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Tango argentino che passione!

Le milonghe estive nelle piazze dei Comuni pugliesi, dove si balla tango, stanno riscuotendo un enorme successo

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Tango argentino che passione!
Mariangela Lomastro

Ormai si vocifera che si balla tango argentino più a Bari che a Buenos Aires, ma anche se l’affermazione non corrisponde a verità assoluta, sicuramente denota un fenomeno che sta prendendo piede in maniera esponenziale soprattutto qui in Puglia.
Le iniziative delle milonghe estive in piazza, nei vari Comuni pugliesi, stanno riscuotendo un enorme successo tra gli appassionati del genere e diventano anche il momento per far conoscere questo ballo a curiosi e passanti, che sembrano apprezzare molto lo spettacolo e la musica, stando agli applausi che seguono ogni brano.

Su Facebook i gruppi dedicati sono molteplici e aggiornano gli appassionati su tutti gli eventi in programma. Il dilemma è spesso scegliere a quale iniziativa aderire, visto che nella stessa serata possono coincidere anche tre o quattro eventi. Ma come se questo non bastasse, si aggiungono anche i tango festival e le maratone di tango (iniziative che vanno dai 3-4 giorni fino alle due settimane) che fungono da richiamo per i turisti non solo italiani, poichè si abbina la passione per il ballo con l’opportunità di soggiornare in Puglia.
Ma cosa ha di speciale il tango argentino? Perché appassiona così tanto? Per capire cosa lo differenzia da altri balli, basti pensare che viene anche denominato “ballo dell’abbraccio”, perché la connessione che si crea tra i due tangueri è fondamentale per poter far propria la musica e interpretarla nel ballo, dove è l’uomo che conduce, ma la donna è in “ascolto” e oltre a seguire ciò che il partner le propone, ha degli spazi concessi dalla musica per “adornare” i suoi movimenti. Per questo motivo, lo stesso tango può essere interpretato da ogni coppia in maniera diversa, ma altrettanto deliziosa da vedere.
Ciò che i neofiti non conoscono, sono i “riti” delle milonghe (in questa accezione “milonga” è il luogo dove si balla tango argentino). Tutto parte dalla “mirada”, ovvero l’uomo inizia a guardare la ballerina che intende invitare finché incrocia il suo sguardo e lo mantiene.

A questo primo contatto visivo, segue un cenno del capo, il “cabeceo”, che è come dire alla donna “balliamo?”. Se la ballerina risponde con un cenno affermativo della testa, l’uomo si alza e va verso il tavolo della donna e qui avviene l’incontro. La coppia formata ballerà insieme una “tanda” ovvero 4 brani di tango argentino consecutivi (3 nel caso del genere milonga o vals). Al termine della tanda, l’uomo riaccompagna la donna nello stesso posto dove era seduta. Tra una tanda e l’altra, c’è sempre una “cortina” ovvero un intermezzo musicale differente dal tango. E poi il rito si ripete.
Esiste anche un vero e proprio galateo del tango, con relativi gruppi Facebook dedicati dove si discorre dei casi pratici. Ad esempio nel caso di una coppia consolidata, il primo e l’ultimo ballo della serata devono essere lasciati in esclusiva al proprio partner.
Il tango argentino si propone, dunque, come un mondo tutto da scoprire e forse proprio per questa sua caratteristica appassiona tanto. Inoltre, il tango sta diventando per la nostra Regione uno dei volani per far decollare il turismo locale, unendo perciò l’utile al dilettevole.

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1 Commento

  1. Andrea Popolizio

    29 luglio 2015 at 16:10

    Complimenti per l’articolo anche se non leggo verità assolute.
    La “piazza” non può sostituire la ” Milonga ” mancherebbero i presupposti ( Mirada, cabeceo, ronda, pavimento, tavolini e silenzio (odiosi gli applausi) ma una tantum può servire come promozione di questa arte, ma non possiamo definirla ” Milonga ” Inoltre aggiungo che ” noi ” Pugliesi, non ci siamo ancora accorti delle possibilità economiche del turismo legate anche al Tango e a questa terra straordinaria
    Si continua a supportare attività gestite da organizzazioni extra Regionali e noi continuiamo ad invertire i ruoli
    Da ospitali a ospiti W la Puglia, W il Tango, W gli struzzi
    Grazie
    Un Terrone !

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