di disporre del tempo necessario al loro adempimento e di conservare il suo posto di lavoro.

D’altro canto non bisogna dimenticare tutte le lotte per rivendicare il diritto di voto che i nostri avi hanno affrontato, cercando di garantire ai posteri una condizione migliore. Il principio secondo il quale tutti i cittadini, senza distinzione di sesso e età, possano esercitare il diritto alla scelta dei propri governanti, infatti, è un principio impostosi in epoche tutt’altro che remote.
In Italia, i cittadini maggiorenni (uomini e donne, che avessero quindi raggiunto prima il ventunesimo anno di età, successivamente i diciotto) possono esercitare il proprio diritto al voto a partire dal 1946 (e cioè circa 70 anni fa) nel momento stesso in cui il paese riacquista una serie di diritti che aveva perso nel corso del ventennio di dittatura fascista, o che non era mai riuscito a conquistare fino ad allora. Anche in questo caso, come per tutte le battaglie civili, si tratta di una conquista lenta e protrattasi per moltissimi anni, prima di arrivare al suo compimento, costituita da diverse tappe, con le sue piccole e grandi vittorie, sociali e politiche.

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