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Il docufilm pugliese “Oro Blu, Conversazioni dal mare” sbarca ad Hollywood

Questo articolo è stato visualizzato 5.775 volte. Leggi altri articoli di: Federica Barcone.

Il docufilm pugliese “Oro Blu, Conversazioni dal mare” sbarca ad Hollywood
Federica Barcone

Sbarca ad Hollywood Oro Blu, Conversazioni dal mare il documentario prodotto dall’Apulia film commission

Il nostro obiettivo era quello di far conoscere una delle nostre bellezze primarie: il mare a chiunque, ma mai ci saremmo immaginati di vincere addirittura un premio ad Hollywood” Sono le parole di Andrea Ferrante che con Marco Gernone ha diretto il docufilm Oro Blu.
Il documentario racconta tutta la bellezza della Puglia e in particolare del Salento che da un po’ di anni ormai è tediata da fenomeni contro l’ambiente: partendo dalla xylella, Tap finendo con le ricerche di petrolio nei ondali marini. Abbiamo incontrato uno dei due registi: il trentenne Andrea Ferrante che ci ha raccontato le dinamiche che hanno portato alla realizzazione di questo successo marchiato Puglia.

Che cos’è oro blu?

Oro blu racconta il mare del Salento in tutta la sua bellezza e che purtroppo potrebbe andar persa a causa degli impianti petroliferi. La popolazione da poco più di un anno ha iniziato così a combattere creando comitati. PAOLO vitali, uno dei protagonisti del documentario ,durante la sua conversazione con tiziana colluto: giornalista nella realtà e anche nel docufilm ha detto che queste associazioni che prima singolarmente combattevano per la propria causa con le richieste di prospezione si sono automaticamente unite perchè stanchi di queste lobby di potere. un passaggio chiave che fa capire quanto il popolo salentino fosse saturo e solo con l’unione si è fatto forza ed è andato avanti senza fermarsi. La vicenda è incentrata sulla giornalista salentina che indaga sul caso delle prospezioni petrolifere nella sua terra d’origine, il tutto contrapposto dalla giornata tipo di una famiglia di pescatori che invece il problema neanche lo conoscono in quanto vivono il mare sotto un altro punto di vista. Il mare è la loro fonte di guadagno giornaliero ed è anche il loro modo di vivere con tutta la popolazione, uniti dal legame che il mare stesso ha creato tra di loro.

Il lavoro fatto attraverso le immagini utilizzando la forma documentaria è secondo te il mezzo più efficace per sensibilizzare la gente sulle conseguenze delle prospezioni petrolifere?

Abbiamo deciso di raccontare attraverso le immagini quello che stava realmente accadendo nell’area salentina, per questo abbiamo scelto di far comparire persone che vivono giorno dopo giorno questa dimensione e che da anni portano avanti una battaglia sconosciuta alla maggior parte della gente, lasciando spazio ai protagonisti per raccontarsi riuscendo così ad andare anche oltre le polemiche.

Qual è stata la risposta del pubblico?

Come risposta c’è stata molta gente che ha visto e ha apprezzato il nostro documentario, basti pensare che il comitato no triv ha utilizzato il nostro breve trailer del documentario come manifesto per sensibilizzare la gente ad andare a votare. Si potrebbe quindi pensare che ci sia un particolare messaggio di matrice politica all’interno del docufilm? Io e il mio collega Marco ci teniamo a ribadire spesso che il messaggio che si vuol far passare attraverso il documentario non è di natura politica. infatti quando abbiamo iniziato le riprese, l’idea di indire un referendum che fermi le concessioni degli impianti di estrazione non era ancora in previsione. Il documentario è un inno alla bellezza che non parla di politica e non vuole parlare di politica. Certo è stato utilizzato da diverse associazioni e comitati no triv come manifesto di qualcosa che è assurdo toccare questo perché esprime la bellezza e la tutela del nostro territorio.

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