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Poca informazione e scorretta, così vogliono affossare il referendum

I tempi televisivi dedicati alla consultazione sono stati risicatissimi, talvolta anche con errori grossolani

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Poca informazione e scorretta, così vogliono affossare il referendum
Vincenzo Demichele

Domani 17 aprile si voterà per il tanto atteso (e discusso) referendum sulle trivellazioni. In particolare i seggi saranno aperti dalle 7 alle 23 e la consultazione sarà valida solamente se verrà raggiunto il quorum, cioè se voterà il 50%+1 degli aventi diritto. Tralasciando dibattito di chi è a favore del Sì o del No, di cui abbiamo già ampiamente discusso in un nostro recente articolo, occorre riflettere su un altro aspetto interessante della questione: quante informazione è stata fatta e soprattutto come. Scorrendo i dati ripresi oggi dal Fatto Quotidiano risulta che dal 4 al 10 aprile la Rai su tutti i suoi canali ha dedicato al referendum meno spazio che nelle settimane precedenti: 8 ore e 59 minuti (primo fra i notiziari il Tg1 con 13 minuti), ampiamente superate dalle 11 ore e mezza di La7, che ha un solo canale.

E’ evidente che il problema in questo caso è di carattere politico: è ben noto che, a differenza di La7, dietro la Rai ci sono i partiti che, vista la roboante campagna astensionista portata avanti dal premier Matteo Renzi e dall’ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, hanno tutto l’interesse a che la consultazione fallisca. Senza contare le volte in cui l’informazione sul referendum sia stata fatta in maniera fuorviante e a danno ovviamente del fronte del sì. Facciamo riferimento per esempio ad Agorà, dove si sosteneva che il voto si sarebbe tenuto solamente in 9 regioni (quando invece si vota in tutta Italia), “una svista” abbastanza grave ripetuta anche da SkyNews24 e SkyTG24.

Sorvolando (ma non troppo) sulla questione informazione, che tra l’altro giustifica lo scivolamento al 73esimo posto dell’Italia nella classifica sulla libertà di stampa, è opportuno ricordare ai politici che incitano all’astensionismo come essi possano incorrere nell’incriminazione per istigazione all’astensionismo. Secondo il Dpr 30.3.1957 n.361: “Il pubblico ufficiale, l’incaricato di un pubblico servizio… chiunque investito di un pubblico potere o funzione civile o militare, abusando delle proprie attribuzioni e nell’esercizio di esse, si adopera… a indurre gli elettori all’astensione è punito con la reclusione da 6 mesi a 3 anni e con la multa da lire 600.000 a lire 4.000.000”. Divieto, come riportato sempre dal Fatto Quotidiano, richiamato dalla legge 25.5.1970 n.352 sui referendum.

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