Arte, cultura e spettacolo

Picasso record all’asta: 179 milioni di dollari

Battuto da Christie's anche il primato per la scultura più pagata di tutti i tempi, "L'Homme au doigt" di Alberto Giacometti è stata acquistata per 141 milioni.

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Picasso record all’asta: 179 milioni di dollari
Pierfrancesco Caira

Uno dei dipinti di Pablo Picasso è stato venduto per la cifra record di 179 milioni di dollari durante un’asta tenutasi ieri a New York presso la celebre casa d’aste Christie’s. Si tratta di una tela del 1955 intitolata “Les Femmes d’Alger (Version O)”, in precedenza posseduta da una coppia di collezionisti americani, Victor e Sally Ganz, che l’avevano venduta per poco meno di 32 milioni ad un’asta nel 1997. Superato il primato che apparteneva al trittico di Francis Bacon “Three Studies of Lucian Freud”, venduto due anni fa per 142 milioni sempre da Christie’s, ma anche quello per la scultura più costosa di sempre, visto che, durante la stessa asta, un’opera dello svizzero Alberto Giacometti, denominata “L’Homme au doigt”, ha raggiunto i 141 milioni; gli acquirenti, ovviamente, restano anonimi. In totale, la somma dei prezzi dei vari lotti venduti lunedì si aggira intorno ai 706 milioni di dollari e gli esperti stimano che la cifrà sarà più che triplicata entro domani.

Tuttavia sorge spontaneo chiedersi che senso abbia acquistare un oggetto simile se non lo si potrà mai mostrare a nessuno, nemmeno agli amici più stretti perchè potrebbero sempre farselo sfuggire in una conversazione, in pratica nessuno a parte l’acquirente potrà ammirare il dipinto che probabilmente finirà chiuso in una cassaforte. Sebbene non si tratti di una delle opere più riuscite di Picasso, tutti dovrebbero avere il diritto di ammirarla, è quantomeno sgradevole che un super riccone possa farla sparire per sempre come se niente fosse! Probabilmente è solo un investimento per il futuro, ma certe follie dovrebbero essere vietate dai governi, o almeno si dovrebbe prevedere una qualche compensazione, ad esempio costringere l’acquirente a devolvere per fini più nobili, quali il finanziamento di aspiranti artisti senza fama nè mezzi di sostentamento o la beneficenza in generale, una cifra pari a quella spesa per l’opera d’arte.

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