Arte, cultura e spettacolo

Hrand Nazariantz: la nuova armenia in terra di Bari.

Hrand Nazariantz: la nuova armenia in terra di Bari.
Gabriella De Santis

di Gabriella De Santis
Verso la fine del 1800, in Turchia, si instaurò il governo dei “Giovani Turchi”, il cui obiettivo era quello di trasformare l’Impero, allora autocratico e inefficiente, in una monarchia costituzionale. Tuttavia ottennero l’effetto di accentuare le spinte indipendentiste e di accelerare la dissoluzione di quanto restava della presenza turca in Europa. Inoltre i suoi dirigenti si macchiarono delle colpe del genocidio armeno, condotto durante la prima guerra mondiale, la cui paternità viene ancora negata dal governo turco. Difatti questi ultimi temevano una possibile alleanza tra armeni e la Russia, che si adoperava per rendere indipendente l’Armenia in modo da indebolire i vicini ottomani.
Nell’esercito russo, poi, vi erano battaglioni composti in gran parte da armeni, che avevano iniziato a reclutare i loro confratelli che vivevano sotto la dominazione turca, perché si unissero loro nella guerra. I Giovani Turchi, nella notte tra il 23 e il 24 aprile 1915, arrestarono i più influenti armeni che vivevano nella capitale Costantinopoli. Ebbe così inizio il secondo massacro armeno, considerato da molti storici un vero e proprio genocidio, tanto che numerosi Paesi lo riconoscono come tale. Un episodio che gli armeni definiscono Medz Yeghern, il grande crimine.

Solo in un mese, oltre mille intellettuali armeni furono deportati nell’Anatolia interna, massacrati nei campi di sterminio e strada facendo. In quel periodo, numerosi armeni, in una cifra che secondo gli storici è compresa tra i 500mila e gli 1,2 milioni, furono raggruppati, costretti a marce verso il deserto siriano e lasciati morire o uccisi.
Molti riuscirono a fuggire in occidente, dove si trovano diffuse comunità armene.
A fuggire prima del vero e proprio genocidio, nel 1913, sicuramente per cause legate alla soffocante repressione ottomana sulla comunità armena, fu Hrand Nazariantz. Poeta, intellettuale e giornalista armeno. Trovò rifugio in Italia insieme a parte della sua comunità e furono accolti dalla città di Bari, nella quale fu concesso loro di ricostruire un piccolo lembo di armenia nel villaggio Nor Arax (che doveva trovarsi in via Amendola, dove ora sorge l’istituto delle suore clarisse francescane , dove vi è una targa che lo ricorda e qualche vecchio edificio all’interno). Probabilmente scelse questa città per i natali della moglie, Maddalena De Cosmis, originaria di Conversano (nella provincia barese) e diventò un forte sostenitore della fraternità che può instaurarsi tra popoli diversi, mostrando sempre grande gratitudine alla città che aveva smesso di far incombere su loro la condizione di apolidi. Il poeta fu accolto con la massima cordialità e fraternità dagli intellettuali baresi che, per iniziativa del Circolo filologico cittadino, costituirono un Comitato pro Armenia tra le cui attività ci furono conferenze e manifestazioni a favore del popolo armeno. Entrato nell’area culturale della città, Nazariantz si prodigò con articoli e discorsi appassionati che furono seguiti con grande partecipazione di pubblico. Divenne anche docente di francese e inglese presso alcuni istituti superiori della città tra cui il tecnico, il nautico e il professionale, ma con l’avvento del fascismo dovette abbandonare la cattedra. Questo non gli impedì di continuare a rimanere attivo nell’area culturale ed intellettuale della città.
Difatti instaurò una collaborazione con le edizioni Laterza per la collana Conoscenza ideale dell’Armenia, che gliene offrirono la direzione, in seguito per le edizioni della rivista Humanitas sempre di Bari, pubblica I sogni crocefissi (1916), Lo specchio (1920) e Vahakn (1920).

Dopo il 1943 collaborò con Radio Bari tenendo delle conversazioni letterarie. Nello stesso anno fondò la rivista di ispirazione simbolista-massonica «Graalismo»
Ma il suo capolavoro fu tradotto e pubblicato in Italia solo nel 1946 con il titolo Il gran canto della cosmica tragedia. Purtoppo la figura di Nazariantz non è spesso ricordata e al suo nome rimane comunque legato un aureo alone di mistero che affascina chiunque si accinga a scoprirlo, a leggerlo con i suoi tristi racconti intrisi di una elegante compostezza e portavoce della sofferenza di un popolo esule. E’ stato quindi possibile un recupero integrale dell’uomo e del letterato, grazie ai suoi numerosi estimatori, amici che ne hanno raccolto gli scritti e alle varie case editrici con le quali entrò in contatto. Sicuramente si può annoverare tra coloro che hanno lasciato un grande patrimonio multiculturale alla città di Bari, che lo ricorda come “il poeta” , dedicandogli la via che conduce alla necropoli barese dove egli stesso riposa.
In occasione del centenario del genocidio armeno, Bari ricorda il triste evento e il poeta barese d’azione con una rassegna di concerti tenuti da Anima Mea, in quello che una volta era il villaggio armeno Nor Arax con la partecipazione dell’ambasciatore armeno in Italia, Sargis Ghazaryan la cui presenza offre un’importante occasione di riflessione sul tema dell’accoglienza in piena emergenza profughi.

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