Arte, cultura e spettacolo

Il linguaggio sociale dei proverbi

Patrimonio e folklore del Sud

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Il linguaggio sociale dei proverbi
Francesco Tiberio

I proverbi e modi di dire dialettali, sono generalmente considerati dalla cultura accademica come forme, “primitive” di organizzazione del pensiero, e valutati quali meri comportamenti che traggono origine solo dalla lunga e costante esperienza di vita di una data comunità. Niente di più falso, semmai è vero il contrario: il folklore è la saggezza genuina di tempi ancor più remoti, conservata in un sapere che costituiscono l’incantata archeologia sommersa dell’anima dei popoli.

La cultura popolare rispecchia una collettività unanime, e le cosiddette “superstizioni“, che potrebbero esservi contenute, rimandano a valori simbolici compresi e vissuti dai contadini, i quali continuano a conservare, per via orale o scritta, ciò che altrimenti sarebbe andato perduto. Un patrimonio palpitante di umanità, esperienze secolari della gente contadina, semplice e saggia del nostro Sud, che nelle proprie colorite espressioni linguistiche riversa esperienze di vita e modelli filtrati dall’osservazione diretta della natura, interpretando la realtà sociale e modellando i propri comportamenti nella famiglia e nei rapporti sociali. Scopriamo così, per esempio, una speranza che non deve mai venir meno: “L’acque ca non è fatte ‘ngiele stà,” (l’acqua che non ha fatto, in cielo sta). La diffidenza pragmatica: “Ce u’mbrieste ière bbuène, se ‘mbrestavene le megghière,” (se il prestito fosse cosa buona, si presterebbero le mogli). La dolorosa incomprensione della miseria: “U sazzje non crete u desciune” (la persona sazia non crede a quella affamata e digiuna).

L’ottimismo contro le sventure. “Do uaste vène u aggiuste” (dal guastare deriva l’aggiustare). Ed infine l’ipocrisia sociale: “Le corne de le ricche so de vammasce” (le corna dei ricchi sono di bambagia, cioè non fanno rumore). Il linguaggio è una grande metafora, di creazioni vive e spontanee, che codificano le fondamentali emozioni sociali, e il dialetto è certamente la forma di comunicazione più espressiva di cui si possa disporre.

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